mercoledì 7 Ottobre 2026

A Bologna decine di striscioni ‘Nessuno è straniero’, ce n’è anche uno all’asilo

Dopo il caso di Genova, anche davanti a un asilo di Bologna è spuntato lo striscione 'Qui nessuno è straniero' in polemica con il decreto scuola

BOLOGNA – La scuola bolognese si mobilita alla luce del decreto del Governo. Questa mattina, dopo l’episodio dello striscione fatto togliere a Genova, all’esterno di alcune scuole cittadine, a ridosso del suono della prima campanella della settimana, è comparso lo slogan “Qui nessuno è straniero”. È successo perfino in una scuola dell’infanzia, la scuola comunale Fantini di via Lorenzetti. Fuori dal comprensivo 22 in via Milano hanno manifestato invece alcuni genitori ed insegnanti insieme al segretario della Camera del lavoro Michele Bulgarelli, nell’ambito della campagna lanciata dalla Cgil.

LEGGI ANCHE: Decreto scuola, a Genova la Polizia rimuove striscione bimbi da una primaria. La sindaca Salis lo fa rimettere

DECINE DI STRISCIONI TRA BOLOGNA E PROVINCIA

“Decine e decine” tra Bologna e provincia le scuole che hanno aderito alla campagna Flc-Cgil contro il decreto del Governo sul tetto di alunni stranieri. Striscioni, cartelli e manifesti con scritto “Qui nessuno è straniero” sono stati affissi all’ingresso degli istituti. “La ricerca di consenso elettorale da parte del Governo ha spostato il dibattito attorno alla scuola pubblica verso pericolosi estremismi di destra”, afferma il segretario bolognese della Flc-Cgil Gabriele Caforio. “Il ddl scuola, approvato con decretazione d’urgenza dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre, travalica l’argine rappresentato dalla nostra Costituzione e porta la discussione in una cornice di discriminazione e compressione dei diritti. Un decreto che non prevede nulla su salari e precariato e che fa solo propaganda ideologica sulla pelle degli studenti, trasformando l’accesso all’istruzione in una bandiera ideologica”.

L’inclusione, sottolinea poi Caforio, “non si attua guardando al numero degli studenti stranieri nelle classi o prevedendo multe per i genitori che non frequentano i corsi d’italiano. Si attua, invece, creando classi con un numero di studenti adeguato. La scuola ha bisogno di abbassare il tetto al numero di alunni per classe, ha bisogno di maggiori investimenti sugli organici, sulla stabilizzazione del precariato, sul tempo scuola e ha la necessità di essere più aderente alla realtà nella quale si trova puntando sulle figure specializzate a partire da mediatori linguistici e psicologi. La scuola pubblica, conclude poi il sindacalista, “garantisce la libertà di insegnamento, attua la Costituzione e la rende concreta ogni giorno, non fa propaganda e non discrimina”.

L’ASSESSORE ALLA SCUOLA: “IL GOVERNO SOFFIA SUI PROBLEMI”

Davanti all’Ic 22 c’era anche l’assessore comunale alla Scuola Daniele Ara. “Mi sono sentito di portare la mia solidarietà e un messaggio di vicinanza a tutta le comunità scolastiche”, spiega Ara alla ‘Dire’, sottolineando che non si tratta di un messaggio contro il Governo. “Bisogna prendere atto che la scuola è di tutti, invece questo decreto non vuole affrontare la complessità della scuola, che comprende sì anche il fatto che ci sono bambini che non sanno l’italiano. Ma così è come se si dicesse che la scuola non funziona perché ci sono gli studenti stranieri”. In questo momento, sottolinea ancora l’assessore Pd, “non abbiamo bisogno di alzare la tensione, bisogna che questo dibattito torni a livelli razionali. Le comunità scolastiche vanno aiutate, invece per l’alfabetizzazione dallo Stato arriva pochissimo, spesso sono i Comuni a farsene carico”. È un modo di “soffiare sui problemi”, secondo Ara, anche il ‘divieto’ di burqa. “Io non ho mai visto ragazze entrare col burqa a scuola- ribadisce- e comunque si sa già che bisogna girare a volto scoperto. Si interviene questi temi solo perché adesso c’è qualcuno più a destra ad utilizzarli”.

Leggi anche