Il Malawi abolisce la pena di morte: “È contro i diritti umani”

Il Paese si aggiunge agli altri 21 dell'area subsahariana che hanno già abolito le esecuzioni capitali. Amnesty: "Ma in realtà l'ultima risaliva al 1992"
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ROMA – La Corte suprema del Malawi ha dichiarato incostituzionale la pena di morte e ha ordinato nuove sentenze per tutti i detenuti in attesa di essere sottoposti alla pena capitale. Il Paese dell’Africa meridionale, una striscia di terra tra Mozambico, Zambia e Tanzania, si aggiunge ai 21 Stati della regione subsahariana del continente che hanno già abolito le esecuzioni capitali. Secondo il più alto organismo della giustizia del Malawi, la condanna a morte non è compatibile con gli standard internazionali riguardanti i diritti umani. La massima pena nel Paese diventa così l’ergastolo. In Malawi la pena di morte era obbligatoria per tutti i detenuti condannati per i reati di omicidio o tradimento ed era prevista, ma opzionale, anche nei casi di stupro e furto in appartamento.

AMNESTY INTERNATIONAL: “ULTIMA ESECUZIONE RISALIVA AL 1992”

Stando all’ong Amnesty International, però, le ultime esecuzioni sono state eseguite probabilmente nel 1992, quando vennero uccisi almeno 12 detenuti, e non oltre. Nel 1994 il primo presidente eletto democraticamente dalla dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964, Bakili Muluzi, decise di non applicare più la pena capitale e commutò la sentenza di 120 prigionieri condannati a morte. La Malawi Human Rights Commission, un organismo statale, ha definito la decisione del più alto organismo della giustizia del Paese una scelta verso “il progresso” evidenziando che la pena di morte costituisce “un’abolizione del diritto alla vita”.

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