Pace, Gounden (Accord): “La costruiamo nelle università africane”

Fari puntati sui giovani universitari da parte di Accord, ong nata dalla lotta contro l'apartheid con il sostegno di Nelson Mandela. Ma saranno coinvolti anche i professori
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ROMA – Gestire i conflitti e rilanciare le ragioni del dialogo puntando sugli studenti e le università in ben 40 Paesi d’Africa: è il nuovo impegno di Accord, ong nata dalla lotta contro l’apartheid con il sostegno di Nelson Mandela, forte di una rete di volontari e cooperanti tra le più articolate nel continente. “Nei prossimi cinque anni faremo training ai leader studenteschi stringendo intese con i loro consigli negli atenei” spiega all’agenzia ‘Dire’ Vasu Gounden, fondatore e direttore dell’organizzazione, a Roma per una conferenza dell’Onu sull’Agenda 2030. “In parallelo rafforzeremo il legame con i dipartimenti universitari, condividendo rapporti, documenti e linee guida con i professori affinché possano insegnare al meglio come gestire i conflitti”.

A Roma Gounden ha anche messo a punto un’intesa con la Comunità di Sant’Egidio su ‘Global Peace’, un’iniziativa di educazione al “dialogo inter-generazionale” che toccherà cento città, in Africa e non solo. Un focus di collaborazione particolare riguarderebbe poi la Repubblica Centrafricana, alle prese con le difficoltà di attuazione di un accordo di pace sottoscritto tra il febbraio e il marzo scorsi dal governo di Bangui con 14 fazioni ribelli. Impegni, questi, che incrociano l’alleanza con gli studenti universitari.


Gounden lo sottolinea rispondendo a una domanda sulle proteste di piazza degli ultimi mesi in Algeria e in Sudan, dove presidenti in carica da decenni sono stati costretti a lasciare. “In strada ci sono professionisti esasperati per i servizi che lo Stato non garantisce e poi tanti giovani, spesso laureati, quasi sempre disoccupati” sottolinea il direttore di Accord. “Lavorando con i ragazzi e gli studenti vogliamo assicurarci che le proteste non diventino distruttive e, allo stesso tempo, favorire il dialogo”. Il punto, insomma, non è impedire le manifestazioni ma al contrario garantirne la sicurezza e il valore in chiave di dialettica democratica. Un’esigenza che nei prossimi anni sarà ancora più sentita, secondo Gounden: “Con la crescita esponenziale della popolazione, composta in stragrande maggioranza da giovani, e la parallela tendenza all’urbanizzazione, i conflitti si stanno spostando nelle città e rischiano di aumentare di intensità“.

Accord è l’acrononimo di African Centre for the Constructive Resolution of Disputes. Nata agli inizi negli anni Novanta, in una fase decisiva culminata nella fine dell’apartheid e nelle elezioni democratiche in Sudafrica, l’ong è divenuta la prima realtà non-governativa subsahariana a presentare il proprio lavoro di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu. In Italia i progetti di Accord sono stati rilanciati durante una conferenza che si chiude oggi in Farnesina, centrata sull’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16, “Pace, giustizia e istituzioni forti“. L’appuntamento romano ha seguito il lancio ad Accra di ‘Global Peace Inter-Generational Dialogue’, il programma delle cento città: a partecipare anche il presidente ghanese Nana Addo Dankwa Akufo-Addo e Graca Machel, vedova di Mandela e presidente del consiglio di amministrazione di Accord.

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