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Roma, Esc a rischio chiusura. Gli attivisti promettono battaglia

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Una sentenza del giudice civile ha condannato al pagamento di 221mila euro di canone di locazione lo storico spazio autogestito che da 17 anni offre agisce a San Lorenzo. "Ci sentiamo truffati dal Comune"
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ROMA – Si sentono truffati e presi di mira gli attivisti di Esc, lo storico spazio autogestito che da 17 anni svolge attività di mutuo soccorso, animazione culturale e sportello sociale nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Un’esperienza che rischia di essere cancellata dopo che la sentenza del giudice civile dello scorso 20 ottobre ha stabilito l’applicazione per lo spazio sociale della ‘famigerata’ delibera 140/2015 del Campidoglio, a firma Ignazio Marino e Luigi Nieri, condannando l’associazione a pagare l’intero canone di locazione in forma retroattiva dal 2009 al 2019 per un totale di circa 221mila euro.

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GLI ATTIVISTI: “TRUFFATI DAL COMUNE, QUEI SOLDI NON LI ABBIAMO”

La sentenza, quindi, sconfessa la precedente attribuzione del cosiddetto ‘canone sociale’ al 20%, che era stato stabilito proprio in virtù delle attività socio-culturali dello spazio. “Ci sentiamo truffati dal Comune di Roma – dichiara Alessandro, attivista di Esc – che inizialmente aveva stabilito il canone ridotto e poi ha fatto marcia indietro, negli anni in cui c’era un clima di persecuzione degli spazi sociali, considerati a torto un danno erariale. In questi anni sono poi intervenute molte sentenze che hanno confermato che alle realtà sociali andavano garantiti i canoni scontati. Siamo sconvolti perché quello di Esc è l’unico caso in cui un giudice ha stabilito che la somma da pagare è questa cifra assurda, che noi non abbiamo“.

Così lo storico spazio di via dei Volsci, che in 17 anni di attività è diventato un punto di riferimento per il quartiere e per la politica cittadina, rischia di scomparire definitivamente. “Esc è uno spazio essenziale per il quartiere – commenta Rocco, attivista di Esc – perché è riuscito a costruire una miriade di iniziative di vario genere, dallo sportello di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici allo sportello di tutela dei migranti e delle migranti, dalle assemblee e i dibattiti alle iniziative culturali e musicali, che erano alternative al cosiddetto ‘divertificio’ che domina sempre più il quartiere”.

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L’ATTIVITÀ DI ESC DURANTE LA PANDEMIA

“Durante la pandemia – prosegue Rocco – la risposta è stata quella di chiudere subito ed investire tutte le nostre energie in attività solidali e mutualistiche, contribuendo a creare la quarantena solidale. Abbiamo individuato una quarantina di nuclei familiari a rischio, a cui consegniamo ogni settimana dei pacchi di generi alimentari e di prima necessità. Per tutti questi motivi, troviamo assurdo che ci vengano richieste ingenti somme di denaro, quando tutte le nostre energie in questi 17 anni hanno sopperito alle mancanze di servizi e gestione politica di un quartiere e di una città”.

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Proprio ieri lo spazio, dopo il lungo periodo di chiusura dovuto alla pandemia, ha riaperto per la prima volta le sue porte ad un’attività sociale: ‘un mondo di storie’, un ciclo di letture di libri destinati all’infanzia. Mentre gli attivisti, ai microfoni della Dire, denunciavano la gravità della sentenza che si è abbattuta su di loro, lo spazio si riempiva di bambini e bambine, venuti ad assistere alla lettura recitata, in italiano e in arabo, di un libro bilingue. “Non si possono cancellare così 17 anni di mutualismo. Non possiamo accettare quella che per noi è una grave ingiustizia e un affronto, per questo costruiremo una grande mobilitazione – conclude Alessandro – E ci aspettiamo che la nuova giunta che si insedierà prenda finalmente in mano la situazione, e dimostri un atteggiamento radicalmente diverso dalla precedente giunta Raggi”.

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