ROMA – Non c’è più niente di amichevole nelle amichevoli che il calcio mondiale ha ribattezzato Nations League per trarne, banalmente, profitto. Il clima tutt’attorno alla seconda partita della Nazionale è denso come il Das. L’Italia in emergenza ormai endemica subisce l’ansia della retrocessione in “serie B”, anche se lo stesso concetto di B è l’artefatto regolamentare di una competizione un po’ posticcia: la Norvegia che tanto ha brillato al Mondiale nel 2022-23 era in B, e l’Inghilterra che al Mondiale è arrivata in semifinale, era in B nel 2024-25. Ma tant’è: il percepito è drammatico, l’erba del vicino manco la vediamo più.
C’è la Turchia a Bursa, in uno stadio a forma di coccodrillo che si presta a decine di ispiratissime metafore. E la sostanza è che già puzza di spareggio. Nemmeno il tempo di elaborare il lutto per la terza esclusione dal Mondiale che ci ritroviamo esattamente lì dove c’eravamo tanto tormentati prima dell’estate: assenti, accaldati, in crisi.
La storia dice che l’Italia non ha mai perso nei tredici precedenti, ma l’inedito è sempre dietro l’angolo in questa fase di sabbie mobili. Mancini, che nel frattempo ha scelto di giocarsela in difesa mediatica (“le critiche non mi toccano”), prova lo scarto in avanti: ha lasciato a Coverciano dieci convocati su trentantré, persino Barella. Ci saranno un po’ di cambi, come in una roulette che prima o poi dovrà girare.
Il calcio italiano ha una sua personalissima scala mobile, in discesa perenne. E’ passato il messaggio che contro la nazionale guidata da Montella sia uno scontro diretto per il terzo posto di un girone che ha già i primi due prenotati da Francia e Belgio. Anche se mancano cinque partite. Ormai nessuno s’illude più di nulla.
In questa contabilità dimessa un pareggio in trasferta sarebbe già un buon affare. Una sconfitta, invece, imporrebbe un ricalcolo delle strategie e un’ulteriore ammissione di debolezza. Tanto più che la giornata successiva porta a Parigi, contro la Francia, pur priva di Mbappé. Due anni fa, naufraghi di Euro 2024, l’Italia ebbe un rigurgito di bellezza, e a Parigi vincemmo bene benissimo, 3-1. C’era pure Mbappé. Ma quella è una fotografia sbiadita un pezzo alla volta, come in Ritorno al Futuro.
Il motivo di tanta apprensione sta – appunto – nell’astruso regolamento della Nations League, che non si limita a premiare chi vince ma distribuisce destini anche a chi resta indietro. Le due migliori terze restano in A ed entrano tra le teste di serie al sorteggio dell’Europeo. Le due peggiori terze devono giocarsi la permanenza negli spareggi contro le squadre di B, però la testa di serie la conservano. Le quarte vanno ai playout, le due peggiori scendono direttamente in B, senza processo. E’ un puzzle complicato che serve a tenere vivo l’interesse di queste finestre strappate ai campionato nazionali. Un’operazione tutto sommato riuscita.
Un quarto posto dell’Italia costerebbe dunque tantissimo. In Serie B, lontano dalle stanze nobili del calcio europeo, ne usciremmo svalutati nell’immagine, e costretti ad un cammino più complicato verso le fasi finali di Mondiali ed Europei. Il guaio dei piani inclinati è che a un certo punto smettono di essere una metafora.




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