A Bologna al via l’anno accademico, con Eco che ricorda Eco

BOLOGNA - Chi meglio di Umberto Eco poteva ricordare Umberto Eco. E così è stato. In apertura della
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BOLOGNA – Chi meglio di Umberto Eco poteva ricordare Umberto Eco. E così è stato. In apertura della cerimonia di oggi d’inaugurazione dell’anno accademico, l’Alma Mater di Bologna ha reso omaggio con un video di tre minuti al suo professore, scomparso pochi giorni fa. E alla fine, tutta l’aula magna di Santa Lucia ha tributato a Eco una standing ovation. Tre minuti, con vari spezzoni di interventi pubblici e televisivi, in cui sono stati condensati l’ironia, la saggezza e l’attenzione ai giovani di Eco. “Noi siamo la nostra memoria- diceva il semiologo- io ricordo adesso cose della mia infanzia che prima non ricordavo. Quindi si accresce il patrimonio della nostra memoria: più si invecchia più si ha anima. Il giorno della mia morte ricorderò tutto”.

eco3L’anno accademico dell’Alma Mater si apre dunque “nel nome di Umberto Eco”, declama il rettore Francesco Ubertini nel suo discorso inaugurale, lasciando intendere anche di avere in mente qualche progetto per rendere omaggio al professore in grande stile. “Lavoriamo insieme- lancia l’appello il rettore- a cominciare da quello che vogliamo realizzare subito, appena sarà passato il momento del dolore, per ricordare l’Ateneo del professor Umberto Eco, per fare in modo che resti per sempre uno dei grandi professori dell’Alma Mater, per continuare a dialogare con lui”. Oggi, afferma ancora Ubertini, “tutta la comunità si stringe attorno alla famiglia del professore. L’Alma Mater ha perso un maestro, che ne ha innalzato il nome e lo ha fatto conoscere fino ai confini del mondo. Un intellettuale straordinario che ha saputo abbracciare la totalità del sapere. Un umanista, che ha rivoluzionato la cultura”.

Eco, lo ricorda ancora Ubertini, “che parlasse di filosofia o fumetti, di televisione o letteratura, su alcuni punti tornava con appassionata insistenza: curiosità mai sazia, metodo rigoroso e padronanza dei linguaggi, anche per poterli eventualmente sovvertire. Gli attrezzi di base che ci ha lasciato, indispensabili per affrontare un futuro imprevedibile. L’intelligenza di Eco, l’arguzia di Eco, il sorriso di Eco risuonano qui, nell’aula dove lui è stato protagonista in tante occasioni. Grazie professore, non dimenticheremo la tua lezione”. Nel video, compare un Eco in bianco e nero che ironizza: “Dire che la semiotica è di moda è come dire che va di moda l’oceano indiano. E’ sempre stato lì: se poi qualcuno lo incontra in una certa epoca, è un altro problema”. Più recente, invece, il suggerimento dato ai giovani dottorandi dell’Alma Mater, in una delle cerimonie degli ultimi anni proprio in Santa Lucia. “Noi cominciamo a perdere neuroni a 24 anni- sosteneva Eco- non sarete più intelligenti di come lo siete oggi. E buttarvi via è un errore gravissimo”. In un’altra intervista, la dichiarazione d’amore all’Alma Mater. “Mi sono trovato bene in un’Università giovane come quella di Bologna, che ha solo mille e fischia anni- diceva Eco- perchè nelle tesi dei miei studenti trovavo citazioni delle tesi che stavano facendo nello stesso momento altri studenti. Il che vuol dire che questi ragazzi giravano sotto i portici, andavano nei baretti, si raccontavano quello che stavano facendo e comunicavano tra loro. Questo è uno degli aspetti dell’Università bolognese: le osterie e i portici”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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