ROMA – Oltre 120 feriti tra le forze dell’ordine, un milione di euro di danni stimati ‘solo’ per uno dei quattro cantieri presi di mira, 1.500 persone circa identificate e 4 antagonisti fermati: questo, a distanza di tre giorni, è il bilancio degli scontri del 25 luglio nei cantieri della Torino-Lione in Val di Susa. E nel frattempo la procura di Torino sta valutando di contestare, oltre ai reati di devastazione e saccheggio, già iscritti nel relativo fascicolo, l’aggravante del terrorismo.
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I CONTROLLI A TAPPETO
L’indomani degli attacchi ai cantieri, tra domenica e ieri, sono stati avviati controlli a tappeto su praticamente tutti i partecipanti al Festival dell’Alta Felicità, tenuto nella spianata di Venaus, da cui ha preso le mosse il corteo dei manifestanti verso i cantieri, poi degenerato in guerriglia. In totale sono state identificate 1.500 persone da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine che ha messo sotto la lente e fermato ai posti di blocco tutti coloro che con le loro tende, camper, auto, persino monopattini era passato di lì.
Per il momento gli investigatori della polizia di Stato della Questura di Torino avrebbero fermato quattro antagonisti di nazionalità straniera, probabilmente appartenenti al cosiddetto “Blocco Nero”, il gruppo riconducibile agli attivisti più violenti. L’indagine della Digos sta infatti procedendo a identificare gli appartenenti al “blocco nero” responsabile degli attacchi ai quattro siti del cantiere eseguiti- secondo gli investigatori- con tecnica paramilitare, con armamenti specifici, secondo strategie condivise tra più gruppi e secondo una precisa regia.
LA RICERCA DI ‘MATCH’
Tra i destinatari del fermo preventivo vi sarebbero due tedeschi. Mentre per quattro francesi e altri cinque tra olandesi e spagnoli è scattata una misura amministrativa assimilabile al foglio di via. Ma la situazione è in evoluzione: sotto la lente ci sono i partecipanti al corteo- un migliaio di persone circa- che sono stati schedati e fotografati con l’ausilio della scientifica per ricercare “match” con le immagini girate dagli investigatori e dai droni nei due violenti attacchi ai siti di San Didero e Chiomonte.
DALLA DEVASTAZIONE ALL’IPOTESI DEL TERRORISMO
La Procura di Torino che sta indagando sulla guerriglia nei cantieri ipotizza il reato di devastazione. Ma, a carico di singoli, in sede giudiziaria potrebbero aggiungersene altre. Al vaglio ci sarebbe anche l’ipotesi dell’aggravante della finalità di terrorismo. A coordinare le indagini è il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri.
TELT: “IL PEGGIOR ATTACCO SUBITO AI CANTIERI DAL 2011”
“È il peggiore attacco che abbiamo subito sui nostri cantieri dal 2011”: Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, società italofrancese che gestisce la costruzione della galleria ferroviaria, ha parlato ai cronisti, aprendo loro i cancelli proprio dei luoghi degli scontri in Val di Susa e mostrandone i danni. Bufalini parla di una lotta anacronistica, inutile e controproducente: “Uno sfogatoio di violenza che trova qui un suo punto facile di attacco”. Poi passa in rassegna i danni importanti: “Un milione di euro solo nel cantiere di Chiomonte”, sono quelli stimati finora. Ma “quello che è più grave è che sono andate distrutte le centraline per il monitoraggio ambientale- spiega- dovremo verificare se ci sono stati degli inquinamenti perché sono stati usati materiali incendiari”.
“NON CI FACCIAMO INDIMIDIRE, AVANTI PER FINIRE LAVORI NEI TEMPI PREVISTI”
E ancora: “Non ci facciamo intimidire– assicura Bufalini – Siamo abituati a questo genere di cose, purtroppo. Faremo il più velocemente possibile per ricominciare il lavoro che ci spetta, nell’ottica di terminare e attivare la linea per la fine del 2033, come previsto”. L’opera è realizzata “praticamente al trenta per cento: abbiamo scavato 50 chilometri di galleria su 160. Già abbiamo una fresa in Francia, le prossime frese verranno montate fra il prossimo anno e quello successivo. È assolutamente irreversibile- conclude- quindi credo che questa lotta sia ormai una battaglia di retroguardia”.
NO TAV: “SIAMO TUTI BLACK BLOCK” E “MELONI E PIANTEDOSI QUI? SIGNIFICA CHE L’AVVERSARIO È DEBOLE”
Anche i giovani No Tav prendono parola, Matilde afferma “eravamo tutti e tutte in corteo e una grande parte erano giovani e giovanissimi. Questa lotta è ancora giovane e vogliamo opporci a questa opera che ci toglie spazi risorse. Si è parlato di violenza ma la violenza è quella che noi da trent’anni subiamo con la militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina per uscire da Venaus. L’ennesima prova di forza del governo per intimidire ulteriormente, per colpire e criminalizzare i giovani che subiscono repressione nei movimenti sociali ma che, nonostante ciò, alzano la testa. Siamo nati in questa valle e sappiamo cosa significa vivere in questo territorio devastato con sempre nuovi cantieri. Anche noi siamo parte della resistenza”. “Sembriamo un po’ arrabbiati invece siamo felici perché la lotta rende giovani” con queste parole di Nicoletta si conclude la conferenza stampa.




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