Nasce ‘Moleste’, oltre 80 professioniste del fumetto unite per la parità di genere

Le artiste:"Vogliamo essere giudicate come artiste, non come donne"
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ROMA – Sono fumettiste, sceneggiatrici, disegnatrici, coloriste, letteriste, soggettiste, giornaliste, traduttrici, ghost writer le oltre 80 firmatarie del Manifesto di ‘Moleste‘, il collettivo per la parità di genere nel mondo del fumetto nato con l’intento di veder riconosciuto l’impegno profuso nel settore da tantissime professioniste, ma anche per chiedere rispetto negli ambienti di formazione.

Anche nel mondo del fumetto italiano succedono cose sgradevoli– scrivono sul sito www.moleste.org le Moleste- L’albo di supereroi che stai leggendo in spiaggia potremmo averlo scritto, disegnato, colorato o letterato noi. Il fumetto educativo ma divertente per tuo figlio, le tue graphic novel, l’albo che hai appena comprato in edicola, la striscia online che ti ha fatto ridere un minuto fa. Oppure potrebbe averlo scritto, disegnato, colorato o letterato uno di loro. Discriminazioni sul lavoro, comportamenti inappropriati nelle scuole, vere e proprie molestie. Non sono la norma, ma non sono rarità come potresti pensare. In un settore senza albo professionale, in cui il lavoro raramente gode di garanzie sindacali, il terreno degli abusi è particolarmente fertile”.

Tre gli obiettivi principali del collettivo, illustrati un manifesto. Innanzitutto, “combattere i comportamenti abusanti nel mondo del fumetto”, dalle avance di insegnanti, responsabili di progetto e autori, al ‘grooming‘, alle discriminazioni su base estetica. “Quello che ci aspettiamo- scrivono al secondo punto le Moleste- è un mutato atteggiamento da parte del nostro settore. Non solo una condanna teorica e generica dei comportamenti di cui sopra, ma un’effettiva partecipazione nel risolvere il problema” da parte di “colleghi”, “case editrici”, “scuole di fumetto”, “fiere e convention”.

Il Manifesto, si legge al terzo punto, “è una chiamata all’unione e alla solidarietà, per migliorare la vita di tutte le persone coinvolte, qualunque sia il loro genere, dalle professioniste che lavorano nel settore da molti anni, alle esordienti, a chi è ancora in formazione”.

Sottolineano le artiste: “Vogliamo essere giudicate come artiste, non come donne. Non siamo obbligate ad accettare un invito a cena per parlare del nostro lavoro. Non siamo tenute ad andare a casa di nessuno per mostrare il nostro portfolio. Non è detto che ogni valutazione sul nostro aspetto fisico sia ben accetta, soprattutto all’interno di rapporti professionali. Non siamo ‘belle’, ‘tesoro’, ‘amore’. Siamo professioniste e come tali vogliamo essere considerate– ribadiscono- Non siamo neanche ‘bruttine’, ‘frigide’, non ci dobbiamo ‘rilassare’. Siamo colleghe”.

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