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Quando arriva l’asteroide: guida pratica al salvataggio del pianeta

Attenzione, un asteroide punta la Terra. Potrebbe colpirla? C’è una possibilità su 100, dal 29 aprile in poi. State tranquilli, però, questa è solo un’esercitazione.

L’Esa e la Nasa, infatti, inscenano un ‘gioco di ruolo’ spaziale su scala mondiale per capire come coordinarsi in caso di vero impatto imminente.

Attualmente intorno al nostro pianeta orbitano circa ventimila asteroidi. Alcuni sono pericolosi, altri no, centinaia ne vengono scoperti ogni mese e, grazie a misurazioni sempre più accurate, vengono catalogati in base alla loro pericolosità. Quello che manca, per ora, è un piano di emergenza globale che possa aiutare i terrestri a difendersi da questa minaccia. Una volta individuato il possibile pericolo, infatti, è prioritario intercettarne la rotta per capire se e dove cadrebbe sul suolo terrestre e agire di conseguenza con evacuazioni e altre operazioni di protezione civile.

Con questo spirito dal 29 aprile al 3 maggio si svolgerà l’esercitazione su scala mondiale, accessibile a tutti grazie alla cronaca live via social media che l’Esa terrà su Twitter. Se non volete perdervi nulla dello scenario apocalittico di un possibile impatto sintonizzatevi sul profilo @esaoperations, che seguirà tutte le evoluzioni del caso. E’ la prima volta che accade, malgrado l’esercitazione sia un appuntamento fisso biennale. Gli hashtag in uso sono #PlanetaryDefense e #AsteroidImpact, cui si aggiunge anche il necessario #FictionalEvent, per ricordare, appunto, che questa è solo un’esercitazione.

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I partecipanti sono naturalmente i membri delle agenzie spaziali, gli scienziati e le organizzazioni di protezione civile. A loro verranno date le informazioni in base a cui gestire la difesa del pianeta. Nessuno di loro saprà come cambia la situazione da un giorno all’altro, e ciascun piano dovrà essere elaborato in base ai dati quotidiani che ogni giorno vengono loro forniti.

“Il primo passo che dobbiamo fare per proteggere il nostro pianeta è sapere cosa c’è là fuori”, spiega Rudiger Jehn dell’Esa. “Solo a quel punto, con sufficiente allerta, possiamo fare ciò che serve per evitare che l’asteroide ci colpisca, o per minimizzare i danni del suo impatto al suolo”.

“Fortunatamente, gli impatti di asteroidi medi e grandi non sono molto comuni”, puntualizza Detlef Koschny, esperto Esa di asteroidi. “In ogni caso- dice- questo significa che abbiamo poche occasioni per mettere in pratica la nostra risposta a un evento pericoloso reale, benché improbabile”. Ed ecco allora l’occasione di questa settimana.

L’esercitazione è organizzata dal NASA’s Planetary Defense Coordination Office, insieme all’ US Federal Emergency Management Agency nell’ambito della Conferenza per la Difesa Planetaria 2019, che si tiene a Washington. Si tratta dell’incontro più importante al mondo per esperti di asteroidi.

Le minacce che pendono sulla Terra non dipendono solo dagli asteroidi. Ad essere pericolosi, per noi terrestri, sono anche i cosiddetti rifiuti spaziali: i resti di vecchie missioni, satelliti fuori uso, detriti dovuti all’impatto tra apparecchiature in orbita. L’Agenzia spaziale europea punta a identificare e mitigare questi pericoli con diversi progetti, tra cui i telescopi Flyeye, le missioni Lagrange e Hera. Flyeye è un futuro network di telescopi multi-ottica con la capacità di vedere il cielo di notte, mentre la missione Lagrange, i cui lavori iniziali sono attesi per l’anno prossimo, terrà sott’occhio il Sole e le sue attività ‘sospette’ che potrebbero mettere in pericolo le infrastrutture terrestri. Infine, la missione Hera costituirà il primo tentativo europeo di rendez vous con una coppia di asteroidi visti da vicino.

L’esercitazione congiunta Nasa-Esa arriva nel mese in cui l’agenzia spaziale giapponese Jaxa ha compiuto, per la prima volta, un piccolo ‘bombardamento’ sull’asteroide Ryugu grazie al lavoro della sonda Hayabusa 2. La sonda ha sganciato sull’asteroide una sorta di proiettile da due chili e mezzo, fatto di rame. Il motivo? Perforare la superficie e avere così accesso al materiale antico e prezioso al centro dell’asteroide stesso, per poi poterlo raccogliere e studiare.

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29 Aprile 2019
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