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Di Maio non ci sente, tra poco Beppe Grillo dovrà tornare a Roma

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia di stampa Dire, per DireOggi | Edizione del 28 novembre 2019
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ROMA – La tregua, interna e nei confronti del Governo, è già saltata. Nella maggioranza che sostiene l’esecutivo Conte 2 si è tornati a litigare, al muro contro muro tra Movimento e Pd. Insomma, non sembra aver portato risultati il faccia a faccia tra il Garante Beppe Grillo e il Capo politico, Luigi Di Maio. Anzi, stando a quanto si ascolta nei palazzi della politica, tutto nasce lì.

Il fatto che Grillo abbia imposto la nuova linea, quella di mandare avanti a tutti i costi il Governo, di fatto commissariando il Capo politico, ha suscitato reazioni e contro reazioni interne che portano allo stallo. Da mesi non si riesce a nominare il nuovo presidente dei deputati: «Vi pare una cosa normale? – si lamentano nel Pd – tra poco dovremo votare la legge di Bilancio, con tutte le difficoltà che si porta dietro, e non c’è un referente del partito di maggioranza? Ci sono 216 deputati che ragionano ognuno per conto proprio… sarà il caos».

Comunque un segno della mancanza di una guida. Per alcuni esponenti del M5S è Di Maio che, volendo rivendicare il suo ruolo di Capo, «sta bloccando qualsiasi intesa, si mette sempre di traverso e crea problemi dentro la maggioranza». Probabile che, a questo punto, Beppe Grillo presto dovrà ritornare nella Capitale.

Per quanto riguarda la Lega, Matteo Salvini non si lascia scappare l’occasione per affondare un altro colpo al Governo. Cavalcando la polemica nata sull’accordo “Salva Stati”, Salvini chiama in causa il Capo dello Stato a difesa della Costituzione e degli interessi del Paese. Non solo, vuole denunciare il presidente del Consiglio per alto tradimento.

Il premier dal canto suo parla di bufale e lunedì sarà in Parlamento per chiarire e dimostrare che l’accordo favorisce il nostro Paese. La situazione politica è tornata incandescente ma resta stabile. Tutte le forze in campo, compresa la Lega, sono in difficoltà. Quelle di Governo perché devono per forza stare insieme anche se diverse visto che andando alle elezioni perderebbero di sicuro. Salvini perché pur crescendo tanto nei sondaggi vede gli avversari tenersi strette le poltrone. Sapendo che non potrà resistere a lungo, che o il voto arriva presto o anche per lui si metterà male.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 28 NOVEMBRE

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