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La casa di Italo Calvino riprodotta alla Biblioteca nazionale di Roma

calvino biblioteca nazionale
È stata allestita una nuova sala che riproduce fedelmente la casa di piazza di Campo Marzio 5, a Roma, dove Calvino visse gli ultimi anni della sua vita
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ROMA – Le librerie bianche colme di volumi sistemati talvolta su doppie file, i divani, la poltrona Wassily color sabbia. Poi la Lettera 22 su una delle sue scrivanie, le fotografie con Vittorini, gli oggetti di cui si circondava. E su uno scaffale, in alto, il disegno di una farfalla. Perché per Italo Calvino ‘la verità si trova solo inseguendola dalle pagine d’un volume a quelle d’un altro volume, come una farfalla dalle ali variegate che si nutre di linguaggi diversi, di confronti, di contraddizioni’. Quelle pagine adesso trovano spazio alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, dove da oggi è allestita una nuova sala intitolata allo scrittore che riproduce fedelmente la casa di piazza di Campo Marzio 5, a Roma, dove Calvino visse gli ultimi anni della sua vita.

“Oggi è un giorno di grande gioia e commozione”, ha detto il direttore della Biblioteca, Andrea De Pasquale, che dopo un percorso di due anni e mezzo ha siglato con la figlia Giovanna Calvino una convenzione di comodato grazie a cui l’Istituto di Castro Pretorio diventa il luogo di conservazione del fondo archivistico e bibliografico di Italo Calvino, affiancandosi e arricchendo Spazi 900, il museo dedicato alla Letteratura del Novecento, fortemente voluto da De Pasquale, che riproduce fedelmente le stanze di grandi come Elsa Morante e Grazia Deledda e Pier Paolo Pasolini.

Il percorso che ha portato la Biblioteca nazionale a custodire i libri di Calvino è iniziato nel 2018, quando morì sua moglie, la traduttrice argentina Esther Judith Singer, nota come Chichita, che fino a quel momento si era presa cura del lascito dello scrittore, mantenendo intatti i suoi studi e le sue stanze. Poi, “due anni e mezzo fa Giovanna visitò Spazi 900, la sala Falqui e la biblioteca di Tullio De Mauro”. Seguì il silenzio fino alla primavera del 2020, quando decise di creare negli spazi messi a disposizione da De Pasquale un grande centro studi dedicato a Calvino. “La gioia nostra fu immensa”, ha ricordato oggi il direttore.

A quel primo ostacolo superato ne seguirono altri, tra cui la difficoltà del trasloco e la necessità di fotografare tutto, scaffale per scaffale, per riprodurre lo stesso ordine a Castro Pretorio. “La casa era una sorta di giardino incantato, si operava con timore reverenziale quasi come in un sogno, come se si sentisse che quei libri, quelle farfalle, erano concessi per enorme sbaglio”, ha proseguito De Pasquale, che ha ammesso un sentimento particolare per Calvino, che “caratterizza da sempre la mia storia personale, con la condivisione dello stesso mare, degli stessi luoghi dell’infanzia, degli studi a Torino. Avere ora la possibilità di consegnare alla fruizione la sua biblioteca è la chiusura del cerchio”, ha detto oggi affiancato dalla figlia dello scrittore e dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che hanno tagliato il nastro della grande sala che diventerà anche un laboratorio di studi e ricerche internazionali sulla figura e sull’opera di Calvino, con tanto di Centro di documentazione e Comitato scientifico.

“Oggi è un giorno importante che vivo con una certa emozione. Ho avuto la fortuna di poter visitare la casa di Campo Marzio insieme alla figlia Giovanna e sentire la sacralità di certi grandi uomini. La si avverte guardando gli stessi libri. E chi verrà nella Sala Italo Calvino della Biblioteca nazionale centrale di Roma proverà l’emozione di leggere i libri che ha letto lui. Questa sala è un luogo magico che rende un primo omaggio a Calvino in vista del 2023″, ha detto Franceschini riferendosi al centenario della nascita di Calvino.

“Non è solo mio padre, ma tutta la mia famiglia nelle carte che sono qui riunite. Mio fratello voleva che si ricordasse anche mia madre, perché è grazie a lei che in tutti questi anni quelle stanze sono rimaste tali e quali-ha tenuto a dire infine Giovanna Calvino- Non ha toccato niente: c’eramo le gomme da cancellare nei cassetti, le bozze sparse. Sono stata molto fortunata che nel momento in cui cercavo un luogo per l’archivio Andrea De Pasquale fosse il direttore della Biblioteca e Franceschini ministro della Cultura, sono due angeli guardiani che mi hanno permesso di realizzare questo trasferimento che mi sembrava inaffrontabile, invece è successo tutto in modo fantastico”.

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