I libri del mese scelti dalla Dire

A novembre abbiamo letto Bret Easton Ellis, Annie Ernaux, Elena Ferrante, Sandro Veronesi, Sergio Campailla e Kader Diabate con Giancarlo Visitilli
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Bret Easton Ellis – Bianco (Einaudi)

La scrittrice Nadia Terranova, su Linkiesta, ha elencato una serie di motivi per cui vale la pena di leggere Bianco: “Spiega cosa siamo diventati in questi anni di vita social, è una porta aperta sul laboratorio di uno scrittore diventato famoso a un’età sconvenientemente precoce e sopravvissuto a quel successo, è scritto come si dovrebbero scrivere i libri da uno che vive come si dovrebbe vivere, ovvero senza ritegno per la propria reputazione”. A questi validi motivi, mi sento di aggiungerne ancora un paio: spiega meglio di tanti politici perché il progressismo che un tempo si occupava di libertà, è diventato un movimento autoritario basato sulla superiorità morale (cosa che ha aiutato a far vincere Trump); spiega bene uno dei mali del giornalismo: fornire una visione antiquata del mondo nuovo che si sta affermando a causa della mancanza di volontà di mettersi nei panni del prossimo (cosa che ha aiutato a far vincere Trump). Ma se tutto questo non vi interessa, perché in fondo voi siete solo dei fan di American Psycho e vi piace l’horror, beh sappiate che qui di retroscena gustosi ne troverete a bizzeffe.

 

Annie Ernaux – L’evento (L’Orma)

“Se erano molti i romanzi in cui compariva un aborto, nessuno forniva dettagli su come si svolgeva esattamente”. E’ a pagina 36 che Annie Ernaux avvisa il lettore su quanto sta per leggere. Le pagine che seguiranno sono la ricostruzione dei giorni e delle tappe di quell’evento che l’ha segnata per sempre. Il fatto – l’evento – risale a ottobre del 1963, quando la Ernaux era soltanto una studentessa che giudicava l’aborto come qualcosa di facile, fattibile, tutt’altro che spaventoso. Così la seguiamo tra le spaesate ricerche di soluzioni, le ambiguità dei medici, la vicinanza di qualche compagna di corso, fino al senso di fierezza per aver saputo attraversare un’esperienza che riunisce al tempo stesso la vita e la morte. Gli appassionati della Ernaux, in questo libro, ritroveranno la sua inconfondibile voce, le contraddizioni, le minuziose ricostruzioni dei fatti e le immancabili sensazioni che prova mentre scrive. “Le cose mi sono accadute perché potessi rendermi conto. E forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura” scrive alla fine, una limpida e potente dichiarazione d’amore per la scrittura.  L’evento è quindi la cronistoria di un aborto senza lirismo o collera o dolore. E’ un libro che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia. 


Elena Ferrante – La vita bugiarda degli adulti (E/O)

Il libro è una storia di formazione e narra la vita della dodicenne Giovanna, nata il 3 giugno 1979, seguendola fino ai suoi sedici anni. Siamo a Napoli, nei primi anni Novanta, e la protagonista vive insieme ai suoi genitori, entrambi insegnanti al liceo. Sono genitori di sinistra, progressisti, felici soltanto in apparenza; nel corso del libro, infatti, emergerà la doppia vita del padre e della madre. La storia parte proprio da una conversazione tra i genitori che Giovanna origlia e in cui sente dire al padre che lei è brutta come zia Vittoria. Da quel momento parte l’indagine di Giovanna su una zia che non conosce e che in casa sua è odiata. Il romanzo scava nel profondo della protagonista, tormentata dai legami familiari, dal dubbio di essere una persona cattiva, dal non voler ferire le persone che le vogliono bene, ma soprattutto da un certo piacere nel mentire (nonostante le vere menzogne siano quelle degli adulti, come richiama il titolo). Il fil rouge delle 326 pagine del libro è anche un prezioso braccialetto; al lettore scoprire il perché. La voce, il ritmo, la scansione dei capitoli, la profondità di scrittura di Elena Ferrante sono alcuni degli elementi di forza del nuovo romanzo, così come lo erano nella saga de L’Amica Geniale. Il lettore si identifica facilmente con la prima persona della protagonista e non riesce più a staccarsene. Chi già conosce i libri di Elena Ferrante, ritroverà la sua forza. Chi non l’ha mai letta, scoprirà il piacere di seguire una storia scritta come un classico. Di questi tempi, dove la sperimentazione linguistica e la foga di novità sembra ormai diventata un’ossessione, ritrovare una storia limpida, calda, avvolgente, è qualcosa che non ha prezzo.

 

Sandro Veronesi – Il Colibrì (La nave di Teseo)

Questa è la storia di Marco Carrera e della sua famiglia, dagli anni ’70 al 2030, tra Firenze e Roma. Il protagonista prova con tutte le sue forze a tenere la vita sotto controllo, muove forsennatamente le ali per cercare di stare fermo, per rifiutare qualunque cambiamento nonostante la quotidianità lo travolga. Oculista fiorentino di buona famiglia, rilassato all’apparenza, ma con il mare in burrasca dentro. È vittima degli avvenimenti che mandano in pezzi le sue certezze alle quali però lui continua ad aggrapparsi. Soffre la fredda unione dei genitori; si mortifica per i conflitti con il fratello e per il rimorso che prova verso la sorella. Luisa è la donna che ama fin da giovane senza però riuscire a stare con lei, neanche quando viene abbandonato dalla moglie. Il dolore per la figlia e la speranza nella nipote lo segnano fino alla fine. Marco non sopporta gli psichiatri, ma è proprio con un amico analista che si confessa: ‘Mi vergognavo di essere quello che ero, di com’è andata la mia vita. Di avere perso tutte le persone che ho amato, perchè di riffa o di raffa se ne sono andati tutti’. La scrittura di Veronesi prende per mano il lettore e lo porta dentro e fuori dal racconto con un gioco di riprese, salti temporali, con espedienti inaspettati come lettere, email, chat di whatsapp. L’autore toscano semina il romanzo di colpi di scena che straziano e che inevitabilmente ci portano ai confini di quei territori dentro di noi dove andiamo molto di rado. (Luca Monticelli)

 

Sergio Campailla – Un’eterna giovinezza (Marsilio)

“Questo libro è la biografia di un giovane che ha vissuto appena ventitré anni, un tempo davvero breve e contratto, in cui ha gettato lo sguardo sull’abisso, e concluso dalla scelta drammatica dell’autosoppressione”. E’ l’avvertimento di Sergio Campailla nella prefazione dell’appassionante biografia dedicata al filosofo, critico e poeta, Carlo Michelstaedter. Campailla – che ha curato le opere di Michelstaedter pubblicate da Adelphi – in 33 capitoli delinea la vita e le opere di questo giovane intellettuale immerso nel clima culturale della Firenze del primo Novecento, che prova a farsi strada attraverso gli scritti, la conoscenza del greco e del tedesco, che legge Carducci, D’Annunzio, Ibsen. Mentre racconta la sua vita, Campailla illumina l’epoca d’oro della Mittleuropa e traccia un itinerario dei luoghi di Michelstaedter, da Gorizia a Firenze. Elementi inediti emergono anche dall’esplorazione delle sue radici ebraiche, gettando nuova luce su un autore che sviluppa uno sguardo critico sulle dinamiche che la storia, personale e politica, è capace di innescare. Ne ‘La melodia del giovane divino’, Michelstaedter scrive: ‘La vita si misura dall’intensità e non dalla durata’. Prendendo in prestito queste parole, è possibile dire che la biografia scritta da Campailla ha un’altissima intensità, le pagine bruciano di sapere e risplendono di umanità.

 

Kader Diabate con Giancarlo Visitilli – La pelle in cui abito (Laterza)

“Sono nato in una casa senza porte. La sua forma è sempre stata quella di una U, che è una lettera simile alla O ma non è chiusa, permette di uscire ed entrare, abbraccia e tiene”. Inizia così il racconto struggente di Kader Diabate, un ragazzo che a quindici anni parte dalla Costa d’Avorio per raggiungere l’Europa, attraversando il deserto, l’incarcerazione in Libia e il viaggio nel Mediterraneo su un gommone. Anche la storia di Kader, raccolta dallo scrittore Giancarlo Visitilli, “abbraccia e tiene”, perché il pregio di questo ragazzo che oggi ha poco più di vent’anni ed è diventato ambasciatore Unicef, è di trasmettere al lettore non un senso di vittimismo o di compassione, ma una straordinaria forza di combattere per il suo bene e quello della comunità umana. I capitoli del libro hanno il nome delle parti del corpo umano: pancia, braccia, gambe, testa, spalle, occhi, piedi, orecchi, lingua, mani, naso, stomaco, reni, cuore. Come scrive Visitilli nella postfazione “ogni parte è una metafora e un rimando continuo ad azioni, prima di tutto”. La sofferenza vissuta da Kader è diventata il carburante per alimentare la sua lotta pacifica, nutrita dalla passione per i libri e la cultura. “Penso continuamente che c’è un’unica cosa che può dare sapore alla vita di ogni essere umano: – dice Kader – l’accesso alla cultura da parte di tutti gli uomini e le donne del pianeta. Solo la cultura dà senso alle nostra esistenze”. Acquistate questo libro, leggetelo con una matita in mano, fermatevi a pensare; regalatelo per Natale, donate qualcosa che va oltre il semplice gesto di leggere.

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28 Novembre 2019
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