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Al cinema ‘Quando’ di Walter Veltroni: “Sarebbe meglio risvegliarsi senza guerre e plastica”

Il film in sala dal 30 marzo con protagonisti Neri Marcorè e Valeria Solarino

Pubblicato:29-03-2023 16:12
Ultimo aggiornamento:29-03-2023 16:12

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ROMA –  A un anno da ‘È stato tutto bello – Storia di Paolino e Pablito’ su Paolo Rossi, Walter Veltroni torna al cinema (il 30 marzo con Vision Distribution) con ‘Quando’. Il film – che ricorda la trama di ‘Good Bye, Lenin!’ (2003) – racconta la storia di Giovanni. La sua giovane vita va in pausa nell’estate del 1984 a San Giovanni, durante il dolore collettivo per la morte di Enrico Berlinguer. Per colpa dell’asta di una bandiera finita tragicamente sulla sua testa va in coma e si risveglia dopo 31 anni, è come una nuova rinascita, da adulto. “Se per assurdo dovessi svegliarmi dopo 31 anni come il protagonista del film vorrei vedere un cambiamento climatico perché stiamo compromettendo il destino dell’umanità. Poi che finiscano la guerra e le forme di neo-dittature che si stanno configurando in varie parti del mondo. Infine, che si ripristini un corretto rapporto tra l’uso delle tecnologie e l’uso del nostro cervello e del nostro cuore”, ha detto Veltroni all’agenzia Dire.

Tutto è cambiato, il mondo che Giovanni aveva lasciato non c’è più: la sua famiglia, la ragazza, il partito tanto amato, tutto in questa nuova epoca è stravolto. “Temo che se ci risvegliassimo tra 31 anni non esisteremmo più come genere umano tra guerre e crisi climatica. Gli esseri umani sono sì stretti in questa morsa ma sono vittime delle loro scelte. Sarebbe bello svegliarsi e trovare un mondo senza plastica, con energie pulite, con le persone che possono sorridere perché andare a lavorare è un piacere perché non c’è più bisogno di guadagnare per sopravvivere ma tutta la ricchezza viene ridistribuita, il comunismo sostanzialmente”, ha detto Marcorè con ironia.

Tra 31 anni ci renderemo conto che non abbiamo più soldi per pagare le pensioni e quindi avremmo bisogno di nuova forza lavoro“, ha detto Solarino. “Siccome i giovani vanno all’estero potremmo accogliere con più gentilezza tutte le persone che arrivano disperatamente nel nostro Paese. Mi piacerebbe – ha concluso – che a questo ci arrivassimo non facendo passare tutti questi anni”.

LA TRAMA DI ‘QUANDO’

Giovanni (Neri Marcorè) è come un bambino cinquantenne, deve imparare a muoversi in questa nuova dimensione, accettando anche la perdita dei vecchi legami e la scoperta di nuovi. Ad aiutarlo ci sono Giulia (Valeria Solarino), una giovane e tormentata suora che si è presa cura di lui negli ultimi anni della sua degenza, e Leo (Fabrizio Ciavoni), un ragazzo problematico affetto da mutismo selettivo. Grazie a loro Giovanni, oltre che a riprendere le normali funzioni vitali, trova il modo di riuscire a comprendere la sua nuova esistenza e ad affrontare il passato, che ritorna nelle sembianze di Francesca, la figlia avuta nella sua precedente vita.

“Questo film è anche un modo di dirci di guardare le cose con un po’ più di candore, come Giovanni, e che dobbiamo nutrire la nostra vita di qualcosa di un po’ più grande che sono gli ideali, i valori. Non le ideologie di cui non ho nostalgia perché hanno fatto dei disastri. Senza ideali la società è un campione senza valore“, ha dichiarato Veltroni.

In un flashback del film si parla del rapimento di Aldo Moro. Erano anni di grande violenza politica. Di recente a Roma è stata distrutta la targa di Valerio Verbano, militante appartenente all’area di Autonomia Operaia ucciso da un commando di estrema destra nel 1980 in casa a Roma, in via Monte Bianco. C’è un rischio di un ritorno al passato? “Speriamo di no”, ha detto Veltroni. “Quel clima lì nasceva da qualcosa che aveva poco a che fare con la libertà e con la democrazia. L’idea che ciascuno coltivava, a destra o a sinistra, è che l’altro non avesse diritto ad esistere. Spero – ha proseguito – che ci siamo tutti accorti, questa è una delle ragioni per cui non è giusto avere nostalgia per quegli violenti e sbagliati da questo punto di vista, è che la meraviglia di vita è l’incontro con l’altro diverso da te per il colore della pelle, per la religione, per un pensiero politico o per un comportamento sessuale. Ciascuno è portatore di una meravigliosa unicità e il bello della vita è accoglierlo e non prenderlo a catenate”, ha concluso.  

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