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In Vda parte Valatypical per autonomia ragazzi con autismo

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(DIRE – Notiziario Sanità e Politiche sociali) Aosta, 28 nov. – Si chiama Valatypical ed è un progetto di supporto ai ragazzi tra i 16 e i 25 con disturbi dello spettro autistico. La sua realizzazione è stata approvata dalla giunta regionale valdostana. L’obiettivo è di migliorare la qualità di vita dei giovani con questa problematica con il supporto per arrivare a un percorso di vita individualizzato. Saranno possibili delle esperienze utili ad aumentare la consapevolezza di sé e dei propri punti di forza per definire la progettualità individuale, analizzare le aspettative, gli interessi, le motivazioni, le competenze e le conoscenze maturate dal singolo ragazzo, affiancare il soggetto perché inizi a prendere decisioni in modo autonomo. Il progetto Valatypical si inserisce nel più ampio Piano di definizione dei criteri e delle modalità di utilizzo del Fondo per la cura dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, che prevede la promozione di progetti di ricerca, coordinati dalle Regioni, sulla conoscenza dei disturbi dello spettro autistico e le buone pratiche per la formazione degli operatori, la sorveglianza farmacologica, i percorsi differenziati per la formulazione del progetto di vita delle persone con disturbi dello spetto autistico e dei loro familiari.
“Dopo i precedenti progetti finanziati dai fondi statali per l’autismo, portati avanti dalla Regione in collaborazione con l’Usl della Valle d’Aosta, Valatypical rappresenta un ulteriore passo verso un migliore approccio e intervento nei confronti dei soggetti affetti da autismo e in particolare dei giovani- ha affermato l’assessore alla Sanità, Roberto Barmasse- il progetto vuole declinare il tema della qualità della vita riferendosi a una specifica area di destinatari, e cioè i giovani nella fascia di età 16-25, per i quali è importante progettare interventi di supporto, anche non rientranti nell’offerta già esistente sul territorio. Riteniamo che il concetto di qualità della vita, riferito alla persona nella sua totalità, rappresenti una rivoluzione culturale nella valutazione dell’utilità delle pratiche socio-educativo-sanitarie”.

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