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A Milano Youth4Climate, Greta striglia la politica: “Dite di ascoltarci ma non è vero”

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Al MiCo di Milano si tiene la conferenza per il clima, con 400 giovani provenienti da 186 Paesi. Gli attivisti chiedono ai leader mondiali di agire concretamente
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ROMA – “Le azioni dei nostri leader sono un tradimento delle promesse e delle speranze dei giovani”, infatti si continuano a concedere “licenze petrolifere, a svolgere esplorazioni petrolifere, vergognosamente congratulandosi tra loro quando non raggiungono nemmeno il minimo livello dei fondi promessi” per aiutare i Paesi in difficoltà. “Se questa è la vostra azione climatica allora non la vogliamo“, perché “portate giovani a eventi come questo facendo finta di ascoltarci e invece non lo fate”. Greta Thunberg, giovane svedese attivista per il clima, lo dice partecipando alla Youth4Climate in corso al al MiCo di Milano, davanti a una platea di circa 400 giovani provenienti da 186 Paesi.

“Guardate le statistiche, le emissioni aumentano, la scienza non mente – prosegue Greta – stiamo accelerando nella direzione sbagliata. Solo il 2% dei fondi messi a disposizione dai governi per il recovery sono destinati alle energie pulite“, ma “la speranza non sono parole, speranza è agire, e noi, il popolo, vogliamo un futuro più sicuro, vogliamo azione per il clima e giustizia climatica, e la vogliamo adesso”.

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Le azioni per il clima “non sono solo una sfida ma l’occasione di avere un pianeta più verde, servono lavori verdi, taglio delle emissioni al 2030 e neutralità climatica al 2050, non c’è un piano B… bla blah blah. Solo parole che suonano belle ma non portano azioni”, attacca la giovane attivista, facendo il verso alle dichiarazioni dei leader mondiali. “Portate i nostri sogni su promesse vuote“, con “anni e anni di parole vuote”, su “quello che i leader dicono di voler fare e non su quello che fanno“.


Certo, prosegue Thunberg, “possiamo farcela, possiamo ancora farcela ma dobbiamo agire“, ma non ci riusciremo “finché ignoriamo l’equità e le emissioni storiche”, dei Paesi più ricchi e più responsabili dell’emergenza climatica in atto, “finché ignoriamo le importazioni e la combustione di biomasse non andremo da nessuna parte” perché “la crisi climatica è solo un sintomo di una crisi più ampia, quella della sostenibilità del consumismo, del colonialismo”, una conseguenza dello “sfruttare terre e risorse di altre popolazioni”.

ESPINOSA (ONU): “LE EMISSIONI STANNO AUMENTANDO, LA DIREZIONE È SBAGLIATA”

“La COP 26 deve essere un successo”, per via “degli eventi meteo estremi dello scorso anno, perché abbiamo accumulato più di 200 anni di aumenti di gas climalteranti in atmosfera, per via della realtà”. Infatti, “la scienza è molto chiara, abbiamo il rapporto Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) che lo conferma e anche il nostro rapporto Unfcc sugli Ndc (Nationally determined contributions, gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni, ndr) da poco pubblicato mostra che i numeri stanno andando nella direzione sbagliata”. Patricia Espinosa, segretario esecutivo United Nations Framework Convention on Climate Change, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, lo dice partecipando alla Youth4Climate in corso al al MiCo di Milano.

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“Invece della necessaria riduzione andiamo verso un considerevole incremento di quasi il 16% delle emissioni entro il 2030 e non possiamo non capire cosa significa”, avverte Espinosa, “se continuerà cosi gli eventi meteo saranno sempre più estremi e frequenti, perderemo vite e beni, ci saranno spostamenti di popolazioni e sconvolgimenti”. Quindi, spiega il segretario esecutivo Unfcc ai 400 giovani riuniti a Milano, “potete lavorare insieme a incoraggiare i Paesi sviluppati ad affrontare questa emergenza”, perché “l’azione per il clima non è bilaterale ma globale“, quindi “abbiamo bisogno delle vostre idee su come spingere ambizione” e “le vostre idee contano davvero, saranno importanti per spingere la COP26 a soluzioni migliori”.

CINGOLANI: “EMERGENZA CLIMATICA VA TRATTATA INSIEME A QUELLE SOCIALI”

“Le emergenze climatiche e sociali vanno trattate insieme, e non esiste altra soluzione”. Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, lo dice nel corso del suo intervento alla Youth4Climate. “Un evento per tutti i giovani”, dice Cingolani, “il primo evento live organizzato nel corso della pandemia” che riunisce “400 giovani da 186 Paesi, con il compito di sviluppare priorità e idee, di raccogliere le vostre raccomandazioni, e abbiamo bisogno del vostro coinvolgimento, dice il ministro rivolgendosi ai ragazzi. Infatti “non dobbiamo rinunciare al futuro del nostro pianeta. Lo dico come scienziato e padre di tre bambini”.

“Vogliamo ascoltare le vostre idee, proposte e raccomandazioni”, quindi, è l’appello ai giovani di Cingolani, “spero che oltre a protestare, che è estremamente utile, ci aiuterete a trovare nuove soluzioni“. Nella sfida all’emergenza climatica in atto “abbiamo bisogno di forze intellettuali fresche“, quindi “di giovani che si uniscano allo sforzo”, esorta il ministro.
Con la COP26 “Il governo italiano e quello britannico, in partenariato, hanno dato un segnale forte per combattere il cambiamento climatico e costruire un mondo migliore per le generazioni presenti e future”, aggiunge il ministro, ma va tenuto presente che in alcune aree del mondo “mancano l’elettricità e le energie per cucinare”, quindi il problema “non è solo il climate change, è di più e dobbiamo fare di più”, perché “anche la transizione non è la stessa, dipende dove si abita”. Per cui, la questione dell’emergenza climatica “va presa in considerazione dal punto di vista etico, politico e della termodinamica”, perché di fronte alle emissioni e all’aumento delle temperature “questa non è politica, è termodinamica”, precisa il il ministro. “Per questo servono educazione, finanza, scienza e molta etica“, sottolinea Cingolani.

L’ATTIVISTA UGANDESE VANESSA NAKATE: “L’AFRICA SOFFRE DI PIÙ NONOSTANTE LE EMISSIONI MINORI”

“Vengo da Kampala, in Uganda, uno dei Paesi dove più velocemente si stanno avvertendo gli effetti dei mutamenti del clima, ed è ironico visto che l’Africa è una delle aree con le emissioni più basse”. Infatti “storicamente l’Africa è responsabile solo del 3% emissioni ma gli africani stanno già soffrendo i più duri impatti dei mutamenti climatici”, con “alluvioni e siccità” a causa delle quali “molti africani stanno perdendo le loro vite”. E “chi pagherà per questo?”. Vanessa Nakate, giovane attivista ugandese per il clima, lo dice partecipando alla Youth4Climate in corso al al MiCo di Milano.


“Perché i leader mondiali guardano quello che succede e continuano a non agire, perché succede nel Sud del mondo? “, prosegue Nakate. Nonostante le promesse, sottolinea, “ci sono poche prove dei miliardi di dollari promessi per affrontare queste emergenze ma noi stiamo ancora aspettando”, e “mentre i leader parlano ci sono distruzioni“. Però “parlare non è più abbastanza per noi”, prosegue l’attivista ugandese, “non è possibile che ci sia adattamento a perdere le proprie tradizioni, la propria storia, adattamento al morire di fame”, e allora, in tutto ciò, “perché è così facile per i leader aprire nuove miniere di carbone ma così difficile capire che perdita e devastazione sono con noi già ora? Perché minimizzano gli impatti futuri e non agiscono per danni e devastazioni che sono già con noi ora?”, chiede Nakate.


Degli aiuti ai Paesi più poveri e più duramente colpiti dall’emergenza climatica “se ne è sussurrato nelle precedenti COP, ma ora è il momento di mettere al centro delle negoziazioni” questo tema, l’aiuto per chi subisce “danni che non sarà possibile evitare”. Insomma, “è ora di prendere coscienza che servono più fondi di quelli promessi per l’adattamento” e che devono arrivare “come finanziamenti a fondo perduto e non prestiti che vanno a pesare sul debito esistente”, sottolinea Nakate.

In Africa a causa dell’emergenza climatica “la siccità non ha lasciato nulla per la gente salvo agonia, fame e morte“, che colpiscono “fino a 86 milioni di persone solo nell’Africa subsahariana”, poi ci sono “l’aumento del livello dei mari, la desertificazione, la scarsità dell’acqua” e ancora “gli incendi in Algeria e le alluvioni in Uganda e Nigeria”, mentre “il Madagascar è sull’orlo della più veloce carestia a causa del clima”, prosegue la giovane attivista per il clima ugandese.


“E non c’è non solo l’Africa ma anche i Caraibi e il Bangladesh – continua Nakate -, ci saranno milioni di rifugiati climatici”, e “chi pagherà per le comunità che devono fuggire dalle linee costiere del Bangladesh, per le migliaia di specie che scompariranno, per quanto tempo dovremo piangere la terra e i campi e per quanto dovranno morire piante e animali, per quanto tempo dovranno subire i campi le conseguenze delle condizioni meteo estreme?”.


Fenomeni che colpiscono più duramente l’Africa “ma che ora sono possibili ovunque”, conclude l’attivista ugandese, “dovunque vado i leader dicono che vogliono raggiungere emissioni zero”, ma “è ora che i nostri leader si sveglino e inizino ad agire, è ora di mantenere le promesse”. Quindi “basta promesse, summit e conferenze vuote, è ora di mostrare i soldi, è ora e non dimenticate di ascoltare le persone delle aree più colpite”.

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