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Il caso di Mamma D., il Tribunale di Roma sospende il prelevamento dei bambini

Michela Nacca (presidente Maison Antigone): "Chiediamo che anche l’Italia attui quella rivoluzione copernicana tracciata dalla Spagna attraverso la Legge Rodhes"
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ROMA – Mamma D. aveva lanciato il suo appello ai microfoni dell’agenzia Dire. Lei con i suoi figli viveva barricata in casa, alle porte della Capitale, nel timore di un prelevamento dei bambini per la casa famiglia dove sarebbe dovuta andare anche lei. La richiesta era del Tribunale civile di Roma ed era arrivata nel solco di una tormentata vicenda per l’affido dei minori, dopo la separazione della donna dal padre dei suoi figli, le denunce per violenza, la paura dei bambini verso l’uomo e una ctu che l’aveva definita iperprotettiva.

Il Tribunale ordinario di Roma pochi giorni fa, come riportato nel verbale di udienza e relativa ordinanza, ha disposto la “sospensione di ogni ulteriore tentativo di collocamento extrafamiliare dei minori” chiedendo ai servizi sociali “apposita relazione scritta entro fine ottobre” in merito agli “incontri programmati e all’esito della valutazione” e una presa in carico del centro antiviolenza che aveva già seguito la donna.
L’ascolto dei minori e il preminente loro interesse troverebbe in questa ultima disposizione una pietra miliare che finalmente a casa di D. ha riportato una speranza e una vita fuori dalla paura in cui erano costretti a vivere lei e i due bambini.
Ma non è tutto, la giudice ha disposto “a cura del pm la trasmissione in atti di un’informativa dettagliata relativa alla pendenza o alla conclusione di tutti i procedimenti penali intercorsi o intercorrenti tra le parti, segnalando lo stato ed il grado del giudizio entro fine ottobre” e ha “rinviato la causa per la precisazione delle conclusioni a dicembre (…) assegnando alle parti termine per il deposito di note conclusive” nello stesso mese. Tempi celeri quindi e l’acquisizione di quanto accade nel penale, in coerente applicazione con quanto disposto dalla Convenzione di Istanbul.

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“Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tribunale ordinario di Roma nella speranza che questa sospensione nella prossima udienza si trasformi in una revoca, data la decisa intenzione dei due ragazzini adolescenti, di continuare a vivere serenamente nella loro casa, con la loro madre, come hanno sempre fatto e come sempre loro avrebbero chiaramente riferito settimane fa, attraverso la porta di casa, anche alle assistenti sociali che li interpellavano per conoscerne lo stato di salute” ha detto l’avvocata Michela Nacca, presidente dell’associazione Maison Antigone che segue il caso della mamma coraggio, commentando alla Dire la decisione del Tribunale di Roma.
“É inconcepibile che questi sradicamenti materni continuino ad essere disposti, nonostante essi non siano supportati scientificamente, non seguano alcun protocollo medico già validato dal ministero della Salute, circostanza confermata anche in base ad una risposta fornitami dal Ministero a puntuale domanda inviata via PEC. Tutto ciò avviene- ha continuato l’avvocata- sebbene numerosi studi scientifici internazionali abbiano posto in evidenza la ascientificità, la violenza intrinseca e la grave traumaticità di questi ‘sradicamenti materni’ per i minori che vi sono sottoposti: mi riferisco agli studi di Dallam e Siilberg, a quelli di Jean Mercer ed a molti altri. Del resto anche la sostituta procuratrice generale presso la Corte di Cassazione Francesca Ceroni in una sua requisitoria dell’inverno scorso mise in evidenza l’incostituzionalità e disumanità di queste parentectomie, motivate da teorie come la Sindrome della Madre Malevola, della Pas e della Alienazione Parentale. Analoga condanna- ha aggiunto- è stata espressa dalla Cassazione, che con l’ordinanza 13217/2021 ha bollato queste teorie, nonche’ di conseguenza la loro applicazione pratica che prevede appunto lo sradicamento materno dei minori – come pratiche naziste”.

La presidente di Maison Antigone ha poi proseguito: “Chiediamo che anche l’Italia attui dunque quella rivoluzione copernicana tracciata dalla Spagna attraverso la Legge Rodhes. Una legge che prende il nome da un pianista che, abusato da bambino, in Spagna ha avviato e sostenuto una importante campagna di sensibilizzazione sociale e legislativa a favore della protezione dei minori. La legge Rodhes oggi prevede che i minori vengano sempre ascoltati, direttamente dal Giudice e senza intermediari o delegati, specie se presunti o possibili vittime di violenza domestica e/o abusi incestuosi, specie se rifiutanti l’altro genitore. Un ascolto che, in base a quanto normato dalla Legge spagnola, deve avvenire a qualsiasi età e non solo dai 12 anni in avanti, come è stabilito in astratto in Italia, ma non raramente disapplicato. In Spagna oggi la capacità a testimoniare dei minori viene sempre presunta, non solo dai 12 anni in avanti. Nel giugno 2020 la legge Rodhes è stata definita la ‘migliore al mondo’ dal Chairman della Commissione Onu sui diritti del fanciullo, Luis Pedernera. A questa legge spagnola dunque il legislatore italiano dovrebbe guardare nell’accingersi ad elaborare la nuova legislazione di riforma italiana sull’affido minori e- ha concluso- sulla loro protezione dalla violenza domestica e dagli abusi incestuosi”.

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