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Sanità, Marcocci (Confcooperative): “La priorità è la sostenibilità sociale”

Il presidente dell'ente spiega che la priorità è la sostenibilità, sia ambientale che sociale ed economica: "Così potremo dare un contributo alle città"
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ROMA – La pandemia ha lasciato segni profondi che richiedono nuovi assetti organizzativi a livello territoriale e ospedaliero. La sanità pre-Covid non potrà essere la stessa di quella post-Covid. È una certezza, e i fondi che arriveranno del Pnrr sono un’opportunità di cambiamento da non sprecare. In questo nuovo sistema la leva è il terzo settore che già opera capillarmente da anni sul territorio. L’agenzia Dire ha intervistato Marco Marcocci, presidente di Confcooperative Roma, per capire insieme a lui quali sono le priorità del suo secondo mandato, come il settore che rappresenta e che conta ben 500 cooperative può lavorare su un territorio importante e complesso come la Capitale e a favore dei romani, che a giorni saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco.


-Durante la vostra assemblea annuale di qualche giorno fa sono intervenuti i candidati sindaco Raggi, Gualtieri e Calenda. Il titolo dell’incontro era molto eloquente: ‘Costruttori di bene comune per Roma’. È questo dunque l’appello che arriva da Confcooperative Roma, e soprattutto come si traduce concretamente?


“Questo è il claim che abbiamo utilizzato anche nell’Assemblea che ha eletto i nostri nuovi organi nel 2020. Crediamo che nessun sindaco, di qualunque colore politico, possa immaginare di amministrare una città articolata e complicata come Roma da ‘solo’. Bisogna avere una centralità dei corpi intermedi, del mondo associativo e del mondo del terzo settore, che può essere determinante nella costruzione di un reticolo su cui fare poggiare i punti di sviluppo di questa città. Noi come cooperazione riteniamo di poter svolgere, in questa ottica, una funzione che è quella di essere attori del territorio. Noi non sappiamo delocalizzare al contrario di tante aziende che cercano di muoversi fuori dei confini italiani, noi siamo legati ai territori. Proprio per questo motivo crediamo di essere un valore aggiunto per l’amministratore locale di qualunque ente, ancora di più per una città come Roma. Quindi ‘costruttori di bene comune’, ma in che senso? Noi stando sui territori siamo impegnati, nei settori in cui operiamo, a portare il nostro contribuito al fine di costruire una comunità migliore. In quest’ottica e in questa misura riteniamo che una collaborazione con una istituzione così importante come il Comune di Roma, in un momento in cui va a rinnovo degli organi, possa essere una soluzione piuttosto che una richiesta di spazio. Infatti noi proponiamo soluzioni, e questo è il modo in cui cerchiamo di raccontarci e continueremo a farlo ogni giorno”.


-La vostra realtà conta quasi 500 cooperative, 83mila soci, 35mila dipendenti ed è ben radicata nel territorio in cui lavora e opera al fine di creare sempre di più servizi a misura d’uomo. Quali sono per voi le priorità da mettere all’attenzione del prossimo sindaco di Roma?


“Ne abbiamo elencate alcune senza un ordine gerarchico. Siamo partiti dall’idea che secondo noi la pandemia e il post-pandemia hanno evidenziato in maniera ancora più forte la necessità di un welfare territoriale. Per chi ha vissuto tutte queste fasi della pandemia dal 2020 in poi è esplosa una questione già presente: ovvero la distanza enorme tra i medici di medicina generale e l’ospedale. C’è una strada in mezzo che abbiamo visto, ancora di più con il Covid, davvero ampia. Io stesso ho contratto il virus a marzo del 2020, sono stato uno dei primi e ho provato, come tante altre persone, la difficoltà ad accedere a determinati servizi. Le alternative erano il medico e l’ospedale. Noi riteniamo proprio che su questo punto la cooperazione possa essere una soluzione. Questo non vuol dire che è necessario creare nuovi modelli perché questi servizi li offriamo già con le prestazioni di assistenza domiciliare, con quelle di carattere sanitario, con le cooperative di medici e farmacisti. Penso che mettere a sistema quello che già esiste possa essere sufficiente a ridisegnare un welfare territoriale che in un Comune come Roma può fare assolutamente la differenza per migliorare la condizione di vita delle persone, a prescindere dalla necessità o meno dettata da una malattia ma piuttosto intesa in una ottica di promozione del benessere. Questo è il primo passaggio da fare nelle nostre teste. Tutto quello che abbiamo vissuto in questo periodo ci ha posto in una condizione di estrema vulnerabilità che può essere superata grazie a un modello che punta sulla prevenzione, e dunque sugli interventi prima del problema e poi sul dopo. Infine mettere a sistema come cooperative di medici che fanno assistenza e di farmacisti all’interno del percorso già segnato dalla medicina generale e dagli ospedali sarebbe una conquista straordinaria che è a portata di mano. Tutto questo sarebbe possibile anche senza i fondi del Pnrr, ma certo è una strada ancora più percorribile con i fondi che arriveranno”.


-Quali sono le priorità che vuole affrontare da presidente da qui al 2024?


“L’agenda Onu 2030 ha tracciato una linea molto chiara. Esiste una traiettoria che è a portata di mano ed è allo stesso tempo una necessità. La parola chiave è sostenibilità, bisogna inseguire la dimensione della sostenibilità e l’agenda Onu la declina in un modo che noi sentiamo simile al nostro. Una sostenibilità che non deve essere solo ambientale, che è la più citata e conosciuta, ma anche dal punto di vista sociale ed economico. La sostenibilità sociale è un punto che da sempre ci appartiene e si traduce in pratica con le cooperative di inserimento lavorativo che cercano di offrire una opportunità di lavoro alle persone svantaggiate ma anche semplicemente cercando di dare una risposta a quelle che sono le esigenze di un pezzo di mercato del lavoro che non trova risposte. Penso agli over 50 e alle persone che provengono da un’esperienza negativa e non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro. C’è un progetto che noi seguiamo con particolare interesse che è quello dei ‘workers buyout‘, ossia quelle società che chiudono e che vengono rilevate dai lavoratori che si costituiscono in forma cooperativa e prendono in gestione la società. Quest’ultimo è un modello bellissimo perché cerca, in una dimensione di economia virtuosa, di non ‘sprecare’ le conoscenze e l’esperienza di quei lavoratori. Da qui al 2024 il nostro obiettivo è essere centrati sulla dimensione della sostenibilità e intorno a questa provare a dare il nostro contributo nelle nostre città e nelle nostre comunità”.

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