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Russia, armi ai curdi iracheni per contrastare l’Isis

Nessun posto per i curdi ai negoziati sul
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curdi_siriaNessun posto per i curdi ai negoziati sul processo di pace siriano a Ginevra, ma per i campi di battaglia di spazio ancora ce n’e’. Fa discutere la notizia – confermata da fonti di stampa curda e russa – dell’annuncio del ministro della Difesa russo Sergei Lavrov di rifornire i combattenti curdi in Iraq di armi, per proseguire la loro controffensiva allo Stato islamico. In realta’ non si tratta di una novita’: e’ da quando i jihadisti hanno conquistato Mosul insieme a vaste regioni del nord, nell’estate del 2014, che Mosca invia armi ai Peshmerga affinche’ possano difendere il loro territorio e limitare l’espansione del Califfato: “Teniamo in considerazione l’esigenza dei Curdi di armi in Iraq, tuttavia tale fornitura e’ stata effettuata attraverso il governo centrale di Baghdad” ha chiarito Lavrov martedi’ scorso, aggiungendo anche che Mosca “rispetta la sovranita’ e l’integrita’ territoriale”.

Queste affermazioni servono alla Russia per togliersi da un forte imbarazzo: quello di sostenere con forza l’unita’ territoriale dell’Iraq – cosi’ come gli Stati Uniti – ma di dare contemporaneamente aiuto ad un popolo che da tempo rivendica un proprio stato, e non solo in Iraq, ma anche in Siria e in Turchia.

Anche l’Iran ha inviato armi ad Erbil, e anche lui ospita una minoranza curda nel quarto di territorio confinante con queste altre tre potenze, in cui il sogno di un Kurdistan unito si divide. Sempre allo scopo di non dover ridisegnare i confini mediorientali, e’ stata negata la partecipazione ai curdi di Siria al tavolo dei negoziati iniziati oggi a Ginevra: a richiederlo espressamente e’ stata la Turchia, che considera quei gruppi armati alla stregua dei terroristi. Ankara da vari mesi ha interrotto il cessate-il-fuoco con i miliziani del Pkk nelle regioni turche dell’est, dove le violenze tra i soldati i e seguaci di Ocalan sono riprese con forza.

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