Cucchi, il teste della Polizia: “Carabinieri temevano altro fango dopo il caso Marrazzo”

L'immagine dell'Arma, già sporcata dalla tentata estorsione ai danni dell'allora Governatore del Lazio, sarebbe stata danneggiata ulteriormente"
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ROMA – Il caso di Stefano Cucchi rischiava di gettare ulteriore fango sull’Arma dei Carabinieri, dopo il caso Marrazzo. La circostanza e’ emersa dal racconto del capo della Squadra Mobile di Roma, Luigi Silipo, ascoltato come testimone dell’accusa nel processo sui falsi e sui depistaggi legati al pestaggio subito in caserma dal geometra romano, nel 2009, la sera in cui fu arrestato.

L’investigatore della Polizia, riferendosi al contenuto di una intercettazione telefonica del 2018 tra l’imputato Francesco Di Sano, piantone della caserma di Tor Sapienza dove Cucchi venne portato dopo il pestaggio alla caserma Casilina, e suo cugino, l’avvocato Gabriele Di Sano, ha spiegato al tribunale che “l’immagine dell’Arma, già sporcata dalla storia della tentata estorsione ai danni dell’allora Governatore del Lazio, sarebbe stata danneggiata ulteriormente se si fosse saputo del coinvolgimento di militari nel caso Cucchi. Il ragazzo – ha detto Silipo – morì il 22 ottobre del 2009 e il giorno dopo quattro carabinieri della Compagnia Roma Trionfale vennero arrestati per la vicenda Marrazzo“.

LEGGI ANCHE: Processo Cucchi, due carabinieri imputati chiedono di costituirsi parte civile: “Abbiamo eseguito gli ordini”

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29 Gennaio 2020
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