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Quella lunga storia delle donne e della guerra

DireDonne, in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa, celebra l'entrata delle donne nelle forze armate con uno speciale monografico dedicato alle 'Donne in armi'
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ROMA – Sono passati venti anni da quel ‘Sì’ all’ingresso delle donne nelle Forze Armate Italiane. Dopo un iter legislativo lungo e complesso e una prima fase sperimentale, la legge 380 del 20 ottobre 1999 consentì il servizio militare femminile su base volontaria con i primi arruolamenti nel 2000. 

DireDonne, in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa, celebra questa data di svolta epocale per la storia italiana, con uno speciale monografico dedicato alle ‘Donne in armi’. Oltre ad alcuni cenni storici e alla mappatura del mondo femminile impegnato nella difesa del Paese, racconteremo le donne in uniforme sul campo, le specialità, l’impiego nei teatri operativi internazionali, le specificità di genere, i ruoli operativi e quelli d’intelligence, il welfare e la conciliazione con la vita privata di una donna soldato e gli effetti sociali ‘virtuosi’ che l’impiego delle donne nella difesa del Paese ha portato anche nella società civile, contribuendo a superare stereotipi e barriere culturali. 

“QUELLA LUNGA STORIA DELLE DONNE E DELLA GUERRA”

Un rapporto con la guerra le donne l’hanno sempre avuto, sia in battaglia che nella società civile. Non erano soldati, ma erano infermiere e ausiliarie nel Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, nato nel 1908, e in quello dell’ACISMOM del 1940. Durante la seconda guerra mondiale la Repubblica Sociale Italiana istituì un Corpo femminile volontario, che rappresentò uno degli eventi più significativi del grande fenomeno volontaristico che dopo l’8 settembre del 1943 porterà alla rinascita dell’esercito italiano. Al 18 aprile del 1943 contava 4413 ausiliarie, 25 cadute, 7 disperse, 13 proposte per decorazioni. 

Antesignana di questo ruolo delle donne in battaglia fu una nobile toscana, Piera Gatteschi Fondelli, che vedeva le donne appunto non come amazzoni combattenti, ma come ausiliarie e aiutanti e che divenne Generale di Brigata del Corpo Femminile Volontario per i Servizi Ausiliari che fu ufficialmente riconosciuto con il decreto legislativo 447 del 18 aprile 1944. Fu così che ad oltre 200 donne venne dato lo status di militari per servizio non armato.

 In parallelo esisteva un Corpo di Assistenza – denominato CAF – che al Sud Italia operava con gli Alleati e anche questa organizzazione, come quella della RSI, sarebbe rimasta in vita per il solo tempo della guerra. Se si volesse però individuare un collegamento importante tra la guerra e la storia delle donne e della loro emancipazione è senz’altro nella cosiddetta ‘Grande Guerra’ del 1915-1918 che si consuma un passaggio di fondamentale importanza: una guerra che dal fronte dove si combatteva arrivò a sconvolgere la società. La ‘Guerra di trincea‘, che tenne gli uomini sequestrati al fronte a lungo, ribaltò infatti ruoli fino ad allora rigidi e indiscutibili della vita familiare e lavorativa e le donne rimaste a casa divennero per necessità ‘capi famiglia’, operative al di fuori dell’ambiente domestico: sostituirono gli uomini nelle fabbriche, nei trasporti pubblici acquisendo una libertà mai avuta fino a quel momento. Con ben 80.000.000 uomini al fronte, chiamati da tutte le nazioni coinvolte nel conflitto mondiale, quei diritti che le suffragette rivendicavano dal 1903, battendosi soprattutto per quello di voto, furono quasi superati de facto dagli eventi collaterali della prima guerra mondiale. 

E mentre la società civile cambiava volto, le donne arrivarono anche al fronte con la nascita di corpi ausiliari con funzioni sanitarie. Ed è qui che molte pagarono con la vita o si distinsero, come accadde ad una famosa madame Curie, per l’allestimento di ambulanze radiologiche, ospedali da campo, strutture capaci di assistere i feriti. La fine della ‘Grande Guerra’ riportò in tutti i Paesi una veloce restaurazione. I ruoli in battaglia sparirono, le operaie vennero licenziate e le donne tornarono per lo più ai lavori domestici. Ma quel capitale di esperienza, di forza, consapevolezza e valore anche eroico non sparì. 

La storia delle donne nella società, civile e militare, era tutta da scrivere e da quegli anni avrebbe tratto la necessaria ispirazione. 

(FOTO D’ARCHIVIO: Venezia, novembre 1944. La Comandante generale del Servizio Ausiliario Femminile (SAF) dell’esercizio repubblicano, contessa Piera Gatteschi-Fondelli, ispeziona un reparto).

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