Lobasso: “Scopriamo l’Africa con le diaspore digitali”

Lobasso Fabrizio
Il vicedirettore centrale per i Paesi dell'Africa subsahariana del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale: "L'innovazione accelera la comprensione dell'identità"
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ROMA – L’innovazione digitale accelera la comprensione delle identità africane, multiple e mutevoli, eppure sempre più riconoscibili grazie al flusso continuo di informazioni e delle reti telematiche: è la prospettiva suggerita da Fabrizio Lobasso, vicedirettore centrale per i Paesi dell’Africa subsahariana del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

Attento ai temi sociali, della sostenibilità e della pace, rientrato a Roma dopo aver ricoperto l’incarico di ambasciatore d’Italia in Sudan, Lobasso è tra l’altro autore del libro ‘Il diplomatico interculturale’ (2014, Giappichelli editore). Di “identità”, collaborazione e cittadinanza globale, parla con l’agenzia Dire in veste di moderatore di ‘Innovation, Digitalization and Sustainability for Social and Ecological Transition’, quarto webinar del Programma diaspore organizzato dalla Luiss Guido Carli.

Lo sguardo, anche nell’intervista, è rivolto al futuro. “La nostra narrativa dell’Africa – dice Lobasso – è destinata a migliorare nel tempo, grazie al fatto che digitalizzazione e innovazione stanno aiutando a definire progressivamente l’identità africana nel contesto moderno dei tempi attuali”. La premessa è che il Programma della Luiss sia molto più che una riflessione sulle tecnologie. “Stiamo entrando nell’analisi e nell’individuazione di un valore puro, quello dell’identità e in particolare dell’identità africana” dice il diplomatico. “Questa viene via via delineandosi attraverso la sua molteplicità e mutevolezza anche e soprattutto attraverso il supporto delle diaspore”.

Una relazione, questa, oggi molto più attuale e arricchente rispetto a pochi decenni fa. “Viviamo in un’epoca di intertempo e di interspazio” scandisce Lobasso, convinto che quella con le diaspore africane sia una collaborazione fondamentale: “Il 22 per cento degli stranieri italiani sono africani, molti provenienti dai Paesi del Maghreb ma tanti altri da Paesi chiave per capire l’identità africana, come Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal e Mali; nella costruzione del ponte tra Italia e Africa sono loro i protagonisti, in virtù della mediazione che ci offrono con la madrepatria e della trasmissione di un messaggio più attuale, fluido e dunque maggiormente fruibile per collaborazioni a tutto campo”.

Le comunità di origine straniera, dunque, come ponti umani e come valore aggiunto per il mondo dell’università. “Nei fenomeni relativi alla comunicazione interculturale – sottolinea Lobasso – le unità della diaspora italiana sono veri ‘informant’: quelle figure alle quali il ricercatore si rivolge in prima battuta per capire al meglio l’oggetto del suo interesse, in questo nostro caso l’amico africano”.

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