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Tg Sanità, edizione del 28 giugno 2021

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– COVID, DA OGGI SENZA MASCHERINA ALL’APERTO

Da oggi non è più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto nelle cosiddette zone bianche, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Nella nota del Cts si legge che nei contesti in cui si creino le condizioni per un assembramento, come ad esempio mercati, fiere o code, le persone devono sempre portare con sé una mascherina, in modo da poterla indossare, ed è raccomandato fortemente l’uso della mascherina ai soggetti fragili e immunodepressi e a chi sta loro accanto. Inoltre, la mascherina deve “sempre essere indossata negli ambienti sanitari secondo i protocolli in essere; viene mantenuto l’obbligo di indossare la mascherina in tutti i mezzi di trasporto pubblico e devono essere rispettate le disposizioni e i protocolli stabiliti per l’esercizio in sicurezza delle attività economiche, produttive e ricreative”.

– COVID, ENTRO FINE AGOSTO IL 90% DELLE INFEZIONI IN EUROPA SARÀ DA VARIANTE DELTA

“Entro fine agosto il 90% delle nuove infezioni in Europa sarà da variante Delta e il rilassamento delle misure sui dispositivi di protezione individuali potrebbe condurre a un aumento dei contagi, delle ospedalizzazioni e delle morti a livelli analoghi dell’autunno 2020“. A lanciare l’allarme è l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, secondo cui la variante Delta ha una trasmissibilità maggiore del 40-60% rispetto al ceppo originario Alpha ed è associata ad un più alto rischio di ospedalizzazione. L’Ecdc sottolinea inoltre che chi ha ricevuto la prima delle due dosi previste per il ciclo vaccinale è meno protetto contro l’infezione da variante Delta di quanto lo sia invece contro le altre varianti, indistintamente dal tipo di vaccino ricevuto in prima somministrazione. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie raccomanda dunque di “completare nel più breve tempo possibile la vaccinazione a tutti gli individui ad alto rischio di contagio e di effettuare la seconda dose nel più breve intervallo possibile dalla ricezione della prima”.

– SALUTE MENTALE, SPERANZA: ASSISTENZA NEL SEGNO DELLA PROSSIMITA’

“La pandemia ci ha reso consapevoli della centralità del tema della salute fisica ma anche mentale”. Lo ha detto il ministro Roberto Speranza, nel proprio intervento nel corso della due giorni di lavori della Seconda conferenza nazionale ‘Per una salute mentale di comunità’. Speranza ha spiegato anche che “le parole chiave della salute del futuro sono prossimità, solidarietà, comunità, presa in carico globale della persona e domiciliarità. Parole essenziali anche quando ci occupiamo di salute mentale, perché il disagio nasce nei luoghi di vita e di lavoro della persona e va affrontato in questi contesti con il supporto della comunità. La salute mentale si basa e si cura con queste parole”. Il ministro della Salute ha quindi ribadito il suo impegno personale e quello del dicastero per promuovere l’assistenza territoriale e domiciliare, assumere la comunità come cornice di riferimento, proteggere i diritti umani e la dignità delle persone con sofferenza mentale, favorire ovunque possibile la presa in carico inclusiva e partecipata, migliorare la qualità dei servizi a beneficio di pazienti e operatori.

– L’APPELLO DEI GERIATRI: “RIPARTIRE CON I PERCORSI DI PREVENZIONE E CURA PER GLI ANZIANI”

Ripartire con i percorsi di screening, riprendere uno stile di vita sano e attivo, una corretta nutrizione e un appropriato controllo delle malattie croniche. Ma anche incoraggiare le vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica e contro l’herpes zoster, oltre a quella anti-Covid, degli anziani più fragili come dei residenti nelle Rsa. È lungo queste direttrici che si è svolto il 35esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot). L’evento ha visto la partecipazione in modalità on line di 900 soci, che si sono confrontati sulla centralità dell’anziano in questi mesi di pandemia e sul ruolo presente e futuro della Geriatria.
“È fondamentale riprendere il controllo delle malattie croniche- ha dichiarato il Professor Alberto Pilotto, presidente Sigot, per poi aggiungere che “tra le patologie più trascurate in questo periodo vi sono sicuramente quelle di ambito cardiovascolare e neurodegenerativo”.

– EPATITE C, NELLE MARCHE NE È AFFETTO IL 25-30% DEI TOSSICODIPENDENTI

“Nella popolazione tossicodipendente delle Marche vi è la possibilità di trovare una presenza di epatite C molto alta, pari al 25-30%”. Così Gianni Giuli, direttore Dipartimento dipendenze patologiche Area Vasta 3 Azienda sanitaria unica regionale Marche, in occasione del corso di formazione Ecm sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. Il corso, dal titolo ‘Diagnosi e cura dell’epatite C nelle popolazioni speciali‘- Prospettive di eliminazione del virus nella Regione Marche‘, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (Simit, FeDerSerD, SIPaD e Sitd) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane. “Fondamentali- ha aggiunto Alessandro Chiodera, direttore Unità operativa malattie infettive ospedale di Macerata- sono l’individuazione del ‘sommerso’, ossia i pazienti che non sanno di essere affetti da epatite C, la prevenzione e lo screening”. Nelle Marche sono intanto arrivati i fondi nazionali finalizzati proprio allo screening gratuito dell’epatite C, che consentiranno di svolgere test capillari anche ai medici che non possono fare affidamento su punti prelievi. I fondi potranno essere usati solo su determinate fasce di popolazione: tossicodipendenti, popolazione carceraria e cittadini nati tra il 1969 e il 1989.

– INTERVENTO RECORD AL RIZZOLI DI BOLOGNA

Per la prima volta i medici del Rizzoli di Bologna sono riusciti a curare una cifosi di ben 100 gradi. A beneficiare dell’operazione una donna di 54 anni, costretta sulla sedia a rotelle dalla curvatura in avanti della propria colonna vertebrale. Per riportare dritta la sua schiena, gli specialisti del Rizzoli hanno rimosso due vertebre toraciche non contigue, risolvendo così una grave malformazione considerata fino ad oggi inoperabile. L’intervento è durato circa otto ore ed è stato eseguito dall’équipe di Cesare Faldini, direttore della Clinica ortopedica 1 del Rizzoli, affiancato da anestesisti, rianimatori, neurofisiologi e infermieri, che hanno utilizzato una tecnica in 3D. “Un risultato fino a oggi impensabile– ha ammesso lo stesso Faldini- ottenuto combinando la tradizione nella ricerca ortopedica del Rizzoli con tecniche altamente innovative”. Dopo un breve periodo in terapia intensiva e dopo circa una settimana la paziente è tornata in piedi e ha iniziato il percorso di riabilitazione per ricominciare a camminare.

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