Roma, la Sinistra chiude a Calenda: “Non è candidato giusto, valutiamo altro”

Dopo la fuga in avanti di Calenda i partiti di Sinistra minacciano di rompere l'asse con il PD
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ROMA – Poco unitario e incapace di attrarre su di sé i voti del Movimento 5 Stelle in un eventuale ballottaggio. La sinistra del fronte progressista romano con questi due argomenti manda in soffitta l’ipotesi di un sostegno alla candidatura di Carlo Calenda a sindaco di Roma. Le recenti parole del leader di Azione, che ha annunciato di non volersi ritirare dalla corsa, espresso dubbi sulle primarie e proposto un ticket al Pd (lasciando ai dem la scelta del vicesindaco), hanno suonato come una provocazione in quell’arcipelago formato da Sinistra x Roma, Articolo 1, Sinistra Italiana, socialisti e Verdi. Che è pronto anche a formulare una candidatura propria se l’ex ministro dello Sviluppo economico fosse alla fine la scelta del PD.

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“Roma ha bisogno di una proposta che metta al centro il lavoro, la lotta alla disuguaglianza e il diritto all’abitare- ha spiegato all’Agenzia Dire Stefano FassinaCalenda può fare parte di una coalizione ma non può essere un punto sintesi. Se fosse lui il candidato dovremmo cercare una strada alternativa in grado di dare centralità alla parte di città più in sofferenza. Gli interessi forti sono già ben rappresentati”.

Il no a Calenda è motivato anche dal fatto che “mi sembra molto complicato che i 5 stelle votino al ballottaggio per chi si è contraddistinto come uno dei più attivi a delegittimare un Movimento che ha ricevuto un enorme consenso in Italia e a Roma. Temo che in un ballottaggio da incubo come quello che vedrebbe Calenda opposto a un candidato di centrodestra, le fasce di popolo abbandonate dalla sinistra sarebbero attratte verso la destra sociale. In più ha scelto di privatizzare Ama, voglio sapere chi si impegnerà in una candidatura simile…”.

Per il segretario regionale di Articolo 1, Riccardo Agostini, “dicendo ‘O io o nessun altro’ Calenda decide di rompere la coalizione di centrosinistra. Non stiamo aspettando un nuovo messia su Roma né accettiamo diktat. Lui si sente in corpo estraneo e ha una posizione di rottura ma non si sta a un tavolo sostenendo che la sua candidatura e il suo programma sono gli unici seri. Come si fa a dire ‘O sono io io candidato del centrosinistra o vado per cavoli miei’. È molto bravo a rilasciare interviste meno a costruire attorno a sé un consenso che vada oltre Italia Viva e i Radicali. Noi cerchiamo un candidato che unisca e non penso che il PD si faccia imporre Calenda”.

Il co-portavoce dei Verdi del Lazio, Nando Bonessio, ha ricordato che “abbiamo sempre partecipato alle riunioni del centrosinistra e per la prima volta ascoltiamo che Calenda è più interessato ai programmi che non ai nomi, visto che la sua rappresentante a quel tavolo ripeteva sempre che in campo c’era solo Calenda, fregandosene delle soluzioni alternative”. Inoltre “la competenza sulla città sostenuta da Calenda è tutta da dimostrare. I contenuti illustrati sono pochi e la proposta dell’incorporazione di Ama in Acea ci trova su posizioni opposte”.

Sulla stessa linea il segretario metropolitano di Sinistra Italiana, Adriano Labbucci: “Quella di Calenda non è la proposta giusta perché non sa fare sintesi in una colazione larga ed è la persona meno indicata a raccogliere il consenso dei 5 Stelle al ballottaggio“.

A differenza di Roberti Gualtieri, che, come ha detto Enrico Letta, correrà per il Pd nelle primarie di centrosinistra (anche se formalmente l’ex numero uno del Mef non ha ancora sciolto la riserva): “Noi Gualtieri lo abbiamo già sostenuto alle suppletive di Roma, quando è stato eletto deputato”, hanno sottolineato Labbucci e Bonessio. “Ha il profilo e le caratteristiche in grado di affrontare al meglio la campagna elettorale perché non fa parte delle dinamiche interne al PD di Roma che hanno pesato in questi anni, vicenda Marino e non solo- ha precisato Labbucci- Ha una sua autorevolezza ed essendo stato nel Governo sostenuto dai 5 Stelle saprebbe intercettare al secondo turno quell’elettorato“. Gli fa eco Stefano Fassina: “Può essere un punto di sintesi di una coalizione plurale che vede la nostra presenza convinta. Dopodiché è necessario condividere almeno le linee programmatiche di fondo prima di fare le primarie, che restano uno strumento utile”.

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