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Oro per Bebe Vio alle Paralimpiadi: “Ad aprile grave infezione, ho rischiato la morte”

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L'atleta oro nel fioretto a Tokyo 2020 risponde così a una domanda dell'agenzia Dire, subito dopo la premiazione sul podio
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Dal nostro inviato Mirko Gabriele Narducci

TOKYO – Questa medaglia d’oro “non suona come quella di Rio, la prima cosa che ho fatto è stato shakerarla… però è bellissima e pesa molto di più, infatti devo reggerla perché già ho problemi al collo, se la mollo finisce malissimo…”. È a dir poco raggiante Bebe Vio quando arriva nella zona mista della Hall B del Makuhari Messe di Tokyo, pochi minuti prima teatro della sua storica riconferma a campionessa paralimpica di fioretto cinque anni dopo il trionfo ai Giochi di Rio de Janeiro nel 2016. Appena il tempo di asciugare le lacrime che hanno bagnato il podio e poi Bebe, con il suo oro al collo e ben stretto tra le mani, è arrivata davanti ai giornalisti. Rispetto a Rio, ha spiegato, “è stato completamente diverso, sono due esperienze differenti, non so se magari perché in questi 5 anni sono anche un po’ cresciuta. Quando fai la prima Paralimpiade è bellissimo, è tutto stupendo e incredibile, ogni cosa è la più figa del mondo. Alla seconda fai fatica da tanti punti di vista, sai che devi riuscire a riconfermarti, che non puoi andartene via senza un risultato, sai che devi farlo anche per la squadra perché viviamo per i nostri compagni e per me fanno parte della mia famiglia”.

E pensare che, come confessato poco prima quasi a togliersi finalmente un peso dal cuore, “non sarei dovuta nemmeno essere qui”. “Il grave infortuno che ho avuto, che è anche il motivo per cui non ho partecipato alle gare di sciabola, è un’infezione da stafilococco al braccio sinistro (quello con cui tira, ndr) che è andata molto peggio del dovuto e la prima diagnosi era amputazione entro due settimane e morte entro poco. Sono felice, hai capito perché ho pianto così tanto?”, ha detto Bebe Vio, fresca vincitrice dell’oro nel fioretto individuale ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, rispondendo alla domanda dell’agenzia Dire nella zona mista del Makuhari Messe subito dopo la premiazione sul podio. “Sono stata operata a inizio aprile e ho rimesso la protesi da scherma due mesi fa. L’ortopedico ha fatto un miracolo, si chiama anche Accetta tra l’altro… è stato bravissimo, tutto lo staff lo è stato. Questa medaglia assolutamente non è mia, è tutta loro”, ha aggiunto Vio. 

E proprio stamattina, prima della gara, “mi hanno nascosto dentro la divisa il braccialetto dell’ospedale di qualche mese fa dove avevo scritto ‘-119’, che erano i giorni che mancavano da quando ho iniziato ad allenarmi per la preparazione fisica, e poi ho rimesso la protesi da scherma. È bello, sono veramente fortunata”. Tornando alla finale dominata contro la cinese Jingjing Zhou, stessa avversaria sconfitta in finale a Rio 2016, in gara da parte dell’azzurra “c’era tanta grinta, tanta cattiveria– ha spiegato lei stessa- Stamattina c’era solo la felicità e la voglia di iniziare a tirare, la voglia di andare lì, mettere quella maschera e sentire solo la voce dell’arbitro, il respiro dell’avversario e il coach dietro che ti dice cosa fare e cosa no. E poi sentire e sapere di avere compagne di squadra, le mie, che sono eccezionali: chiunque potrebbe vincere con loro”.

Una vittoria sofferta quanto desiderata, arrivata dopo cinque anni di sacrifici e allenamenti, con in mezzo anche la pandemia. “Nei primi quattro anni la preparazione e gli allenamenti sono andati benissimo, avevamo preparato tutto nel migliore dei modi… Anche durante il Covid però devo dire che i nostri allenatori ci hanno messo veramente a disposizione tutto il possibile. Poi, essendo Fiamme Oro abbiamo avuto la fortuna di tornare subito in palestra, chiuderci là e cominciare ad allenarci già dal 4 maggio, anche prima degli altri”, ha concluso Bebe Vio. La schermitrice azzurra domani tornerà in pedana per la prima volta da bi-campionessa paralimpica insieme alle sue compagne per la prova a squadre di fioretto femminile, e lo stesso faranno gli uomini, con la fase a gironi a partire dall’1.30 ora italiana e semifinali e finali a partire dalle 8. 

(Foto Bizzi/ CIP)

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