VIDEO | I ristoranti a Bologna apparecchiano in piazza. E poco più in là scatta il ‘Vaffa’ per Conte

Da un lato tavole apparecchiate sul Crescentone (con il sottofondo del 'Silenzio'), dall'altra la rabbia degli 'esercenti resistenti' con cartelli e slogan: anche a Bologna i ristoratori scendono in piazza
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BOLOGNA – La protesta dei ristoranti, bar, pub di Bologna scende in piazza Maggiore. I primi a prendersi i riflettori sono gli “esercenti resistenti” organizzati da Giovanni Favia, ex ‘delfino’ del M5s, che sfilano di fianco al ‘Crescentone’ occupato da Ascom-Confesercenti con una stesa di tavole apparecchiate (e il ‘Silenzio‘ suonato da un trombettista).

“Libertà, libertà”, invocano gli ‘esercenti resistenti’. “Conte, Conte, vaffanc…”, parte un coro, quasi dubito stoppato da uno dei leader del corteo. “Noi, siamo civili”, assicura, invitando i manifestanti ad abbassare i toni.

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Le tavole apparecchiate da Ascom-Confesercenti:

URLA E “SILENZIO”, LOCALI IN PIAZZA: ‘LOCKDOWN CI FA MALE’

Risuona il “Silenzio” in piazza Maggiore a Bologna, anche se è appena mezzogiorno. E’ il silenzio che scende su bar, ristoranti e pub alle 18, quando, come prescrive il Dpcm del 25 ottobre, gli ultimi clienti escono, le serrande si abbassano e resta aperto solo chi fa asporto. Protestano così i gestori dei locali Confcommercio Emilia-Romagna, con una distesa di tovaglie apparecchiate, sistemate in ordine sul Crescentone, ma senza commensali, come accade nei locali alla sera. Poco più là ci sono i taxi, vuoti, come avviene sempre più spesso nelle ultime settimane, schierati in solidarietà ai ristoratori.

Piazza Maggiore questa mattina è stata un crocevia di proteste, iniziate con il corteo degli ‘esercenti resistenti’ dell’ex grillino Giovanni Favia. Le ‘due’ piazze a tratti si mescolano, dialogano, discutono, evidenziando approcci diversi alla protesta contro le restrizioni. Una delegazione di Confesercenti, guidata dal presidente Massimo Zucchini, e dal direttore Loreno Rossi, intanto ha incontrato il prefetto Francesca Ferrandino. “Si è qui per sancire il diritto al lavoro di tutti, senza discriminare tra comparti produttivi e imprese. Davanti avremo alcuni anni in cui dovremo convivere con il virus, è inutile che ci illudiamo. Lavorare a singhiozzo per l’economia è disastroso“, avverte il presidente di Ascom Bologna e di Confcommercio Emilia-Romagna, Enrico Postacchini, presente alla manifestazione organizzata dalla Fipe nel capoluogo (e contemporaneamente in altre 18 piazze italiane).

“INUTILE ILLUDERE LE PERSONE DICENDO CHE I CONTRIBUTI ARRIVERANNO SUBITO”

Serve un nuovo patto nazionale in cui si stabilisce come si deve lavorare da oggi in avanti. Il lockdown fa poco e niente per il virus e fa malissimo all’economia. Non possiamo creare un paese di pensionati assistiti dallo Stato, di disoccupati, impedendo a chi sta bene di salute di andare a lavorare. Vale per i dipendenti come per i datori di lavoro, con tutte le cautele e attenzioni”, sostiene Postacchini. “C’è chi si è indebitato per restare aperto, al di là degli aiuti dello Stato in parte ancora non arrivati. Chi ha fatto domanda per il fondo perduto per il lockdown scorso ad agosto, non ha ancora ricevuto una lira. Perchè le misure di oggi dovrebbero arrivare prima di quelle che stanno aspettando da agosto? Inutile illudere le persone dicendo che i fondi arriveranno subito“, contesta il numero uno dell’associazione del commercio.

“Per non arrivare a questi estremi lo Stato deve investire in organizzazione: meno stanziamenti a fondo perduto, ma più organizzazione delle città, degli orari, più controlli sul rispetto delle misure di sicurezza, organizzazione del trasporto pubblico e della sanità. Quello che succede nelle vie e nelle piazze delle città non è colpa dei ristoratori, ma dei mancati controlli“, sostiene Postacchini. “Non può essere scaricata sugli operatori e sui piccoli imprenditori l’inefficienza del sistema. Tutta la filiera è a rischio. E’ un mondo enorme, fatto di tanti fornitori che non può essere inchiodato”, ammonisce. “Il lockdown non è una soluzione, è una estrema disperazione per far fronte all’inefficienza. Se le regole sono cambiate da domenica ad oggi, ci si dica come devono cambiare e domani si riapre”, conclude. In realtà, c’è chi non vorrebbe proprio chiudere e sfida Confcommercio. “Dobbiamo restare aperti tutti alla sera. Se lo fa uno solo, viene multato, ma se siamo in tanti possiamo dare un segnale”, è la proposta di un uomo con i megafono, caduta nel vuoto in questa parte della piazza.

LA RABBIA DEGLI ‘ESERCENTI RESISTENTI’

I toni, del resto, si alzano nell’altra manifestazione, quella degli esercenti resistenti: dal corteo partono insulti al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (“vaffam…”, “pezzo di m…”) e cori che inneggiano alla libertà. “Non mi aspettavo un fiume di gente così. C’erano delegazioni anche da altre città della regione. Dipendenti e titolari insieme, persone con idee politiche diverse unite”, racconta Favia. In effetti, si sono visti molti bomber neri e qualche saluto romano. “Se decidono di chiuderci, devono trovare un modo per farci vivere. Ci stanno prendendo in giro a reti unificate, sembra che abbiamo stanziato chissà che e aspettiamo ancora quelli dell’altra volta”, conclude.

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28 Ottobre 2020
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