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Tokyo 2020, argento Italia nella sciabola a squadre. Per Aldo Montano quinta medaglia olimpica

foto augusto bizzi
Gli azzurri Luca Curatoli, Aldo Montano ed Enrico Berrè si arrendono in finale alla Corea del Sud. Il 42enne Montano continua a portare medaglie alla dinastia familiare
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(Foto di Augusto Bizzi)

TOKYO – L’Italia è medaglia d’argento nella prova maschile a squadre di sciabola ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. La formazione azzurra composta da Luca Curatoli, Aldo Montano ed Enrico Berrè è stata sconfitta 26-45 in finale dalla Corea del Sud. Il bronzo è andato all’Ungheria, che in semifinale era stata sconfitta proprio dagli azzurri anche grazie al contributo di Aldo Montano: il 42enne, riserva della squadra, era sceso in pedana al posto di Luigi Samele, argento nella prova individuale ma che al primo assalto era stato costretto a fermarsi per un problema muscolare già avvertito ai quarti contro l’Iran.

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AZZI: “COREA DEL SUD ERA FAVORITA, LA SCONFITTA NON FA MALE”

Ha vinto la squadra più forte, non ci sono recriminazioni. Il capolavoro della semifinale e il congedo di Aldo è qualcosa che ci ricorderemo, ed è anche qualcosa che Montano ha pagato, lui più degli altri infatti ha poi sofferto il ritmo alto dei coreani. Ma non è questa una sconfitta che fa male… Loro erano i favoriti, ci abbiamo provato ma sapevamo che per l’oro sarebbe servito qualcosa di più, come maggiori errori da parte degli avversari. È stato un percorso sull’ottovolante, dal match con l’Iran fino all’infortunio di Samele”. Così il presidente della Federscherma, Paolo Azzi, commenta a caldo la medaglia d’argento dell’Italia maschile nella sciabola, ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

IL POKERISSIMO DI MONTANO

Per Montano è la quinta medaglia olimpica in carriera, dopo l’oro individuale e l’argento a squadre ad Atene 2004 e i due bronzi a Pechino 2008 e Londra 2012 sempre nella prova a squadre. Lo schermidore livornese, che compirà 43 anni a novembre, è stato decisivo nell’equilibrata semifinale contro l’Ungheria terminata 45-43 ma nulla ha potuto, insieme a Curatoli e Berrè, nella finalissima contro la Corea del Sud. “È una medaglia d’argento che ho aspettato, ho sofferto tanto perché ho un sacco di problemi e dolori. Va benissimo così, l’oro non era proprio fattibile: è una gioia essere arrivato competitivo a questi Giochi e aver aiutato i ragazzi a conquistare un argento in finale“. Così Montano al termine della sfida che è valsa agli azzurri l’argento. “Ci avrei messo la firma – racconta con la medaglia al collo – Io qui dovevo partire dalle retrovie ma poi Gigi (Samele, ndr) ha avuto un problema e io ho dato una mano ed è fantastico essere stato utile per una finale”.

L’IPOTESI DI CONTINUARE IN PEDANA

“Se è stata la mia ultima gara? Lasciamo il punto interrogativo, non si sa. In Nazionale sicuramente sì”, ha proseguito Montano a proposito del futuro che lo attende. “La mia carriera è stata una vita bellissima, spesa sempre con ragazzi giovani, crescendo con squadre totalmente diverse tra loro. Ho fatto tanti sacrifici ma è stato anche estremamente divertente insieme a sudore e sofferenza“. Ma nel futuro di Aldo Montano cosa c’è? “Tante idee in ballo e una famiglia da accudire”. Lo schermidore ha chiuso con la sua quinta Olimpiade nello stesso giorno in cui anche Federica Pellegrini ha dato l’addio alle gare a cinque cerchi. “È una ruota che gira per tutti: sportiva, cinica, rapida… che nel mio caso è durata fin troppo”, conclude Montano.

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UNA DINASTIA INIZIATA NEL 1936

Quella dei Montano è una vera e propria dinastia di schermidori olimpici: capostipite fu nonno Aldo, medaglia d’argento ai Giochi di Berlino 1936 e Londra 1948 nella sciabola a squadre, seguito dal padre Mario Aldo, che nella sciabola a squadre vinse l’oro a Monaco 1972 insieme allo zio Mario Tullio. I due, insieme agli altri zii di Aldo, Carlo e Tommaso Montano, vinsero anche l’argento nella sciabola a squadre a Montreal 1976. Uno straordinario ciclo chiuso ancora da Mario Aldo Montano a Mosca 1980, con un altro argento nella sciabola a squadre. Prima che Aldo raccogliesse il testimone e continuasse a portare medaglie ai Montano, l’ultima a Tokyo a 42 anni.

CHI SONO GLI ALTRI AZZURRI D’ARGENTO

Anche per Luca Curatoli la scherma è una questione di famiglia. È cresciuto grazie ai sapienti consigli dei fratelli Raffaello (bronzo a squadre ad Atlanta ’96) e Leonardo, che è anche l’allenatore. Il 27enne nato a Napoli ha fatto della sciabola il suo mezzo d’espressione preferito, senza dimenticare la formazione didattica. È studente di Giurisprudenza alla Luiss di Roma e riesce a coniugare le lezioni con lo sport. Ha guadagnato l’onore delle cronache per la prima volta nel 2014, grazie ai due ori ai Mondiali Under 20 in Bulgaria. Dall’anno successivo, con il trionfo iridato a squadre a Mosca, ha cominciato a impreziosire la bacheca con le medaglie internazionali senior, individuali e a squadra.

Il 28enne Enrico Berrè è salito in pedana all’età di 7 anni, inizialmente come fiorettista. A 16 anni ha ceduto al fascino della sciabola, all’istinto del movimento e della stoccata, grazie ai consigli del maestro Vincenzo Castrucci. La vittoria dell’Europeo Under 20 gli ha schiuso le porte del futuro e del successo, precedendo il bronzo individuale e l’oro a squadra della rassegna continentale nel 2013 a Zagabria. Quindi il decollo sulla scena mondiale, una crescita inarrestabile che non ha condizionato il suo percorso formativo. Laureato in scienze politiche, vuole trasmettere la sua passione e la sua esperienza ai giovani ed è appassionato di tante altre discipline, tra cui pallacanestro e tennis.

Luigi Samele, 34 anni, ha iniziato a praticare scherma quasi per caso, grazie al consiglio di un signore mentre era in fila dal barbiere. Ha condiviso il percorso insieme al fratello Riccardo (che ora è un arbitro). Dopo 4 anni da fiorettista puro ha deciso di affiancare all’arma originaria anche la sciabola, diventata la sua scelta vincente. La vittoria del Mondiale Under 18 del 2004 in Bulgaria gli ha aperto orizzonti sconfinati. È cresciuto con il mito di Aldo Montano, con il quale ha poi condiviso tanti successi tra cui il bronzo a squadre a Londra 2012 e ora l’argento a Tokyo. La sua passione ha un solo nome e si chiama sport, nella sua dimensione globale: è un amante del nuoto, della pallacanestro ma soprattutto del tennis.

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