Benin, la costa degli schiavi rinasce col turismo della memoria

Il governo del Benin è pronto a finanziare un nuovo museo per ricordare il dramma della schiavitù
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ROMA – Investire nel turismo della memoria, per ricordare il dramma della schiavitù e allo stesso tempo favorire una fase nuova, di crescita sociale e culturale. È la promessa del governo del Benin, pronto a finanziare un nuovo museo e un porto sulla costa atlantica da dove partirono quasi due milioni di prigionieri. L’iniziativa è stata presentata la scorsa settimana dal presidente Patrice Talon. Già dal prossimo anno, gli interventi si concentreranno nell’area di Ouidah, la città in riva all’Atlantico da cui gli schiavi si imbarcavano su canoe per raggiungere le navi negriere al largo.

Dal centro città parte la Strada degli schiavi, quella che i prigionieri dovevano percorrere per arrivare alla spiaggia e oltrepassare la Porta del non ritorno. La tradizione prevedeva che i detenuti una volta attraversata la Porta perdessero la dignità di uomini.

Secondo il progetto, nei pressi della spiaggia il nuovo porto ospiterà la replica di una nave negriera: “Potrà essere visitata per raccontare com’era la traversata” ha spiegato Josè Pliya, direttore dell’Agenzia nazionale per la promozione del patrimonio e dello sviluppo del turismo. “Gli afrodiscendenti hanno visto certe immagini solo al cinema e non sempre sono consapevoli dell’inferno che fu”.

Il museo, che dovrebbe raccontare le origini dei prigionieri e i tre secoli di tratta, sorgerà a Allada, nell’entroterra. Pliya ha sottolineato che lo spunto è stato fornito da un pastore afroamericano. “La grande incognita nella riconquista della nostra identità – avrebbe detto il religioso – è sapere chi eravamo prima di essere catturati“. In Benin una commissione scientifica sta contribuendo alla raccolta dei dati.

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