Covid, in Abruzzo individuata variante rara dall’Egitto

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Una delle mutazioni in comune con la variante sudafricana e brasiliana. Intervista al professor Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di genetica molecolare test covid-19 dell'università di Chieti
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PESCARA – “La possiamo definire ‘egiziana’ perché le persone in cui l’abbiamo riscontrata tornavano dall’Egitto, ma in realtà si tratta di una variante molto rara, 7 i casi nel Paese, che abbiamo dovuto segnalare perché presenta una delle mutazioni in comune con la variante sudafricana e brasiliana. Vista la rarità della mutazione non bisogna allarmarsi. Anzi, averla trovata è la dimostrazione che le sentinelle sono sempre vigili. Si dimostra quanto è importante sequenziare velocemente il virus”. Così all’agenzia Dire il professor Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di genetica molecolare test covid-19 dell’università di Chieti in merito alla notizia diffusa oggi sulla variante rilevata in Abruzzo.

“In questo caso la preoccupazione è che è una variante che conferisce maggiore infettività, ma non abbiamo in questo caso evidenza di un cluster”, sottolinea. Stuppia spiega quindi che la variante rara è stata riscontrata su due persone tornate dall’Egitto che, nel Paese, si erano recate con altri colleghi della stessa azienda. Dieci, in realtà, quelli che sono stati trovati positivi al Covid al rientro, ma solo due quelli presi in carico dal laboratorio: gli altri il tampone lo hanno fatto a Fiumicino “per cui noi – sottolinea il direttore – non possiamo sapere se avevano o no la variante. Ragionevolmente sì”.

Tutti, comunque, sono già in isolamento e questo fa ritenere di aver già circoscritto il caso. Se da una parte la rilevazione della variante non dove destare preoccupazione vista anche la sua rarità, ribadisce Stuppia, attenzionarla è importante anche alla luce del fatto, sottolinea, che si tratta di una variante che arriva da un Paese caldo. “Dato che per l’indiana, che sta producendo un disastro, è stato dato questo tipo di allarme, il caso va comunque segnalato. Il messaggio che deve passare però – ribadisce – è che riuscendo a sequenziare così velocemente il virus, controlliamo bene il territorio. Le persone non si devono spaventare”. Per quanto riguarda il dato generale, Stuppia sottolinea che, ad oggi, in Abruzzo la variante più diffusa resta quella inglese.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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