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Il commercio è sopravvissuto al Covid, ma in Emilia-Romagna il recupero vero sarà nel 2023

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Il presidente regionale di Confesercenti Dario Domenichini: "È necessario organizzare un tavolo con i diversi soggetti istituzionali per concertare gli interventi e utilizzare al meglio le risorse europee"
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BOLOGNA – Tempi duri, anche in Emilia-Romagna, per il commercio che nonostante la ripresa dei consumi registrata negli ultimi mesi, ancora non è tornato a livelli pre-pandemia. Il turismo è in ripresa, i consumi ripartono, ma “anche se vediamo qualche luce in fondo al tunnel, la situazione è ancora preoccupante“, ammette il presidente regionale di Confesercenti, Dario Domenichini, che si presenta come candidato unico all’assemblea dell’associazione che oggi è convocata per il rinnovo dei vertici regionali.

Nei prossimi mesi si deciderà il futuro di tante piccole imprese“, ammonisce Domenichini, che pensa a come verranno utilizzati i miliardi del Pnrr, ma anche alle sfide che attendono le aziende di fronte ai cambiamenti sociali innescati e accelerati dalla pandemia. Perché, se i lunghi mesi lockdown e le restrizioni hanno portato alla riscoperta del ruolo del commercio di vicinato, nello stesso tempo hanno imposto un cambio di passo verso l’innovazione delle attività con la crescita dell’e-commerce e delle consegne a domicilio.

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Per capire meglio quali sono state le difficoltà del comparto e mettere a punto efficaci strategie di recupero, Confesercenti ha commissionato a Nomisma uno studio che ricostruisce la storia degli ultimi mesi ne prova a dare spunti utili per il futuro. L’istituto di ricerca parte da un dato, l’alto numero di domande, 4.650, per accedere ai fondi della Regione destinati a quanti non riescono a pagare l’affitto. Una dimostrazione dell’impoverimento generale degli emiliano-romagnoli che “impatta sui consumi”, con previsioni di spesa ancora incerti per il 2022 e l’ipotesi di recupero solo nel 2023. Di qui la preoccupazione delle imprese, che nel 2020 hanno perso quote importantissime di fatturato (-71,4% la ristorazione) e non le hanno ancora recuperate.

Per il commercio al dettaglio, l’indice del valore delle vendite ne 2019 era di 121 punti, a luglio 2021 è a 106, ancora lontano dai livelli pre-Covid. Nel secondo trimestre dell’anno aumenta il fatturato anche per le attività di alloggio e ristorazione, ma non basta a tornare al dato del dicembre 2019 (74 contro 105). Intanto, a fine 2020 mancavano all’appello 879 imprese (più nel commercio che nella ristorazione). Quelle che hanno resistito alla crisi, si sono rimboccate le maniche cercando nuove opportunità di business: il 32% ha introdotto nuovi strumenti di pagamento digitale, il 29% ha aderito a portali web locali, il 26% ha aperto un proprio sito, il 24% ha scelto le vendite on-line, il 25% ha introdotto il sistema del Qr code per la visualizzazione dei menù.

Il canale più efficace a sostenere le vendite si sono rivelati i social: in prima posizione tra le imprese la promozione su Facebook e Instagram (72%). Le restrizioni hanno cambiato anche il modo in cui si fa la spesa, con la forte crescita di chi sceglie la consegna a domicilio (+34%). Non per questo, non viene riconosciuto il valore del commercio di vicinato. Il 48% dei consumatori emiliano-romagnoli, secondo la ricerca di Nomisma, lo ritengono un pilastro per la vivibilità delle città.

“Il commercio di vicinato è una realtà imprescindibile per la vivibilità e la sicurezza dei paesi e delle città della nostra regione. Per uscire dalle difficoltà i cui il settore si è trovato a causa della pandemia è necessario organizzare un tavolo con i diversi soggetti istituzionali per concertare gli interventi e utilizzare al meglio le risorse europee”, tira le somme Domenichini. Alla Regione Confesercenti chiede un sostegno agli investimenti aziendali, l’azzeramento delle tasse per due anni, ma anche incentivi al comparto turistico e alla conversione ecologica dei mezzi con cui si fanno le consegne. “Nel Pnrr si parla di rigenerazione urbana: per noi questo passa dal sostegno al commercio che fa vivere i centri storici. Servono però interventi importanti. Servono incentivi anche per il ricambio generazionale. Noi saremo vigili sulla distribuzione dei fondi europei. Sono risorse che vanno spese velocemente e bene”, conclude Domenichini.

IL TURISMO VA MEGLIO DEL PREVISTO, MA NON BASTA A RECUPERARE I LIVELLI PRE-COVID

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L’estate va meglio del previsto per il turismo in Emilia-Romagna, ma il pienone di giugno, luglio e agosto non basta a recuperare i livelli pre-pandemia. Perché all’appello mancano ancora 4 milioni di pernottamenti rispetto al 2019.

“Dal turismo emergono dati superiori alle aspettative, in particolare in Riviera e Appennino, ma siamo ancora lontani dai livelli pre-covid, soprattutto nelle città d’arte”, rimarca il presidente regionale di Confesercenti, Dario Domenichini, illustrando i risultati di una ricerca realizzata dal Centro studi turistici di Firenze in occasione dell’assemblea dell’associazione. Tra gennaio e luglio 2021 gli arrivi sono aumentati del 36% sul 2020 e le presenze hanno fatto segnare un +48%. Tuttavia, il confronto con il 2019 non lascia scampo: -46% gli arrivi e -37,5% le presenze.

I flussi turistici nelle città d’arte nei primi sette mesi dell’anno sono stati più o meno stabili rispetto a un anno fa (+1,1% gli arrivi, +0,9% le presenze): il saldo rispetto è leggermente positivo per circa 8.000 turisti e 17.000 pernottamenti. Se il bilancio del mercato nazionale è positivo, proseguono, invece, le difficoltà sul fronte dei flussi di viaggiatori stranieri. Del resto, anche in questo caso il confronto con il 2019 è impietoso: arrivi -62,2%, presenze -54,8%. “Il mese di agosto è andato benino, con buoni risultati, ma siamo lontani dai numeri del periodo pre-Covid”, osserva Domenichini, preoccupato, soprattutto, per il futuro di tour operator e agenzie di viaggi. “Sono in ginocchio e la ripresa sembra lontana. Serve un intervento strutturale della Regione“, afferma.

I RINCARI DELLE BOLLETTE ENERGETICHE POTREBBERO IMPATTARE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

I rincari delle bollette energetiche potrebbero impattare negativamente sulla ripresa dei consumi, ancora incerta nonostante la ripresa economica. L’allarme è di Confesercenti Emilia-Romagna. “Il rilancio dei consumi è fondamentale. Purtroppo negli ultimi anni c’è stata una contrazione importante, ampliata dalla pandemia. Se dovessero arrivare nuovi costi per le famiglie, come quelli annunciati per le bollette, sarebbe un problema. Anche solo l’annuncio genera una contrazione immediata dei consumi”, ammonisce il presidente Dario Domenichini. “Confidiamo che il Governo trovi un modo per lenire questo problema“, aggiunge.

“È un tema sensibile, sul quale le aziende si stanno già interrogando. Anche perché anche per le imprese si prospetta un aumento ulteriore dei costi, già lievitati per le spese legate alle misure di sicurezza per il contenimento del virus”, conclude il direttore regionale dell’associazione, Marco Pasi.

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