Scuola, Hera: “In 3 anni 212 percorsi di alternanza”

BOLOGNA - Contenti i ragazzi, che hanno toccato con mano il mondo del lavoro e imparato cose che a scuola
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BOLOGNA – Contenti i ragazzi, che hanno toccato con mano il mondo del lavoro e imparato cose che a scuola non si è studiato. Soddisfatta l’azienda, che attraverso i propri tutor ha valutato in maniera positiva l’impegno dei ragazzi. Aiutati anche da un questionario distribuito ai diretti interessati, il Gruppo Hera e l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna hanno fatto oggi il punto sui percorsi di alternanza scuola-lavoro realizzati dal 2015 al 2018.

Siglato anche il rinnovo del protocollo d’intesa per i prossimi tre anni, che prevede 240 progetti con le scuole, di cui 86 partiranno già nel corso dell’attuale anno scolastico. Fra questi, 39 riguarderanno il territorio di Bologna, con 26 percorsi per istituti tecnici e 13 per i licei. Saranno 14 invece nel modenese. Nel nuovo ciclo saranno messe al centro anche le tematiche connesse al digitale e all’economia circolare.

Nei tre anni passati sono stati 212 i percorsi di alternanza scuola-lavoro portati a conclusione, rispetto ai 180 inizialmente previsti, con il coinvolgimento di 24 istituti (quattro licei) e 83 tutor aziendali.

“È stata la prima intesa che abbiamo siglato in Emilia-Romagna per l’alternanza scuola-lavoro- sottolinea Stefano Versari, direttore dell’Ufficio scolastico regionale- tre anni di realizzazione e diverse centinaia di studenti coinvolti su tutte le aree disciplinari. Un’ottima esperienza, un grande successo, che ora rinnoviamo per i prossimi tre anni“.

Nel frattempo, continua il direttore dell’Usr, “abbiamo imparato a fare alternanza. Hera ha contribuito in modo positivo, mettendo propri dipendenti ad accompagnare il percorso. Noi ci aspettiamo che anche questa competenza acquisita dal personale Hera migliori il percorso”.












“Siamo arrivati a un nuovo ciclo triennale- sottolinea il presidente del Gruppo Hera, Tomaso Tommasi di Vignano- che è significativo della reciproca soddisfazione di entrambe le parti, sia noi sia la scuola. Riteniamo che quanto fatto negli anni scorsi sia stato di successo. Cresce il numero degli studenti coinvolti e anche dei territori, perchè allargheremo l’iniziativa sia in Emilia-Romagna sia in Veneto e Friuli. Quindi siamo ormai sopra i 200 alunni che parteciperanno e quindi anche l’impegno organizzativo si fa corposo. Ma noi siamo molto soddisfatti, andiamo avanti così”.

Il presidente poi aggiunge: “In un momento in cui il Paese, sotto il profilo economico e dell’occupazione, ha problemi delicati da affrontare, queste iniziative sono sulla strada giusta anche per aiutare una transizione complessa”.

Tommasi e Versari hanno aperto questa mattina i lavori nello Spazio Hera in viale Berti Pichat, nella sede di Bologna, alla presenza anche di alcuni degli studenti coinvolti.

Sul palco hanno preso la parola anche tre ragazzi che, in questi tre anni, hanno testato l’alternanza scuola-lavoro con Hera. La forlivese Cecilia Cipressi, oggi iscritta alla Facoltà di Ingegneria dell’energia, tre anni fa a Hera si è occupata di nuovi allacciamenti. “Ho potuto verificare sul campo quello che facevo in laboratorio a scuola“, racconta.

Matteo Canali, anche lui di Forlì, oggi è iscritto a Ingegneria chimica e a Hera si è occupato di analizzare la qualità delle forniture. “Ho potuto toccare con mano attrezzature, reagenti e metodi che a scuola non ho mai avuto la possibilità di vedere“, riferisce. Infine Martina Torrisi, aspirante economista da Ferrara, si è occupata di inserimento dati nell’ufficio del personale.

Per tutti e tre i ragazzi l’alternanza scuola-lavoro con Hera è servita soprattutto a “migliorare nel comportamento e nell’organizzazione del proprio tempo e del proprio lavoro“, oltre a imparare a relazionarsi con gli altri in modo professionale.

Ci sono però anche cose da cambiare. La richiesta principale è migliorare il dialogo tra la scuola e l’impresa, dando agli studenti che devono affrontare un percorso di alternanza maggiori informazioni preventive sul progetto e sulle mansioni che li attendono in azienda. Elementi che emergono anche da una ricerca effettuata sia tra i tutor sia tra i ragazzi coinvolti in questi tre anni. Solo per il 23% degli studenti che ha risposto al questionario, ad esempio, il percorso di alternanza era ben integrato col percorso di studi. E solo il 19% dice che è stato utile per una migliore comprensione degli insegnamenti in classe.

Rimane un problema aperto anche il tema della valutazione: un tutor su due lo indica come aspetto critico. Inoltre, il 53% degli studenti condivide la valutazione, mentre c’è un 12% che ne dà un giudizio negativo. I ragazzi mettono ai primi posti di questa esperienza gli aspetti relazionali sul lavoro (57%), le attività pratiche (47,6%) e i contenuti tecnici (40,5%).

Sette ragazzi su 10 dicono di essere stati molto supportati dai tutori aziendali, che a loro volta parlano di una gestione non critica della relazione con lo studente nel 90% dei casi. Migliorato negli ultimi anni anche il rapporto tra tutor aziendali e scolastici.

“L’alternanza, quando è positiva come in questo caso, è una grandissima occasione per i ragazzi– chiosa Versari- gli studenti sono contenti, ci documentano il fatto di aver incontrato per la prima volta il mondo del lavoro su aree su cui si stanno preparando. Quindi è un grande risultato”.

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