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Lotta a droga-bullismo, gli episodi raccontati a ricreazione

Il progetto della Cgil si è svolto negli anni 2014-15 in una scuola media e in una scuola superiore del fiorentino
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FIRENZE – Emersione di fenomeni quali violenza di genere, utilizzo e spaccio di stupefacenti, maltrattamenti familiari, conflitti nelle classi, cyberbullismo, disagio. E poi pronte segnalazioni ai dirigenti scolastici o alle autorità di vigilanza, affrontando così situazioni critiche prima che diventassero ingestibili. Sono alcuni dei risultati del progetto “Raccontiamolo fuori“, finanziato con 10.000 euro da Flc-Cgil, Fisac Cgil e Cgil della Toscana, che ha coinvolto due scuole del territorio fiorentino, una secondaria di primo grado (Istituto comprensivo Verdi) ed una secondaria di secondo grado (Istituto tecnico turistico Marco Polo). Il progetto, svoltosi nell’anno scolastico 2014-2015, si è basato su due educatori: con cadenza bisettimanale, hanno condiviso le ricreazioni con gli studenti, ascoltandoli, osservandoli e coltivando relazioni.

toccafondi_Un percorso benedetto anche dal sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi al quale i giornalisti oggi hanno chiesto se per caso avesse rivisto le sue posizioni da sempre favorevoli sul fronte del fenomeno degli stupefacenti nelle scuole all’uso dei cani antidroga. “Non ho cambiato idea- ha tagliato corto Toccafondi- come dissi a suo tempo e lo ribadisco ora, difendo l’autonomia scolastica. Se un preside decide di non fare entrare la Polizia dentro la scuola o anche dentro il plesso non troverà mai un ostacolo nel sottosegretario. Io credo nell’autonomia scolastica, i presidi sanno cosa è meglio“.Tuttavia, il sottosegretario ha richiamato l’attenzione su un punto: “Non facciamo vedere un agente in divisa come un nemico o un cane antidroga come un nemico- ha avvertito- sono pezzi dello Stato che fanno il loro dovere. Occorre andare col doppio binario, il passo della presenza dello Stato, in questo ho sempre fatto un appello alle scuole, che si vede coi controlli, ma l’altro passo è l’aspetto educativo. E su questo eravamo più deboli e siamo più deboli, perché è iniziato ora nel mondo della scuola”. Pertanto, ha chiarito, “bene queste sperimentazioni, l’importante è che ci siano tutti e due gli aspetti: l’uno non deve per forza escludere l’altro”.

di Carlandrea Poli, giornalista

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