ROMA – Con Pirlo o chi per lui. Ora che il “chi per lui” è Roberto Mancini, il grande progetto della ricostruzione dalla base del calcio italiano prende forme non più inedite. Perché Mancini è stato già il commissario tecnico della Nazionale in crisi, c’era lui in panchina quando l’Italia mancò il Mondiale perdendo a Palermo con la Macedonia, e fu lui a convocare per l’occasione il neo-naturalizzato 30enne Joao Pedro.
Malagò, interrogato sulla questione, ha appena ribadito che la traiettoria in teoria non cambia: “L’obiettivo è sempre lo stesso. Dalla partita della Bosnia non mi pare che siano diventati italiani Yamal, Mbappé, Kane. Dobbiamo andare a due velocità. La prima velocità è cercare di fare al meglio con quel che abbiamo. Sapendo che giochiamo in un girone in cui tutte e tre sono andate al Mondiale: Turchia. Belgio e Francia. Se arrivi quarto come in teoria dovresti essere, se arrivi terzo giochi lo spareggio con il girone dove ci sono Spagna, Germani, Inghilterra. Poi c’è un’altra velocità. Ed è un campo che deve essere arato, seminato, fare un raccolto, partendo dalle scuole calcio. Per arrivare a chi oggi ha 13, 14, 15 anni. Obiettivo 2032. Chi ha 14 anni, forse tra sei anni sarà persona convocata per gli Europei”.
La metafora della fantomatica “filiera” è diventata più agricola, ma la sostanza resta. E Mancini ha già in curriculum un rapporto con i “giovani” ambivalente.
Nel suo primo mandato, dal 2018 al 2023, Mancini ha fatto esordire 57 giocatori in Nazionale, in alcuni casi prima ancora che avessero un minutaggio stabile nei loro club. Simone Pafundi, per esempio, diventato l’emblema del giovane “sprecato”: fatto esordire a soli 16 anni e 247 giorni nel novembre 2022 contro l’Albania. Giorgio Scalvini a 18 anni e 186 giorni contro la Germania nel giugno 2022. Wilfried Gnonto, pescato a sorpresa in Svizzera (nello Zurigo), a 18 anni e 212 giorni. Ma anche Moise Kean, lanciato nell’amichevole contro gli Stati Uniti nel novembre 2018 quando aveva solo 18 anni e 266 giorni. O Sandro Tonali, convocato inizialmente quando giocava ancora in Serie B con il Brescia, che ha poi esordito ufficialmente a 19 anni e 160 giorni nell’ottobre 2019. O Pietro Pellegri, tormentato dagli infortuni, mandato in campo da Mancini a 19 anni e 239 giorni nel novembre 2020 contro l’Estonia.
Nicolò Zaniolo fu addirittura un piccolo caso: Mancini lo convocò nel settembre 2018 quando non aveva ancora mai giocato un solo minuto in Serie A con la Roma. Ha poi esordito a 19 anni e 265 giorni. Alla lista si possono aggiungere Fabio Miretti (a 19 anni), Rolando Mandragora (a 20 anni e 11 mesi), Matteo Cancellieri e Samuele Ricci, entrambi esordienti da ventenni nel nuovo ciclo inaugurato subito dopo il trauma Macedonia.
Ma con Mancini sono arrivati in Nazionale a 21 anni anche Alessandro Bastoni, Giacomo Raspadori, Nicolò Fagioli e Salvatore Esposito.
Però l’elenco virtuoso va letto nello specifico contestuale, e qui sta il paradosso della gestione Mancini: è stato un selezionatore coraggioso nei gironi o nelle amichevoli, ma nei momenti della verità ha prevalso quasi sempre la linea conservatrice e la gratitudine verso i veterani dell’Europeo. Su oltre 50 debuttanti e decine di giovani lanciati, pochissimi – 2 o 3 – sono stati impiegati davvero come titolari o protagonisti
Nella spedizione vincente di Wembley nel 2021, per esempio, la presenza dei “suoi” giovani lanciati nel triennio fu marginale: Bastoni giocò solo 90 minuti nella terza partita del girone contro il Galles, a qualificazione già ottenuta; Raspadori 15 minuti nella stessa partita; Tonali e Zaniolo nun furono nemmeno convocati.
La notte fatale di Palermo contro la Macedonia, il match più importante del quadriennio, Mancini in attacco si affidò al tridente logoro e fuori forma Berardi-Immobile-Insigne). Scamacca, Raspadori e Tonali entrarono solo all’89’ minuto, in preda alla disperazione. Fu la partita del succitato Joao Pedro.
La lista di “giovani da una notte e via” è lunga: quasi tutti sono stati usati quasi esclusivamente per stage di scouting a Coverciano, amichevoli di secondo piano o scampoli di gare di Nations League a risultato già acquisito.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

