Razzi: “Berlusconi? Telefono ma non me lo passano”

"Ho sempre lavorato per l'Abruzzo, ma se mi candidano in Sicilia o in Lombardia va bene lo stesso perché mi conoscono"
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ROMA – Antonio Razzi torna in campo? Forza Italia ha proposto al senatore abruzzese un seggio ell’estero, in Europa: “Io non so niente. Come dico io ‘carta canta‘… e finché non c’è carta, io non canto”, dice Razzi a Circo Massimo, su Radio Capital. Poi racconta, senza nascondere la delusione: “Mi ha chiamato il mio capogruppo Paolo Romani e mi ha proposto un seggio all’estero. Gli ho detto che è impossibile se detto un giorno prima: quando uno è candidato all’estero ci deve lavorare mesi e mesi prima, e invece negli ultimi cinque anni ho lavorato a tappeto per l’Abruzzo, per farmi conoscere. Parliamo di tutta l’Europa: sai quanti soldi ci vogliono per andare in giro, da Mosca alla Turchia e al Portogallo?”.

E cosa gli ha risposto il capogruppo forzista? “Assolutamente niente”. Razzi poi dà una stoccata ad alcuni colleghi di partito: “Ho letto che alcuni dirigenti di Forza Italia abruzzesi festeggiano per la mia mancata candidatura e dicono che gli abruzzesi non mi vogliono, ma non è vero: gli abruzzesi mi adorano. Io all’Abruzzo ho dato molto. I miei successi? Molti non ne hanno parlato, ma le gallerie Le Piane e San Silvestro erano piene d’incidenti perché erano piene d’acqua, poi io ho fatto un’interpellanza urgente al ministro dell’infrastruttura che ha dato circa sette milioni di euro per la riparazione. Quello sicuro l’ho fatto io. E i giornali abruzzesi non ne hanno neanche parlato”.

Antonio Razzi ammette che accetterebbe una candidatura anche in un’altra regione italiana: “Io ho lavorato per l’Abruzzo, ma se mi candidano in Sicilia o in Lombardia è lo stesso perché mi conoscono. Lo so che sono conosciuto anche all’estero, ma chi mi dà i soldi per fare campagna elettorale in Europa? Tutto quello che ho guadagnato l’ho consumato per fare politica in Abruzzo, ogni fine settimana ero sempre in giro”. Basta restare in Italia, quindi. E accetterebbe anche una sfida contro Renzi in un uninominale: “Non ho paura di nessuno, sono sempre i cittadini che decidono”.

E se Romani rilanciasse proponendogli una candidatura in Asia? “Sarebbe meglio, da dieci anni frequento le Coree per cercare un riavvicinamento, e un po’ di lavoro mio c’è nel riappacificamento che le porterà insieme alle Olimpiadi invernali”. Nonostante le vicissitudini, però, Razzi non si sente tradito da Berlusconi: “Forse neanche lo sa cosa sta succedendo. Io gli ho telefonato, ma non me lo passano“.

In caso di una mancata candidatura, Razzi si dedicherà alla famiglia: “Faranno felici mia moglie, non è mai stata con me perché nel fine settimana sono sempre stato impegnato”. Qualche giorno fa Razzi aveva detto di parlare l’italiano meglio di Di Maio. Ora, invece, corregge il tiro: “Parla meglio di me, però il congiuntivo che sbaglia… io non ho studiato, se sbaglio il congiuntivo non fa niente. A lui dico, come direbbe Crozza: fatti un congiuntivo tutto tuo”.

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