Sanità, Milanese: “Serve una regia nazionale per sistema pubblico-privato” VIDEO

Il presidente di Osa spiega: "Il privato non deve organizzarsi per spinta imprenditoriale, ma deve sottostare a una regia nazionale, che eviti disuguaglianze"
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ROMA – Oggi esiste “un sistema pubblico che arretrando ha bisogno di avere al proprio fianco un privato serio, selezionato attraverso le procedure di autorizzazione e accreditamento, profit e no profit, con requisiti che possano essere scelti dai cittadini. Il privato però non deve organizzarsi per spinta imprenditoriale, ma deve sottostare a una regia nazionale, che eviti disuguaglianze tra le varie regioni, tra Nord e Sud”. Ne è convinto il presidente di Osa, Giuseppe Milanese, per il quale alcuni dati del Rapporto Oasi 2016 stilato dall’Università Bocconi mettono in evidenza forti criticità nell’approccio degli italiani alle cure sanitarie.


“Alcuni numeri ripresi dall’Istat mi colpiscono molto- spiega all’agenzia DIRE- La spesa delle famiglie per alberghi e ristoranti rappresenta il 9,8% del totale, mentre quella per la sanità è soltanto del 3,4%. Questo può assumere diversi significati: innanzitutto che le persone rinunciano alla salute, oppure che mentre le famiglie più ricche hanno la possibilità di spendere anche per assicurarsi le cure, quelle povere non stanno spendendo in nessuno dei due settori”. Ecco perché, conclude Milanese, “occorre che il sistema politico e quello imprenditoriale facciano la loro parte, mettendosi insieme e costruendo una rete di servizi che rispondano a bisogni sempre più impellenti dei cittadini”.

“CRESCE RICHIESTA ASSICURAZIONI, SERVE NUOVO SISTEMA”

“In Italia dobbiamo smettere di parlare di spesa sanitaria e iniziare ad analizzare come sono impiegate le risorse: siamo uno dei Paesi che spende meno, nel 2015 sono stati destinati in questo senso 149 miliardi di euro, divisi tra la spesa pubblica che incide per il 7,1% sul Pil e un 2,1% di parte privata in capo alle famiglie”, spiega Milanese, che specifica come “per la prima volta” l’Italia abbia raggiunto un equilibrio di bilancio e un avanzo di 346 milioni, pari allo 0,3% delle risorse correnti, di cui va dato atto a chi governa a livello generale”. Dati positivi, certo, ma non basta. Bisogna passare a un livello successivo: “Ora dobbiamo cercare di capire come costruire un nuovo sistema”, aggiunge Milanese, che prende ad esempio il rapporto Oasi 2016 curato dall’università Bocconi e che conferma come siano cambiate le esigenze in tema di sanità.


Dallo studio emerge che “gli italiani per la prima volta si stanno rivolgendo sempre più insistentemente ai sistemi assicurativi: sono ben 11 milioni quelli che vi fanno ricorso ed è un dato crescente accompagnato da numeri assistenziali che ci preoccupano e che indicano una percentuale del 38% di italiani che hanno a che fare con una patologia cronica ed il 5% di italiani non è autosufficiente. Pazienti- insiste Milanese nel colloquio con l’agenzia DIRE- che necessitano di una risposta al post acuzie, di una risposta che mi piacerebbe definire assistenza primaria, se questa parola diventasse una realtà nel Paese”. Dunque aumentano sempre più le offerte, e ovviamente le domande, di strumenti sanitari che possano sopperire all’assenza di un sistema strutturato in grado di dare risposte specifiche alle diverse esigenze di assistenza. Milanese lo definisce “uno sguardo a silos”, a compartimenti, che spesso finisce per disorientare “anche gli erogatori e i dirigenti di amministrazione pubblica”. Il risultato? “Riscontri parziali ai bisogni, da cui consegue una strisciante deriva verso altri tipi di risposte”. Come le assicurazioni, appunto, “e le famiglie si stanno assicurando anche sulle cronicità, sul cosiddetto long term care”. Senza dimenticare le condizioni di iniquità. Il dato maggiormente contestato dal presidente dell’Osa “dice che un italiano che nasce oggi al Nord ha una speranza di vita di 82,5 anni, di cui 60 in salute, mentre chi nasce al Sud 81,5 e 55,4 senza problematiche”. Ecco infine il punto: “In questo Paese c’è una diseguaglianza di fondo generata da una spesa che non crea un sistema. E’ un dato scandaloso per questo Paese, che sta saltando”.

 “PER MALATI ALZHEIMER DIRITTO A RETTA PAGATA IN RSA”

“In questo Paese lasciamo fare ai giudici ciò che dovrebbe fare la politica. Il tribunale di Monza ha ribadito una cosa chiara: il malato di Alzheimer ha diritto alla retta pagata dallo Stato per l’assistenza nelle residenze e questo vale per tutti i malati e tutte le persone che hanno un bisogno sanitario reale, che entri nei Lea”, dice Milanese nel commentare la recente sentenza del Tribunale di Monza che ha confermato l’orientamento generale secondo cui le prestazioni socio-sanitarie per i malati gravi di Alzheimer ricoverati nelle Rsa sono a carico delle Asl.


“Questo purtroppo non avviene in molte regioni e la gente viene lasciata sola- aggiunge intervistato dall’agenzia DIRE- costretta a ricorrere al badantato perché non riceve risposte e garanzie da un sistema. Per questo si comincia a guardare alle mutue e alle assicurazioni per avere tranquillità”. Infatti attualmente le famiglie in Italia “vivono due grandi problemi: avere genitori alle prese con problemi di cronicità e figli con difficoltà a trovare un’occupazione”. Ma per Milanese le due questioni si intrecciano: “La soluzione alla prima questione, badate bene, può adattarsi anche al secondo problema: potremmo costruire un sistema per i nostri anziani che dia lavoro anche ai nostri giovani”, conclude.

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