Cinema, Kassim Yassin Saleh: “Volo in Africa per raccontare l’Italia”

"E' la storia di un bambino di dieci anni che arriva in Italia in fuga dalla Somalia in guerra" spiega il regista all'agenzia 'Dire'
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https://www.youtube.com/watch?v=dUy3E15ISU4&feature=youtu.be

ROMA – “Sono un po’ migrante al contrario e pure tanto felice: non scappo da guerre ma torno in Africa, a casa mia, da regista”. Sotto le trecce rasta Kassim Yassin Saleh sorride con gli occhi. Non gli importa se il Marocco e il festival di Tangeri dove porterà il suo corto siano lontani migliaia di chilometri dal Paese che ha lasciato 20 anni fa. La sua avventura di migrante era cominciata con due voli aerei, da Gibuti a Roma. Ed è a Roma, questo mese, dopo le proiezioni a Venezia e a Cannes, che ha vinto il concorso ‘Seconde generazioni’ con ‘Idris’.

“E’ la storia di un bambino di dieci anni che arriva in Italia in fuga dalla Somalia in guerra” spiega il regista all’agenzia ‘Dire’: “In un pomeriggio trascorso in una piscina condominiale, con i ragazzini di una casa famiglia, si incontrano due mondi”.

Tredici minuti, con la firma della sceneggiatrice Heidrun Schleef, girati a Roma, nel quartiere Tuscolano, per raccontare non tanto le problematiche dell’Africa quando i bambini italiani. “Ci sono soprattutto le loro difficoltà” sottolinea Saleh: “Come quando gli educatori avvertono che Idris ha perso i genitori e allora la più piccola gli risponde: ‘Pure io'”.

Incontro e dialogo, con un finale da scoprire. Lo stesso segno di ’21 Insonnia’, il corto selezionato per lo “short corner” al Festival di Cannes, che a ottobre il regista porterà a Tangeri. “E’ ambientato a Roma, a via Marsala” spiega Saleh: “E’ una strada che mi sta nel cuore perché ci vivono tanti miei connazionali arrivati dal Corno d’Africa, che ora non hanno casa né nulla”.

Nel corto le storie di migranti che dormono tra i cartoni si intrecciano a quella di Agnes, manager e tagliatrice di teste che ha smesso di fumare e da 20 giorni non non riesce a dormire. “Incontra anche persone che ha fatto licenziare e non capisce come riescano a riposare” dice il regista. Convinto che, nonostante malessere e dramma, alla fine il messaggio sia positivo: “C’è dialogo e c’è umanità, con un racconto dell’Italia e delle difficoltà dell’integrazione al di là degli stereotipi”.

E via Marsala ora attraversa il Mar Mediterraneo, con un migrante al contrario, per sfatare illusioni e falsi miti. “Il corto fa vedere che per gli arabi e gli africani che arrivano in Italia non è affatto facile” sottolinea Saleh. Convinto che oggi più che mai serva uno stile neo-realista, originale e diretto. La ricetta? “I maestri italiani del Dopoguerra, da Vittorio De Sica a Pier Paolo Pasolini, un pizzico di Spike Lee e l’umanità di Ken Loach e Asghar Farhadi” risponde Seleh: “Poi mischio sempre Italia e Africa”.

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