Sudan, tensioni sull’ipotesi di un ritiro dei caschi blu in Darfur

Il Governo preme per non avere militari stranieri che interferiscano con il proprio esercito. Contrarie le comunità locali: temono violenze
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ROMA – Il Consiglio sovrano del Sudan, ossia l’esecutivo ad interim insediatosi dopo la destituzione del presidente Omar Al-Bashir, ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione Africana di porre fine alla missione di peacekeeping in Darfur.

CONFLITTO CIVILE E CASCHI BLU

Unamid è stata instituita nel 2007, dopo il conflitto civile che interessò questa regione orientale a partire dal 2003 e ad oggi conta 2.700 caschi blu. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a fine ottobre sarà chiamato a votare il rinnovo della missione o la sua sostituzione con un altro tipo di intervento. Per questo ieri il primo ministro Abdalla Hamdok ha rivolto una lettera al Consiglio chiedendo che la missione sia resa meno “invasiva” e con meno competenze: di fatto, come osserva Radio France internationale (Rfi), si chiede la partenza dei caschi blu, dispiegati sul territorio per proteggere i civili.

PACEKEEPER INDESIDERATI, PERCHÉ

Il ricercatore Ahmed Adam, contattato dall’emittente, ha spiegato che l’intenzione del governo sarebbe di non avere più militari stranieri che interferiscono con il proprio esercito. La testata cita poi lo studioso Jean-Baptiste Gallopin, che spiega questa mossa ipotizzando pressioni da parte dei religiosi musulmani, che mirerebbero a sostenere le scelte dell’esercito – da sempre il detentore del potere politico-istituzionale nel Paese – per ritagliarsi un proprio posto nel governo di civili che vedrà la luce dopo le elezioni.

MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO A RISCHIO

In Darfur, il conflitto è nato anche dallo scontro tra la fazione arabo-musulmana guidata dall’ex presidente Al-Bashir e le comunità non arabe locali. A invocare la permanenza dei caschi blu sono invece i residenti nonché i gruppi della società civile che hanno favorito la destituzione di Al-Bashir: temono infatti che l’uscita dei peacekeeper possa permettere all’esercito di porre fine al movimento rivoluzionario. Denunciano inoltre che le violenze in questa regione non si sono affatto esaurite: negli ultimi mesi, al contrario, sono ripresi gli scontri interetnici, a cui parteciperebbe anche una milizia paramilitare vicina ad Al-Bashir, i janjaweed, con centinaia di morti e migliaia di sfollati interni.

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