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Il benservito a Salvini e Renzi piatto del giorno in una trattoria romana

matteo renzi matteo salvini
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Calenda contro Renzi, il Pd che sta a guardare e non decide, il M5S che presto si ritroverà con il conto (da pagare) e senza Conte. Capita di pranzare in una piccola trattoria del centro di Roma, zona Parlamento, e di ascoltare qualcosa di interessante. I tipi, all’apparenza, appartengono sì alla classe politica ma sono quelli che stanno un passo indietro, studiano la situazione e consigliano ai leader il da farsi. Curioso, non sono della stessa parte politica, almeno stando ai discorsi che fanno, e questo rende la cosa più intrigante. Ma ecco la cronaca, sintetizzata, del confronto rubato.

“Ieri il segretario del Pd con la bocciatura del ddl Zan ha preso una bella botta, lui in persona, anche se all’ultimo minuto ha scaricato la palla della mediazione al povero Zan, e si è visto il risultato”. Se Letta “continua a giocare di rimessa, sperando che il centrodestra si spacchi, stiamo freschi… quando avvertono l’odore del potere quelli si accordano in qualche secondo…”. “Messi così i dem, con le varie tribù che si vanno organizzando all’interno e che Letta può solo guardare” rischiano di infilare altre batoste “a partire dall’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Renzi ormai ha scelto il campo dove giocare, quello del centrodestra, visto che dall’altra parte lo vogliono morto… Metti che i due Matteo trovano l’accordo sul nome, molto difficile sia Berlusconi, e lo portano al Colle, a quel punto Letta se ne tornerà ad insegnare a Parigi, a formare i giovani del prossimo millennio”.

Dopo qualche battuta su questo o quel politico che si affanna per rimanere a galla, ecco che il discorso si sposta sulle prossime elezioni politiche. Queste le parole: “Difficile che si tengano la prossima primavera, a meno che non venga eletto un presidente della Repubblica con i voti del centrodestra così di parte che mandi al voto… ma anche se arriveranno nel 2023 bisogna muoversi adesso. Prima di tutto, fossi in Letta – dice quello che sembra pendere più da quel versante – punterei a due obiettivi: spaccare Forza Italia offrendo una sponda concreta non solo ai politici ma pure alla gran parte di elettorato moderato che non vuol finire nelle mani di Salvini; poi mettere fuori gioco Matteo Renzi, che se ne va in giro per il mondo a far cassa per la sua campagna elettorale”. Risate degli altri… “Ti sembra facile, quello ormai lotta per la vita, pronto ad allearsi anche col diavolo pur di tirare a campare”…, “per la gioia di Letta” aggiunge l’altro, e scoppiano a ridere.

Si torna seri: “Ma no, Letta, se dalle sue parti ci fosse qualcuno che ragiona, si affiderebbe a qualcuno capace, qualcuno che ha già dimostrato di avere stoffa per giocare sul piano nazionale… ma ci vorrebbe intelligenza”. Qualche secondo di attesa e poi esce fuori il nome: “Carlo Calenda è l’uomo giusto, ha le capacità per affermarsi come leader di una forza liberale e riformista. Lo chiamerei e con lui metterei per iscritto, fidarsi è bene ma non si sa mai, un bell’accordo: puntiamo a far sì che l’elettorato di Forza Italia non finisca nella Lega di Salvini alleata di Renzi. Tu Calenda puoi davvero rappresentare quel centro moderato prezioso alleato del centrosinistra che si batte contro il populismo sovranista… poi Calenda, anche se ha un carattere di (censura) è un politico di razza, parla chiaro, si fa capire e alla fine è pure più simpatico di Renzi… Lo vedo bene con Carfagna, Gelmini, Brunetta”.

La discussione entra nei particolari: “Sì, ma per l’accordo ci vuole qualcosa di concreto”. “Vero – risponde l’altro- e quindi per stringere il patto Letta a Calenda dovrebbe offrire subito il collegio di Roma 1 lasciato libero da Gualtieri eletto sindaco. Lì c’è elettorato ‘pariolino’ alla Calenda… Il leader di Azione entrerebbe in Parlamento, prima di Conte (risate), e lascerebbe al Pd il suo seggio al Parlamento europeo, pari e patta, con un accordo che spariglierebbe il quadro politico, mettendo fuori gioco Salvini e Renzi”. “E farebbe un grande favore a tutto il Paese – lo interrompe l’altro – mandando Berlusconi finalmente ai giardinetti, innescando il cambio di leadership e di linea politica nella Lega, che magari con Giorgetti filoamericano potrebbe tornare spendibile”.

Per ascoltare fino alla fine ho rallentato al massimo la masticazione, preso il dolce e ben tre caffè. Me ne valeva la pena, anche se ora mi toccherà fare jogging.

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