VIDEO | Farmaci, i pediatri: “Reazioni avverse ad antibiotici? Andate dal medico, non su Internet”

"Mai aspettare che il bambino diventi grande per ricorrere all'allergologo", dicono i pediatri. E in caso di sospetta reazione avversa a un farmaco, va sempre interpellato un pediatra
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ROMA – No agli allarmismi, alle ricerche online o al passaparola tra mamme per le reazioni avverse agli antibiotici in età pediatrica. La cosa importante “è andare dal pediatra, di famiglia o ospedaliero” che, di fronte ad una reazione avversa, dovrà “rassicurare il genitore sulla benignità della maggior parte di queste conseguenze” e “indirizzare il bambino all’allergologo. Quest’ultimo potrà evidenziare se effettivamente ha presentato una reazione avversa, da segnalare poi in farmacovigilanza, o di tipo allergico, per cui bisognerà seguire un iter diagnostico molto preciso”. Lo dichiara alla Dire Francesca Saretta, al lavoro presso SOC Pediatria dell’azienda Bassa Friulana -Isontina e in consulenza presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Udine, esperta in Allergologia pediatrica, al 75esimo Congresso Italiano di Pediatria promosso dalla Sip in corso a Bologna.

Mai aspettare che il bambino diventi grande per ricorrere all’allergologo, quindi, “perché spesso il pediatra di famiglia viene sostituito dal medico di famiglia, e magari il genitore si dimentica della reazione e vengono perse informazioni preziose di tipo clinico che, invece, aiutano l’allergologo e il pediatra a decidere quali sono i test diagnostici da effettuare”. In età pediatrica i bambini che presentano una reazione avversa ad un antibiotico, in base alle casistiche, “si possono stimare intorno al 10-15%- precisa Saretta- e, per esempio, i bambini ospedalizzati o con patologie croniche possono presentare un’incidenza anche superiore di reazioni sia avverse che allergiche. Ricordiamo, però, che i piccoli veramente allergici a un antibiotico, che noi individuiamo facendo un corretto iter diagnostico, sono inferiori al 3%, e per alcune classi di antibiotici, addirittura, inferiori all’1%”. Incidenze molto basse se confrontate con la “grande massa di bambini che arrivano in ambulatorio allergologico, ma anche in Pronto Soccorso e in reparto, e vengono etichettati come allergici o per aver presentato nel passato reazioni avverse ad un antibiotico, che il genitore rifiuta di somministrare al bambino”.

Una consuetudine diffusa che “può creare numerosi problemi al bambino- avverte la pediatra- pensiamo, per esempio, a un bambino che deve entrare urgentemente in sala operatoria per un’appendicite, la cui mamma dichiara che in passato è stato genericamente male per aver assunto una penicillina”. In questo caso “il chirurgo si trova in grande difficoltà perché le penicilline sono il primo antibiotico utilizzato nella profilassi e nel trattamento dell’appendicite e non possiamo sicuramente metterci a fare test di scatenamento per antibiotico nell’urgenza di dover entrare in sala operatoria”. Ma è il caso anche dei “bambini che hanno delle infezioni respiratorie ricorrenti, problematica molto frequente nei minori che vanno alle scuole materne. Questi bambini assumono antibiotici non corretti per la loro età, che hanno effetti collaterali importanti in età pediatrica e questo perché magari, in una precedente assunzione durante un’influenza, hanno sviluppato un rash cutaneo e sono stati etichettati come allergici. E quindi il pediatra ha eliminato quell’antibiotico e nessuno più si è preoccupato di togliere questa etichetta di allergico a questo bambino”.

Sulle reazioni avverse e allergiche agli antibiotici sono “numerose le linee guida pediatriche che stanno uscendo negli ultimi anni”, perché “le società scientifiche italiane, europee e americane, stanno sottolineando questo problema in quanto l’antibiotico-resistenza, dovuta ad uno scorretto uso dell’antibiotico, è un problema emergente anche in età pediatrica”.

Ma come può un genitore riconoscere una reazione avversa da antibiotico e a chi deve affidarsi? “Noi- chiarisce Saretta- in caso di un trattamento antibiotico in cui si manifestino reazioni cutanee di qualunque genere, o una diarrea inusuale, vomiti ripetuti o una difficoltà respiratoria, consigliamo di rivolgersi sempre al proprio medico di famiglia, al pediatra, alla guardia medica o al reparto di Pronto Soccorso pediatrico, per rassicurare il genitore ed evidenziare se quella reazione che il bambino sta presentando è un effetto collaterale del farmaco, una manifestazione clinica dell’infezione che si sta trattando, oppure una possibile reazione allergica all’antibiotico”. Reazioni allergiche che hanno una maggiore incidenza “sui bambini più grandi”, anche se “da un punto di vista di percentuale, è più probabile che siano i bambini in età prescolare, quindi più piccoli, a presentare più reazioni avverse, non tanto per la loro frequenza, ma perché tendono ad assumere più antibiotici perché si ammalano molto di più dei grandi”. Più frequente, quindi, “che in età prescolare la reazione sia dovuta ad un’interazione tra l’agente infettivo e l’antibiotico assunto o un effetto collaterale”.

Sul fronte delle ultime ricerche, continua la pediatra, “ci sono anche dei gruppi italiani, come i colleghi del Meyer, che stanno lavorando sul ruolo che possono avere alcuni tipi di virus, in particolare, gli herpes virus, nell’alterare la risposta immunologica durante l’assunzione dell’antibiotico”. E, per avere il polso dell’incidenza del fenomeno, le società scientifiche si stanno attivando per la creazione “di un registro che evidenzi qual è la reale prevalenza delle reazioni da ipersensibilità ad antibiotici in età pediatrica“, sia perché “in precedenza i bambini venivano assimilati all’interno degli studi sugli adulti”, ma soprattutto “perché abbiamo visto che i fattori di rischio nei bambini sono differenti da quelli dell’adulto e quindi- conclude Saretta- è importante che questa popolazione venga studiata a sé, con criteri molto specifici e con test diagnostici appropriati per l’età pediatrica”.

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29 Maggio 2019
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