Ponte di Genova, calca di giornalisti all’arrivo di Conte: è polemica

L'associazione ligure dei giornalisti: "Impossibile rischio zero, ma serve più rispetto"
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GENOVA –  Torna il presidente del Consiglio e torna anche la “tonnara”. In gergo, la massa di giornalisti, fotografi e videoperatori che si accalca per strappare battute e immagini al leader politico o alla star di turno. Una scena di vita quotidiana a cui, pero’, le norme di distanziamento sociale imposte per il contenimento del coronavirus avevano fatto perdere l’abitudine. Ieri, a Genova, alla cerimonia del varo dell’ultimo impalcato del nuovo ponte sul Polcevera, si e’ tornati per un attimo al passato. Una situazione certamente deprecabile e potenzialmente molto rischiosa, che non va giu’ all’associazione ligure dei giornalisti, ovvero il sindacato degli iscritti all’ordine. Che in serata diffonde una nota dal titolo evocativo: “I cronisti finiscono nel recinto, alla faccia delle misure di sicurezza”.

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COSA E’ ACCADUTO

Nel mirino finisce chi ha organizzato la mattinata. “Arriva il presidente del Consiglio nel cantiere che sta ultimando il nuovo ponte della Valpolcevera- ricostruisce l’associazione- una piccola folla di tecnici e operai, autorita’ e chissa’ chi altri circonda Giuseppe Conte. Sono tutti vicini, vicini. Piu’ distanti, solo i giornalisti. Imbrigliati tra un terrapieno e una transenna. Vicini, vicini, loro malgrado”. Il sindacato racconta che “Conte si intravede per pochi istanti. Qualcuno prova a porgere, urlando, una domanda. Il premier tira dritto, forse non ha sentito, forse… I colleghi della stampa estera non hanno alcuna necessita’ di filtrare eventuali tracce audio: hanno da tempo abbandonato il luogo della cerimonia”.

Poi, l’attacco: “Ci vuole piu’ rispetto per il lavoro di chi ha il dovere di informare l’opinione pubblica. Siamo consapevoli che in questa stagione non sia possibile azzerare il rischio, ma dubitiamo che confinare tanti colleghi in un angusto recinto sia il modo migliore per consentire loro di raccontare un evento che si vorrebbe simbolo della ripartenza di un territorio piu’ volte ferito e talora vilipeso. Si rischia la salute e non si rende un buon servizio ai cittadini”. A onor del vero va anche aggiunto che, a fronte di chi ha abbandonato la scena per evitare inutili rischi o di chi ha temporaneamente sospeso le trasmissioni in attesa di un ricomponimento piu’ consono del contesto, c’e’ stato pure qualche giornalista e qualche fotografo che, proprio nei momenti di massima calca, ha pensato fosse meglio togliersi anche la mascherina.

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