Svezzamento, mamme a metà tra omogeneizzati e pappe fatte in casa

Secondo i pediatri uno dei problemi è che si eccede sempre con la quantità. Un errore? Mescolare carne e formaggio
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BOLOGNA  – La mamma italiana è divisa a metà in tema di svezzamento.

“Per un 50% utilizza prodotti di provenienza industriale, per l’altro sceglie alimenti di provenienza del mercato, che poi cucinerà in casa. Spetta al pediatra fornire indicazioni corrette sulla pericolosità che gli alimenti che mangiamo noi adulti – quelli che non provengono da una filiera controllata e biologica – possano avere su un organismo immaturo, come è ancora quello del bambino. Se invece si utilizza il biologico già riduciamo una parte dei rischi“. Lo assicura alla Dire Andrea Vania, pediatra responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Policlinico Umberto I e professore della Sapienza Università di Roma, al 75esimo congresso di pediatria in corso a Bologna.

“Nonostante siano passati 70 anni dalla guerra le mamme temono ancora che i loro bambini non mangino abbastanza, e le nonne ancora più delle mamme”, commenta il professore. Che sia biologico o meno, fatto in casa o dall’industria, “si tende ad eccedere molto facilmente con le dosi di cibo proposte ai più piccoli”. Le abitudini ‘cattive’ imperano tra i genitori, prima fra tutte la tendenza a “mettere nelle pappe sia la carne che il formaggio, che sia il parmigiano o il grana. Questo si traduce in un facile eccesso di proteine. I formaggi stagionati hanno il 34% di proteine, mentre la carne non supera il 22%”.

Il consiglio che Vania dà alle mamme è “imparare dalla religione ebraica che non mescola la carne con il latte. Se il bambino sta assumendo una pappa che già contiene la carne non c’è ragione che contenga anche il formaggio. Altrimenti ne preparo una con il formaggio- sottolinea l’esperto- per una volta avrò ecceduto con il sale, ma speriamo che non avvenga troppo spesso”.

In tema di errori, non si finisce mai di imparare. Cosa accade allora durante lo svezzamento? “Il più banale di tutti è la confusione tra le quantità di prodotti industriali e fatti in casa somministrati al bambino. Per esempio- chiarisce lo specialista- ritornando sugli omogeneizzati di carne industriali, tutti i pediatri sanno e dicono che se ne utilizza mezzo vasetto per una pappa se si fa un divezzamento tradizionale. Mezzo vasetto sono 40 grammi, ma in quei 40 grammi ci sono solo 15 grammi di carne. Nei preparati di carne in casa i 40 grammi saranno tutti di carne. Questo è un errore frequentissimo, che probabilmente dipende anche da noi pediatri”.

Un altro ‘sbaglio’ in cui cadono i genitori è l’aggiunta di sale o di qualcosa che contenga sale nelle pappe. “La ragione per cui viene fatto comunemente- prosegue Vania- è perché quando la mamma assaggia cosa sta dando al bambino lo trova insipido, privo di sapore. La mamma è abituata al suo gusto di adulta, mentre il bambino viene da una alimentazione fatta di latte, quindi dolce, e per lui qualunque cosa risulta essere saporita. Non ha bisogno di insaporimento“.

Infine gli zuccheri: “Non si deve passare molto facilmente ai succhi di frutta quando il bambino rifiuta di mangiare la frutta, che sia quella fresca grattugiata o data a pezzi, che possa succhiare o iniziare a masticare anche quando non ha denti, o ancora quella in barattolo. Non basta scegliere quelli senza zucchero, perché comunque conterranno quelli della frutta. Basti pensare che un piccolo succo di albicocca contiene il corrispondente di 6-7 albicocche, che nessun bambino divezzo potrebbe mangiare”.

Il professore della Sapienza, però, un mito lo sfata: “I prodotti dell’industria, dal punto di vista della salute, non fanno male. I danni non sono, quindi, legati al prodotto ma al cattivo uso che se ne fa, poiché le confezioni di omogeneizzato sono da 80 grammi quando il 40 basterebbe. Ottanta grammi sono tanti nello stomaco di un bambino che ha un volume piuttosto contenuto e facile da riempire”. Continuando a parlare di quantità, sempre in riferimento agli alimenti industriali, “il problema che si pone è quello del possibile eccesso proteico- rimarca Vania- cosa facilissima da raggiungere. Il bambino non ha delle grandi esigenze di proteine nel primo anno di vita, anche nel secondo semestre, quando comincia a seguire una alimentazione complementare. Questo eccesso di proteine è noto collegarsi con uno sviluppo più precoce di obesità”.

Alle mamme lo specialista consiglia: “Affidatevi al pediatra. Diamo i consigli in base alla nostra esperienza e agli studi che facciamo. Abbiamo una conoscenza superiore della media della popolazione”.

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