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Renzi contro Conte, alla fine non sarà un pareggio

L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – “Dai colleghi che seguono i vari ministri, che ho sentito in questi giorni, la previsione non volge al sereno, anzi il rischio di crisi è assai concreto“, risponde una fonte attendibile del mondo dei portavoce. Al centro c’è lo scontro tra Matteo Renzi, leader di Italia Viva, e il premier Giuseppe Conte. “Renzi fa sul serio- prosegue la fonte- si è spinto troppo oltre, non può perdere la faccia con un clamoroso dietro front, ne va del suo prestigio personale. Se molla, si dimostra inconsistente, con il rischio che anche i suoi comincino a mollarlo, a tornare nella vecchia casa Pd”. Renzi stasera parlerà, farà sapere quali sono le richieste e quali gli indirizzi di Italia Viva per il via libera al programma che poi il premier dovrà presentare a Bruxelles per ottenere i 209 miliardi di risorse.

Toccherà al premier, raccolte tutte le proposte dei partiti di maggioranza, aggiornare il suo piano e presentarlo alle forze di maggioranza. Il tutto, si dice, entro il 15 gennaio. Per quanto riguarda gli scenari possibili, stando ad altre fonti, uno spinge verso la possibilità che il premier alla fine possa vincere il braccio di ferro con Renzi, forte della ‘paura’ di tutti di andare al voto anticipato. Ma è un’arma spuntata, perché nessuno pensa che sia possibile andare al voto con il virus che impazza e ammazza ancora dappertutto. Altri, al contrario, spingono per arrivare ad un voto ravvicinato, prima del semestre bianco che scatta la prossima estate, ‘costringendo’ l’attuale litigiosa maggioranza – Pd, M5S, Leu e Italia Viva – a trasformarsi in coalizione unita per sconfiggere il centrodestra che seppur forte nel Paese, al di là delle parole, è assai diviso con Forza Italia in panchina e una leadership sempre più contesa tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Di qui i sondaggi che cominciano a circolare sul ‘peso’ di un partito di Conte, o di un M5S che potrebbe rilanciarsi proprio con Conte leader.

Questi scenari, però, non tengono in considerazione gli osti in campo, e cioè Luigi Di Maio e lo stesso Renzi, che si stanno giocando la loro battaglia per la vita, e che non pensano di finire sempre secondi o terzi di qualcun altro. E il Pd? I Dem stanno a guardare. Divisi al loro interno tra chi vuol continuare così, e chi invece pensa che la sola alternativa per rafforzare l’esecutivo sia arrivare presto ad un rimpasto con l’ingresso di nuove personalità più politiche. Tradotto, in questo caso si arriverebbe ad un ‘commissariamento’ di fatto del premier Conte, a quel punto mero ‘portavoce’ delle decisioni dei partiti. Troppi galli nel pollaio, ognuno convinto che il suo richiamo sia più forte e accattivante degli altri. Ma alla fine solo uno canterà per davvero.

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