Viterbo, D.I.Re: “Violenza è problema strutturale, il governo ignora la voce dei centri”

"Fa notizia che a perpetrare la violenza siano stati due giovani attivisti di Casapound, organizzazione che aveva schierato le ronde 'a difesa delle donne' quando autori delle violenze erano uomini di origine straniera"
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ROMA – “La violenza maschile contro le donne è un problema strutturale, radicato nella cultura patriarcale, che trascende qualsiasi differenza di classe, Paese di origine, religione, e può essere contrastato solo promuovendo relazioni tra i sessi più paritarie, incentrate sul riconoscimento e sul rispetto dei diritti e della libertà di scelta delle donne”. A ribadirlo in una nota stampa è D.i.Re-Donne in rete contro la violenza – la più grande associazione in Italia che si occupa di violenza contro le donne, alla quale aderiscono 80 organizzazioni che gestiscono 116 centri antiviolenza e 92 case rifugio in 18 regioni – commentando la notizia dello stupro di una donna di 36 anni a Viterbo.

“Fa notizia che a perpetrarlo contro una 36enne italiana siano due giovani attivisti – italiani pure loro – di Casapound, organizzazione che aveva schierato le ronde ‘a difesa delle donne’ quando autori delle violenze erano uomini di origine straniera- scrive D.i.Re- Ancora una volta è partito il grido ‘all’emergenza’ e la richiesta di ‘pene esemplari’ da parte di chi governa, ignorando quello che donne e centri antiviolenza ripetono da sempre: la violenza maschile contro le donne è un problema strutturale”.

“Invece il governo cosa fa?- continua la nota- Licenzia norme sulla legittima difesa che facilitano il possesso delle armi da fuoco, già oggi ampiamente utilizzate nei casi di femminicidio. Incassa l’approvazione, per ora alla Camera, del ‘Codice Rosso’ che innalza le pene per la violenza di genere in un’ottica emergenziale, pur essendo evidente che la pena non è mai un deterrente al crimine. Smantella il sistema di accoglienza Sprar con il decreto ‘Sicurezza’, indifferente al fatto che moltissime delle persone che non beneficeranno più di alcuna protezione sono donne vittime di violenza, stupri, torture o di tratta. E tace, quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si arrende alle pressioni degli Usa, approvando una risoluzione sugli stupri di guerra che non menziona più la possibilità, per le donne stuprate, di ricorrere ai servizi per la salute riproduttiva e sessuale, perché questi potrebbero comprendere anche l’aborto in condizioni di sicurezza”.

“Aborto in condizioni di sicurezza che è il cuore della legge 194, promulgata in via definitiva il 22 maggio 1978 dopo il referendum popolare che pochi giorni prima, il 17 maggio, aveva a larghissima maggioranza bocciato il tentativo di abrogarla. Il prossimo 22 maggio le donne torneranno nelle strade e nelle piazze, proprio come oltre 40 anni fa- conclude D.i.Re- per difendere e riaffermare il diritto di scegliere liberamente sui propri corpi e chiedere interventi strutturali per prevenire la violenza contro le donne. Perché chi governa continua a non ascoltarle?”

 

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29 Aprile 2019
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