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Caso Milluzzo, i genitori: “Sentenze esemplari, mai più altre Valentina”

Il processo al via a luglio, procura Catania: "Poteva essere salvata"

Pubblicato:29-04-2019 11:36
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 14:24

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ROMA – Sentenze esemplari perché “non devono esserci più altre Valentina”. È l’appello affidato a ‘Storie Italiane’ – la trasmissione condotta su Rai Uno da Eleonora Daniele – da Salvatore, padre di Valentina Milluzzo, la 32enne incinta di cinque mesi di due gemelli, deceduta all’ospedale ‘Cannizzaro’ di Catania il 16 ottobre 2016 dopo l’aborto dei due feti. Per il decesso sono stati rinviati a giudizio sette medici del nosocomio siciliano, il processo inizierà a luglio. Secondo una perizia di due consulenti della Procura di Catania, presentata nel corso della trasmissione, la morte di Valentina è “l’ennesimo episodio di cattiva pratica medica” ed è stato causata da “imperizia, negligenza, imprudenza e superficialità nella gestione del ricovero”.

Senza riscontro, invece, l’ipotesi che ci siano elementi correlabili all’obiezione di coscienza da parte di uno dei medici. Esiste però, secondo la Procura, un chiaro nesso causale materiale tra la condotta professionale e il decesso della paziente “identificabili- per i consulenti che hanno condotto la perizia- in mancato tempestivo riconoscimento della sepsi; mancata instaurazione tempestiva di antibiotico efficace; mancata tempestiva rimozione della fonte di infezione (feti e placenta); mancata raccolta di campioni per esami microbiologici e mancata tempestiva rimozione di unità di emazie lavata durante l’intervento del 16 ottobre 2016. Invero se fossero stati osservati i protocolli di buona pratica clinica e le linee guida in questa materia, la malcapitata signora Valentina Milluzzo sarebbe ancora in vita”.

“Il 2 luglio inizierà il processo- ha detto Salvatore Milluzzo nel corso dell’intervista su Rai Uno- e questa commissione nominata dal Tribunale ha confermato e rafforzato tutto quello che avevamo detto, che poi non sono altro che le accuse che la Procura ha mosso a questi sette medici rinviati a giudizio per non aver fatto il loro dovere, per non aver detto a Valentina, quando ormai non c’era nessuna speranza per i feti, che doveva abortire. Avevano l’obbligo di farla abortire- ha continuato il padre della giovane donna- o almeno informare Valentina rispetto a ciò a cui sarebbe andata incontro se non avesse voluto farlo. Se avessero osservato le linee guida della buona medicina, Valentina sarebbe ancora viva”, ha sottolineato Salvatore, che ha aggiunto: “Mentre noi andiamo a trovarla al cimitero, una ragazza meravigliosa di 32 anni, questi delinquenti assassini vanno in ospedale a lavorare regolarmente. Questa è una cosa che non possiamo digerire”. 


Valentina poteva essere salvata: è questa consapevolezza a tormentare la famiglia della 32enne, che “è stata fatta morire dentro un ospedale, non dentro una baracca- ha detto Giusi Milluzzo, madre della ragazza- Ho consegnato all’ospedale una figlia sana e me l’hanno riconsegnata dentro una bara”. “Perché- ha chiesto la sorella Angela Maria nel corso della trasmissione- hanno costretto 17 giorni mia sorella a letto, immobile, senza informazioni, senza dirle il rischio che correva e senza farle le analisi che potessero monitorare se c’era un’infezione e, in caso, intervenire per curarla?”, anche se “da come si evince da più relazioni” i medici “sapevano dall’inizio che questa gravidanza non sarebbe andata a buon fine, perché il rischio di infezione era alto. Invece niente- ha aggiunto- costretta a letto, abbandonata a se stessa, facendole covare un’infezione che ha portato alla morte, lei e i bambini”. “Valentina non ce la può ridare nessuno- ha concluso Giusi- ma noi lottiamo per tutte le ragazze, perché non devono più accadere cose del genere”.

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