L’Emilia-Romagna vuole vietare i gadget fascisti, ma il centrodestra dice ‘no’

Approvata ieri a maggioranza una risoluzione per estendere il reato di apologia del fascismo anche alla vendita di 'gadget' che celebrano il regime
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Bologna-Foti_fascismo
Tommaso Foti con il libro “incriminato”

BOLOGNA – L’Emilia-Romagna mette al bando i gadget fascisti in commercio. Le statuette del duce, i portacenere, le magliette, i portachiavi, gli accendini e qualunque altro oggetto su cui siano raffigurati simboli e immagini del fascismo. L’Assemblea legislativa regionale ha approvato ieri a maggioranza una risoluzione presentata da Pd, Sel e Altra Emilia-Romagna, con cui si chiede di estendere il reato di apologia anche alla diffusione e vendita di oggetti con immagini del regime. Ma il centrodestra compatto ha votato no: Lega nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono opposti all’iniziativa. E persino i 5 stelle si sono astenuti. Il cammino per approvare la risoluzione era già iniziato in salita per il centrosinistra, quando due settimane fa il testo fu presentato in aula ma, a causa dell’acceso dibattito infiammato dal centrodestra, la trattazione fu sospesa e il documento non votato. E così, ieri Pd e Sel hanno chiesto di continuare la seduta a oltranza, anche oltre il termine di chiusura delle 19, pur di poterlo approvare. La risoluzione alla fine è passata, ma il centrodestra non è arretrato di un passo. E l’esponente Fdi Tommaso Foti, che nella seduta precedente aveva portato in aula il poster di un’adunata fascista a Reggio Emilia, questa volta mette sul suo banco in Assemblea legislativa un libro (“Teste dure“), che in copertina ha il profilo del Duce. “Domenica sono andato in un mercatino in provincia di Milano- racconta in aula- e ho trovato questo libro che senza copertina è un volume normalissimo, ma con la copertina da domani sarà apologia”. E aggiunge: “Questa risoluzione è pericolosa, perchè rischia di ispirare ordinanze di divieto da parte di qualche sindaco che possono compromettere il commercio nei mercatini e l’antiquariato“.

accendino_mussoliniSulla stessa linea di Foti è il leghista Massimiliano Pompignoli, già preso di mira dal centrosinistra nella seduta scorsa per aver pronunciato in aula frasi simili. “Qui non è in discussione essere o meno fascisti– sostiene Pompignoli- qui si utilizza l’estensione del reato di apologia come pretesto per colpire i commercianti di Predappio che vivono del commercio di quei gadget”. Nella risoluzione si chiede alla Giunta Bonaccini di “intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo”. Secondo la dem Nadia Rossi, prima firmataria del documento, “è importante dare un segnale contro la banalizzazione della storia e del male rappresentato dal totalitarismo fascista, perché la memoria non può venire offuscata da mere logiche commerciali”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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