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Paura di restare single? In pandemia aumenta l’anuptafobia

Chi ne soffre è vittima della "ruminazione mentale del 'Devo assolutamente cercare un partner", spiega la sessuologa in un video
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ROMA – La teoria del doppio standard è sempre valida: se l’uomo dopo i 40 anni è considerato uno ‘scapolo d’oro’, la donna coetanea e nubile viene etichettata come ‘zitella’, e se ha un ottimo lavoro con una vita sociale appagante rischia pure di cadere nella definizione di ‘aggressiva’ o ‘mangiauomini’. Inutile negarlo, a livello sociale persistono il giudizio e il pregiudizio che una donna per essere tale debba avere prole e marito. E se non li ha? Attenti all’anuptafobia, una sindrome scoperta 15 anni fa che si riferisce alla paura, soprattutto delle donne, di non arrivare mai al matrimonio (dal greco anupta, mancanza di nozze).

“Questa fobia esisteva anche prima, ma rientrava in altri quadri patologici, come il disturbo ossessivo-compulsivo- chiarisce alla Dire la sessuologa Rosamaria Spina– poiché è presente sia l’ossessione di cercare un partner, che la compulsione di farlo ripetutamente lanciandosi spesso in storie sbagliate”. Chi ne soffre è vittima della “ruminazione mentale del ‘Devo assolutamente cercare un partner’. Oggi questa fobia torna in auge perché la pandemia, bloccandoci tutti dentro casa, ha reso più difficile la ricerca di un compagno”. Studi di prevalenza non ci sono, data la recente scoperta della sindrome, però “se consideriamo le rilevazioni associate al disturbo di personalità dipendente, e quindi alle dipendenze affettive, troviamo che fino al 2001-2002 l’incidenza era dello 0,49%, mentre oggi si stima sia aumentata fino al 30%”, chiosa la psicoterapeuta.

Nessuna paura, non tutte le donne single sono soggette a sviluppare l’anuptafobia. “La sindrome riguarda quei soggetti che hanno già delle fragilità personali e che vengono da storie particolari- spiega la sessuologa- fatte di abbandono, separazione genitoriale, traumi vissuti durante l’infanzia, forme di attaccamento insicuro, un genitore che oggi c’è e domani no, o che dice ‘Ti voglio bene se…’. Tutto questo- continua Spina- crea un terreno fertile per sviluppare la sindrome. Se, invece, la donna vive in un contesto rassicurante difficilmente sarà soggetta all’anuptafobia”.

Nel frattempo, complice la pandemia, siti e app di incontri registrano picchi del +40% di iscrizioni. Ma a chi si iscrive nella speranza di trovare ‘l’uomo della vita’, la psicoterapeuta ricorda che “il rischio è di rimanere delusa e/o aggiungere altra fragilità a quella che già aveva. La cosa migliore da fare è prenderla come viene, cercare di viverla con leggerezza, pensare che non necessariamente si deve trovare l’uomo della vita. Il primo passo consiste nel conoscersi un po’ per volta e scoprire lentamente se può nascere o meno una relazione”.

Di positivo c’è almeno che dall’anuptafobia si può guarire, basta accettare che esiste una difficoltà. “All’inizio bisogna mettere un po’ in standby la ricerca del partner e partire da se stesse. Se non si rafforza la propria personalità si rischia di ripetere sempre gli stessi errori. Successivamente- conclude Spina- si potrà pensare anche a una relazione. Spesso la terapia è la strada migliore per prendere consapevolezza di sé”.

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