ROMA – Il Piano Mattei è un po’ buffo. Ed è cominciato pure male. Perché invece di “invitare gli africani a Roma” si sarebbe dovuto chiedere anzitutto scusa per la storia dell’Italia, che fu anche Paese “violento, colonizzatore e stragista”. Parole di Ascanio Celestini, attore, regista e allo stesso tempo attivista.
Dell’iniziativa del governo di Giorgia Meloni, con la promessa di un’alleanza con l’Africa su basi “paritarie e non predatorie”, si parla a margine di un incontro pubblico voluto dall’organizzazione Sos Mediterranee. Celestini risponde a una domanda sulle migrazioni come uno dei nodi del Piano che si vuole ispirato alla figura di Enrico Mattei, ex partigiano bianco, poi alla guida dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni).
“Il Piano Mattei non esiste” la premessa dell’attore. “E’ piuttosto qualcosa che abbiamo desunto da una prassi di apertura nei confronti di Paesi che erano colonie dell’Occidente, direttamente o indirettamente; e per questo ‘Piano’ Enrico Mattei c’è morto”. Dopo l’accenno all’incidente aereo del 1962, Celestini continua: “L’idea di pensare a qualcosa che si chiama Piano Mattei oggi sembra anche un po’ buffo; quello era centrato sui soldi, sul petrolio e su un sostegno molto indiretto a rivolte locali in alcuni Paesi, come l’Algeria raccontata dal film di Gillo Pontecorvo, peraltro vietato in Francia fino a un quarto d’ora fa”. L’attore ricorda il vertice organizzato dal governo italiano il 29 e 30 gennaio per presentare la sua iniziativa ai capi di Stato e di governo dell’area subsahariana. “Certo che l’ouverture di questo Piano non è stata un buon inizio” denuncia Celestini: “Abbiamo chiamato gli africani a Roma per far sapere quanto eravamo forti e bravi noi italiani perché avremmo dato loro qualche centesimo”.
MOHAMED (SOS MEDITERRANEE): “SOCCORRERE NON E’ UNA SCELTA POLITICA”
Il soccorso in mare non può essere una scelta politica, perché è un dovere; da assumere nel nome di quel rispetto dei diritti umani e alla vita che è stato posto alla base dell’integrazione europea. A sottolinearlo è Abdelfetah Mohamed, origini eritree, già migrante in mare, oggi presidente dell’organizzazione Sos Mediterranee. La sua riflessione è condivisa con l’agenzia Dire a margine di un incontro pubblico in largo di Torre argentina, a Roma, a pochi giorni dalle elezioni per il Parlamento Ue. Il titolo dell’iniziativa, con un riferimento ai naufragi di persone migranti nel Mediterraneo, è “Non restiamo a guardare”.
Quarant’anni, Mohamed è giunto in Sicilia dalla Libia nel 2011, nelle settimane che seguirono la caduta del colonnello Muammar Gheddafi. Dopo, come attivista, ha salvato e a volte è stato costretto a vedere persone in mare morire. “In una situazione normale non dovremmo parlare di soccorso, di chi decide della vita o di chi toglie la vita di un’altra persona” sottolinea l’attivista. “Purtroppo invece siamo costretti a ricordare al mondo che il soccorso in mare non può essere una politica perché è semplicemente diritto alla vita”. Lo sguardo si allarga ai prossimi appuntamenti, con il voto per il Parlamento Ue al via il 6 giugno, in Italia l’8. “Vorrei vedere un’Europa che rispetta i diritti umani e la vita delle persone” sottolinea Mohamed. “Questo impegno è peraltro la base su cui l’Europa è nata: in fondo non stiamo chiedendo tanto”. A largo di Torre argentina è stata presentata una petizione promossa da Sos Mediterranee, che invita dirigenti e deputati europei alla responsabilità nei confronti delle persone migranti.
IL RAPPER KENTO: “RIMETTERE IL MEDITERRANEO AL CENTRO DELLE POLITICHE EUROPEE“
“E’ arrivato il momento di rimettere la questione del Mediterraneo al centro del dibattito politico e di invertire politiche europee che mi sembrano vergognose”. A parlare, questa volta senza bassi e senza rime, è il rapper Kento, all’anagrafe Francesco Carlo. Il tema, in un’intervista con l’agenzia Dire, sono i naufragi delle persone migranti di fronte alle coste nordafricane, spagnole o siciliane.
Il musicista, origini calabresi e antenati migranti, partecipa a un incontro voluto dall’organizzazione Sos Mediterranee a largo di Torre argentina. Mancano pochi giorni alle elezioni europee, al via il 6 giugno, in Italia l’8, ed è da qui che parte Kento. “Bisogna tornare a parlare di accoglienza e continuare a salvare vite umane, come fa come Sos Mediterranee ogni giorno” l’appello del rapper. Che aggiunge: “Sinceramente il mio obiettivo è che di Sos Mediterranee non ci sia più bisogno un domani e che un domani questo tipo di manifestazioni non ci sia più perché non ci sono più morti in mare”. Quello del musicista è un richiamo alla responsabilità, al quale non si sottrae, in prima persona. “Serve l’impegno dei cittadini”, dice Kento, “e anche di noi che facciamo arte”.




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