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Il morbillo rialza la testa, il 90% dei casi in otto regioni

La maglia nera spetta al Lazio
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Nel 2017, anno di grandi discussioni sui vaccini, il morbillo ha rialzato la testa.

In Italia: dall’1 gennaio al 31 dicembre dello scorso anno, si sono contati 4.991 casi (con quattro decessi). Ma soprattutto: se dal 2013 ne sono stati segnalati 10.065, la successione anno per anno segna 2.258 nel 2013, 1.696 nel 2014, 258 nel 2015, 862 nel 2016 e 4.991 l’anno scorso. Insomma, il trend è tornato a salire.

E l’anno scorso, evidenzia il report sul 2017 dell’Istituto superiore di sanità, il 90% dei casi è stato segnalato da otto Regioni: Lazio (un totale di ben 1.699; 1.322 confermati, 145 probabili casi e 232 possibili; incidenza del 28,8 ogni 100.000 abitanti), Lombardia (787 casi; 678 confermati, 57 probabili, 52 possibili; incidenza del 7,9), Piemonte (629; 380 confermati, 94 probabili, 155 possibili; incidenza, 14,3), Sicilia (425; 344 confermati, 34 probabili, 47 possibili; incidenza, 8,4)), Toscana (370; 321 confermati, 22 probabili, 27 possibili; incidenza, 9,9), Veneto (288; 240 confermati, 31 probabili, 17 possibili; incidenza, 5,9), Abruzzo (173; 142 confermati, 10 probabili, 21 possibili; incidenza, 13,1) e Campania (108; 69 confermati, 10 probabili, 29 possibili; incidenza 1,8). Tolte le regioni da cui è arrivato il 90% dei casi di morbillo, nelle altre il dato è stato sempre sotto le 100 unità.

L’Emilia-Romagna è rimasta ‘sotto’ per un soffio con 92 casi registrati (85 confermati e sette possibili; incidenza, 2,1 ogni 100.000 abitanti), più indietro ci sono regioni come le Marche (59; 53 confermati, cinque probabili e uno possibile; incidenza, 3,8), la Liguria (47; 36 confermati, cinque probabili e sei possibili; incidenza, 3) e la Sardegna (46; 45 confermati, uno probabile; incidenza 2,8) o casi come il Friuli Venezia Giulia che si ferma a 15 casi confermati (incidenza, 1,2). 

Il Lazio ha dunque il tasso d’incidenza più elevato (28,8 casi ogni 100.000 abitanti), poi vengono Piemonte (14,3) e Abruzzo (13,1). Il report sul 2017 dice  anche che il 79% dei casi è stato confermato in laboratorio e il 95% dei casi ha riguardato persone non vaccinate o vaccinate con una sola dose. Sempre dall’1 gennaio al 31 dicembre 2017, sono stati segnalati anche 65 casi di rosolia. L’analisi sul morbillo, inoltre, ha permesso di vedere che l’andamento ciclico con picchi epidemici (di oltre 300 casi) si è registrato a marzo 2013 e a gennaio 2014, con una diminuzione del numero di casi segnalati nel 2015 (range 11-47 casi), una ripresa nel 2016, e un nuovo picco di 902 casi a marzo 2017. L’anno scorso, l’età media dei 4.991 casi è stata di 27 anni, il 17,4% stava sotto i cinque anni (incidenza 34,8 ogni 100.000 abitanti) e di questi 282 erano bambini con meno di 12 mesi di vita (incidenza 60,3). Il 49,2% di tutti i casi si è verificato in uomini, l’87,5% degli ‘episodi’ in soggetti non-vaccinato e il 7,2% aveva effettuato una sola dose di vaccino.

Infine, il report evidenzia che per il 44,8% dei malati casi è stato necessario il ricovero e un ulteriore 22% si è rivolto ad un Pronto soccorso. De quattro decessi, tre hanno riguardato bambini sotto i 10 anni (rispettivamente uno, sei e nove anni) e una persona di 41 anni, tutti non vaccinati. “In tutti i casi erano presenti altre patologie di base e la causa del decesso è stata insufficienza respiratoria“, segnala l’Istituto diffondendo il report.

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