Presidente i cittadini protestano… “dategli il ‘grano'”. Ma basterà?

L'editoriale del direttore Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Anche oggi il bollettino degli scontenti e delle proteste, di quella e quell’altra categoria colpita dagli stop del decreto Conte, si allunga. Nei Palazzi della politica nazionale si aspetta, con crescente preoccupazione, il discorso che farà stasera il presidente Macron ai francesi con l’ormai scontata decisione di chiudere tutta la Francia per un mese visto che i contagi Covid sono fuori controllo. Toccherà anche all’Italia? Questa la domanda che si rincorre tra i parlamentari a livello trasversale. A quanto si è saputo, con studi, tabelle e grafici del Comitato tecnico scientifico, anche da noi se i contagi raggiungeranno le stratosferiche cifre francesi, 30-40 mila al giorno mentre noi ora siamo poco sopra 20mila, non avremo scampo, si chiuderà di nuovo tutto anche qui da noi. Tutti incrociano le dita e aspettano di vedere se entro 10 giorni le misure adottate con l’ultimo decreto avranno un qualche effetto. Per quanto riguarda invece il dibattito parlamentare, oggi il presidente Conte è intervenuto alla Camera per rispondere ad alcune interrogazioni presentate dalle forze politiche. Ha ribadito che il decreto era necessario, urgente, che non si poteva fare altro. Che capisce i cittadini italiani che protestano e sono disperati per le chiusure e per questo entro breve verranno messi soldi direttamente sui loro conti bancari. Basterà questo a placare gli animi e le preoccupazioni? Per non pensare a quello che potrebbe accadere se, per qualsiasi motivo, non verrà rispettato l’impegno preso pubblicamente di pagare entro metà novembre. Il confronto politico oggi si è incentrato su due fatti: la lettera del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, dove si invita Conte al dialogo con le opposizioni; l’intervista di Silvio Berlusconi, che mette a disposizione i voti di Forza Italia nell’interesse del Paese. Arrivati in contemporanea, ma chi sta accanto ai leader giura e ri-giura “che non era una mossa concordata”. Fatto è che tutti e due i messaggi hanno il medesimo destinatario: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Sta a lui prendere in mano l’iniziativa “e darsi da fare” come dicono i Dem: “E non serve mettere in campo comitati di qua e di là come pensa il capogruppo Marcucci – osserva un esponente vicino a Zingaretti- basta che Conte non stia fermo, immobile ad aspettare… deve chiamare, invitare, parlare, andare a pranzo… ma che dobbiamo dirglielo noi?”. Qui sta il punto, che la maggioranza già scossa da tensioni e distinguo al suo interno non regga anche ad ipotesi di ‘allargamento’, magari proprio a Forza Italia. In quel caso, infatti, anche se ‘pilotata’ bisognerebbe passare da una messa in discussione dell’attuale compagine di Governo, magari con un forte rimpasto e ingresso di personaggi più autorevoli, con più peso politico. Il problema, sembra di capire incrociando diverse fonti, è che se la palla non verrà giocata dal presidente Conte presto se la prenderà qualcun altro: “Dio non voglia, ma se anche noi saremo costretti a chiudere di nuovo tutto a quel punto sarà difficile per l’attuale Governo, che già mostra incrinature al suo interno, reggere l’urto. E come è già accaduto in passato, di fronte ad una simile emergenza, arriverà per forza il momento dell’unità nazionale, sempre accompagnato da profondi capovolgimenti politici. Difficile in quel momento dire di no ad una figura come Mario Draghi e ad un governo del Presidente. Con tutti i partiti costretti a dire “sì, lo voglio”.

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28 Ottobre 2020
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