domenica 9 Agosto 2026

La curiosità tra i segreti della longevità in Sardegna

È quanto emerge da un nuovo studio dell'Università degli studi di Cagliari su un campione di anziani che vivono nella 'Blue Zone'

CAGLIARI – Le persone anziane che vivono nella “Blue zone” della Sardegna si distinguono non solo per la loro longevità, ma anche per caratteristiche psicologiche che sembrano favorire un buon invecchiamento. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Università degli studi di Cagliari, condotto da Maria Chiara Fastame, docente del dipartimento di pedagogia, psicologia e filosofia, e pubblicato sull’International Journal of Applied Positive Psychology.

La ricerca si inserisce in un filone di studi avviato nel 2010 e dedicato ad approfondire il ruolo dei fattori psicologici, come l’efficienza cognitiva e il benessere psicologico, nell’invecchiamento di successo delle popolazioni della “Blue zone” sarda e di altre aree rurali e urbane dell’isola.

Negli anni, questi studi hanno ottenuto ampia visibilità anche attraverso documentari realizzati dalla Cnn e dalla Rai. L’ultima indagine, condotta su un campione di 125 persone, di età compresa tra i 71 e 101 anni, ha messo in evidenza come gli anziani residenti nella “Blue zone” presentino livelli significativamente più elevati del tratto di personalità dell’apertura all’esperienza rispetto a un gruppo di coetanei provenienti da un’altra area rurale della Sardegna non appartenente alla “Blue zone”. Questi si dimostrano infatti più curiosi, maggiormente predisposti a condividere esperienze con gli altri e più inclini a dedicare tempo ad attività e hobby cognitivamente stimolanti. Un insieme di caratteristiche che contribuisce a mantenere attive le capacità mentali e a promuovere uno stile di vita partecipativo.

Lo studio evidenzia inoltre migliori capacità di “coping”, ovvero strategie più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane e adattarsi ai cambiamenti e alle perdite che possono accompagnare l’avanzare dell’età, come la riduzione dell’autonomia, delle risorse personali o degli affetti.

“La ricerca si era concentrata nell’ambito biomedico, studiando la componente della genetica, l’alimentazione e gli stili di vita, però mancava tutto il discorso relativo ai fattori psicosociali- spiega Fastame-. Le strategie di coping permettono di affrontare gli imprevisti, le difficoltà, i problemi, cercando la soluzione che si spera che sia la più proficua ottimizzando le risorse a disposizione”. Questo, sottolinea la professoressa, “è fondamentale, perché più si va avanti negli anni, maggiori sono le perdite cui si avrà a che fare, non solo dal punto di vista del funzionamento sul piano fisico, ma anche sul piano degli affetti”.

Tra i risultati più significativi emerge anche una maggiore competenza emotiva: gli anziani della “Blue zone” mostrano una migliore capacità di riconoscere, esprimere e regolare le proprie emozioni e quelle degli altri, favorendo relazioni sociali più solide e una più elevata percezione di benessere psicologico, considerato uno degli indicatori fondamentali dell’invecchiamento di successo.

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