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PA, Di Costanzo: “Lavoriamo per le istituzioni sempre più social”

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Una delle priorità è rappresentata dall'urgenza di dare un riconoscimento alle figure professionali, come il social media manager
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ROMA – “Il bilancio di questo 2019 è molto positivo, direi anche entusiasmante perché c’è stata tantissima partecipazione in tutta Italia. Possiamo contare non solo su di una struttura centrale, ma anche su 17 coordinamenti regionali e tantissimi tavoli tematici che spaziano dalla cultura al turismo passando per la sanità fino alla riforma del settore della comunicazione e informazione. Abbiamo tantissime attività di formazione come la Social Academy con Facebook, il tour italiano insieme a LinkedIn o alla collaborazione sempre con Facebook e Anci dedicata all’attività social dei comuni. Abbiamo una collaborazione costante con le università e tantissime realtà pubbliche e private italiane con l’obiettivo di dare sempre maggiore qualità al servizio, alla comunicazione e all’informazione che si fa attraverso le piattaforme social e chat, ma anche l’intelligenza artificiale e tutti quegli strumenti innovativi che oggi abbiamo a disposizione”. Così Francesco Di Costanzo, giornalista, fondatore di cittadiniditwitter.it e presidente di Pa Social, l’associazione nazionale per la nuova comunicazione.

Una delle priorità è rappresentata dall’urgenza di dare un riconoscimento alle figure professionali, come il social media manager, non riconosciute dalla legge 150 del 2000. “Stiamo lavorando anche ad una riforma della legge 150- ha continuato Di Costanzo- che noi chiamiamo legge 151 e che ha l’obiettivo di dare riconoscimento a chi non ce l’ha, come le tante figure professionali che derivano dal digitale e che purtroppo ancora oggi non hanno riconoscimento formale. Ci vuole una nuova organizzazione del lavoro e uno sviluppo, una forza maggiore alle professionalità tradizionale e le nuove professionalità”.

Tanto è cambiato in questi anni e, come sottolinea il presidente Di Costanzo, “l’Italia è la prima realtà a livello internazionale ad avere una rete dedicata a questi argomenti ed è la prima per numero di buone pratiche, come ha riconosciuto l’Ocse. Il nostro modello viene portato come esempio a livello internazionale in Marocco, in Libano, in Tunisia, ma anche nella stessa sede centrale dell’Ocse a Parigi. Molto è cambiato in positivo, ma molto resta ancora da fare perché oggi continua a non essere la normalità del nostro settore pubblico. Noi dobbiamo far sì che questo tipo di attività diventi la normalità e che questo tipo di lavoro, che ha come obiettivo finale il servizio al cittadino, si sviluppi in modo fluido e che non sia solo il frutto di grande sensibilità di qualche comunicatore, giornalista o social media manager che, come dico sempre, con una sana improvvisazione ha messo in campo delle realtà che oggi sono buone pratiche da mostrare a livello internazionale”.

Una presenza sui social che non è diventata solo più capillare, ma è migliorata anche in termini qualitativi. “Oggi non è più come poteva essere quando noi abbiamo iniziato nel 2015- ha aggiunto Di Costanzo- un tema di chi ha più follower, di chi ha più mi piace, oggi si lavora sulla qualità. Siamo passati dalla quantità alla qualità oggi conta il servizio che dai, l’interazione c’è con il cittadino, quale dialogo costruisci e che tipo di linguaggio utilizzi. Oggi devo dire che abbiamo tantissime realtà nazionali, come ministeri, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia per l’Italia digitale o la Protezione Civile. È difficile non trovare una presenza social di buona qualità sia a livello nazionale sia a livello locale, con i Comuni, con le Regioni e con le Aziende sanitarie”.

E ancora. “Voglio segnalare il record del comune di Ancona che è stato ospite di uno di questi eventi internazionali come buona pratica e che ha superato i 10 mila iscritti al proprio canale one-to-one su WhatsApp con i cittadini. Questo significa rompere gli schemi classici del rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini, rivoluzionare e alleggerire anche i cosiddetti uffici tradizionali che possano lavorare meglio e essere aiutati, integrati e potenziati grazie a questi strumenti”.

Per Di Costanzo, “se con un tweet, un post o un messaggio in chat risolvo il piccolo problema quotidiano del cittadino ho fatto un’operazione incredibile. Credo che l’obiettivo di un ente pubblico sia quello di dare qualità e servizi, se possibile in tempo reale efficace ed efficiente, e per farlo servono tante cose. Ci sono due percorsi da fare, servono professionalità dedicate, serve organizzazione, serve uno studio e un aggiornamento costante sui linguaggi, sulle potenzialità delle piattaforme, sulla conoscenza, serve una divulgazione, uno scambio di buone pratiche, una formazione e un aggiornamento costante e anche se possibile un po’ di ricerca. Noi lo stiamo facendo, stiamo chiedendo ai cittadini: cosa vi aspettate di trovare su telegram, WhatsApp, Instagram, LinkedIn, YouTube, Facebook o su Tik Tok? E’ una ricerca che facciamo due volte l’anno con le indagini e le pubblicazioni dell’osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale che è nato proprio su spinta dei due fondatori: Pa Social e Istituto Piepoli. Uno strumento utile per darci uno scenario e i dati su cui lavorare- ha concluso Di Costanzo- per poi andare nelle varie strutture a mettere in campo quello che vogliono e che chiedono i cittadini”.

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